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sabato 03 dicembre 2016

Attualità mercoledì 10 febbraio 2016 ore 17:30

Cosa fanno gli operai durante le ferie forzate

Giampiero Gherardini e Simone Bagnoli

Per diverse settimane tra novembre e l'inizio dell'anno le officine Piaggio si svuotano e i lavoratori hanno tempo libero. Non è un periodo rilassante

PONTEDERA — Finisce l'anno e iniziano le ferie forzate, scatta cioè il contratto di solidarietà. Accade, da diverso tempo, agli operai della Piaggio di Pontedera che tra dicembre e febbraio si ritrovano a trascorrere diverse settimane lontano dal lavoro perché il lavoro, appunto, non c'è.

Cosa fanno queste migliaia di persone durante questo periodo di riposo non volontario? Ce l'hanno raccontato Simone Bagnoli (45 anni di Morrona), Claudia Pellegrini (41, Cascine di Buti), Davide Carotti (44, Cascine di Buti), Silvia Vanni (41, Pontedera) e Giampiero Gherardini (56, Pontedera).

“Queste settimane di fermo – spiega Simone Bagnoli, che è anche sindacalista Fiom oltre che operaio nell'officina 2R - ti permettono di riposare, ma lasciano un senso di incertezza per il futuro oltre a provocare una rimessa economica”. Fino all'anno scorso durante il periodo di solidarietà i lavoratori ricevevano uno stipendio pari all'80-85 per cento di quello totale, per fare un esempio a fronte di un salario da 1500 euro durante la solidarietà il bonifico era di 1200 euro: “Dopo la recente riforma del lavoro, il Job act, – riprende Simone - siamo scesi al 60-65 per cento, il contratto di solidarietà è sempre più simile alla cassa integrazione”.

Oltre al danno la beffa, ma come vengono riempite queste giornate? Tanto tempo a disposizione ma anche la consapevolezza di un periodo anomalo. Qualcosa che in un normale contratto di lavoro non si dovrebbe verificare: “Le cose da fare quando siamo a casa sono molte – dicono Claudia e Davide, sposati dal 2001 e assunti in Piaggio nel 1994, lavorani in 2R – andiamo in palestra, facciamo lavoretti di manutenzione, seguiamo di più i figli”. Ma la mancanza di certezze è una spada di Damocle: “Le giornate si somigliano tutte – commentano - ma questo del resto anche e soprattutto quando siamo a lavoro. La catena di montaggio non ci lascia mai anche quando arriviamo a casa, le cose da fare sono quasi sempre le stesse. Stare a casa può sembrare un momento nel quale stacchiamo da un lavoro che è sicuramente duro e stressante. Alla lunga però viene a galla la realtà delle cose, cominci a pensare che dovrai fare i conti con i soldi che purtroppo mancheranno sullo stipendio. A quel punto la contentezza di stare a casa lascia il posto alle preoccupazioni”.

Bagnoli ha un hobby che lo tiene impegnato e allenato: “Riempire il tempo libero a volte è dura. Io sono fortunato perché ho la passione della bici, se c'è bel tempo parto. Faccio anche 65 chilometri, da Morrona fin quasi a Castelfalfi. Spesso da solo, a volte con il mio gruppo, Valdera Bike. Fare viaggi rilassanti, vacanze, è più difficile, ci vogliono i soldi". Non solo mountain bike: " Le mie giornate tipo sono quasi sempre uguali. Mi alzo un po' più tardi, vado a fare un giro in bici, da solo o con amici. Tornato a casa preparo il pranzo per i figli e mia moglie. Nel pomeriggio o aiuto i ragazzi nei compiti o cerco qualche amico oppure leggo. Spazio da riviste sindacali a romanzi. Adesso sto leggendo un libro di Valerio Evangelisti. Capita di leggere anche la Bibbia. Faccio anche il volontario alla Misericordia”.

“Il pro della solidarietà – dicono Giampiero e Silvia - è il tempo. Lo possiamo dedicare alla famiglia, alla casa e a noi, come coppia. I contro sono invece che i figli hanno bisogno del reddito dei genitori per sport, ripetizioni e svaghi. Anche gli hobby personali hanno bisogno di essere pagati per essere svolti. Così spesso si rinuncia alle ferie o a una cena in più con gli amici”.

Nel tempo la percezione di lavorare in Piaggio è notevolmente cambiata: “Mio padre mi mandò a lavorare perché non avevo voglia di studiare - racconta Giampiero che lavora in Piaggio dal 1977, in questo momento nel magazzino motori - avevo 14 anni, non era difficile trovare un'occupazione. A 18 anni mio padre mi fece notare quanto fosse sicuro lavorare in una grande azienda come la Piaggio”. Oggi, nonostante tutte le difficoltà, c'è ancora qualcuno che pensa che lavorare nell'azienda della Vespa rappresenti una sicurezza: “Alcune mie amiche – racconta Silvia assunta nel 1994, adesso lavora nell'officina 3R - hanno lavori precari, lavori che quando stanno a casa non percepiscono nessun tipo di retribuzione. Per questo alcune di loro quando parlano di me dicono che sono quasi come gli statali”.

Come si capisce da queste testimonianze ansia e preoccupazione pervadono gli animi di questi lavoratori. E le soluzioni? Anche i sindacati negli ultimi incontri avuti con i vertici aziendali si sono spaccati: Fim e Uilm hanno firmato l'accordo che prevede la mobilità volontaria per 180 dipendenti (130 operai e 50 impiegati), Fiom invece si è rifiutata: “Mi piacerebbe tornare a vedere un sindacato più unito – confessa Giampiero che aveva fatto parte del sindacato Cgil fino a qualche anno fa - anche se con la possibilità di avere idee diverse”.

Bagnoli, che fa parte della Rsu Fiom, ha delle proposte che saranno messe in campo e discusse in queste settimane: “Puntiamo a ridurre l'orario giornaliero o settimanale, così eviteremmo periodi lunghi di fermo. Lavorare meno per lavorare tutti”. E tutte le settimane, senza ferie forzate.

René Pierotti
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