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Il Tar rigetta il ricorso sul supermercato ai cimiteri

I giudici amministrativi danno ragione al Comune e alla società proprietaria dei terreni: la richiesta dei ricorrenti è stata ritenuta "inammissibile"

Il ricorso presentato al Tar della Toscana da alcuni familiari di defunti che si trovano sepolti nei cimiteri di Pontedera, che avevano richiesto di bloccare la realizzazione del supermercato nella zona antistante agli stessi, è stato respinto. Dunque, è stata sostenuta la tesi avanzata dal Comune e dalla Incom Srl, proprietaria dei terreni.

Nella sentenza formulata dai giudici amministrativi nella giornata di oggi, mercoledì 14 Gennaio, gli stessi hanno infatti stabilito come il ricorso presentato da 14 persone per l'annullamento previa sospensione della delibera del Consiglio comunale pontederese che dava il via libera all'opera sia "inammissibile". L'udienza in merito si è tenuta lo scorso 18 Dicembre, quando in realtà il supermercato che è stato costruito nell'area era già stato inaugurato da un paio di settimane

La questione, del resto, è ormai nota: in quella zona, nel 2007, l'amministrazione comunale di Pontedera aveva pensato di costruire il nuovo tribunale, potendo così derogare dalle distanze minime dai cimiteri, stabilite in 200 metri. Si trattava, infatti, di un'opera di utilità pubblica, che permetteva così di ridurre tale distanza minima. Oltre quindici anni dopo, quindi, c'è stata l'approvazione del Consiglio comunale, che con una delibera ha dato il via libera alla costruzione di una media struttura di vendita - già in funzione - e di un esercizio di ristorazione nell’area.

Proprio in questo passaggio, per i ricorrenti, che chiedevano di tutelare il loro "diritto soggettivo a esercitare il culto dei propri morti in un ambiente idoneo e decoroso", stava l'inghippo: le strutture che hanno ricevuto l'autorizzazione non sarebbero di utilità pubblica. Da qui la richiesta di sospensione al Tar, che ha però bocciato il ricorso, rilevando la mancanza di un pregiudizio specifico per i ricorrenti e che la possibilità di costruire strutture commerciali in quell'area era già prevista da varianti urbanistiche risalenti agli anni 2006, 2011 e 2015.

"Le motivazioni della sentenza del Tar non lasciano spazio a dubbi o interpretazioni - ha commentato il sindaco Matteo Franconi - il ricorso proposto contro l'atto del Comune è stato dichiarato inammissibile non solo per l'ovvia considerazione che quell'insediamento commerciale è contemplato negli strumenti urbanistici da ormai vent'anni, mentre noi ne abbiamo semmai ridotto la portata in termini di volumi, ma anche e soprattutto perché chi ha presentato ricorso non aveva una legittimazione e un interesse giuridicamente qualificato ad agire. Questo è quel che succede di solito quando taluni non hanno argomenti validi per fare buona politica e provano ad alzare polveroni buttandola sulla correttezza degli atti, anziché sulla propria inesistente visione alternativa delle cose. Non mi pare secondaria, né ininfluente la condanna alla spese di giudizio in capo ai ricorrenti".

"La sentenza smentisce nei fatti le accuse e gli allarmismi sollevati da Fratelli d’Italia - ha aggiunto Francesco Papiani, segretario dell'Unione comunale del Partito Democratico - la decisione del Tribunale è chiara: non è stato ravvisato alcun interesse concreto e attuale a fondamento del ricorso, né sono state dimostrate le paventate lesioni. Inoltre, il Tar ha evidenziato come le destinazioni commerciali nell’area fossero già previste da strumenti urbanistici vigenti da anni, mai impugnati. Cadono così le affermazioni di Fratelli d’Italia che parlavano di presunte illegittimità e addirittura di ricadute penali e amministrative per il Comune. L'amministrazione ha operato nel rispetto delle regole e della legge, con atti trasparenti e coerenti con la pianificazione urbanistica. Chi ha scelto la strada del ricorso ha prodotto solo strumentalizzazioni politiche, oggi smentite dai fatti, e un inutile aggravio di costi per i cittadini proponenti".