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mercoledì 18 luglio 2018

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

DIZIONARIO MINIMO: Il corso delle stelle

di Libero Venturi - domenica 10 dicembre 2017 ore 10:27

– Padre, è possibile? Un uomo può cambiare il corso delle stelle?

– Sì, William. Con la volontà un uomo può far tutto... Osserva e apprendi quanto puoi. È tutto ciò che io posso fare per te. E ora vai, cambia le tue stelle e vivi una vita migliore della mia.

Questo dialogo si svolge tra il giovane William Tatcher e suo padre John. Sono frasi di un film e la finzione va messa nel conto. Ma il punto non è questo. Il punto è: possiamo dire questo oggi ai nostri figli? Rispondere in quel modo, magari aggiungendo qualcosa sull’istruzione e il welfare? No, purtroppo non possiamo. Almeno non con certezza. Noi abbiamo studiato, abbiamo lavorato per quanto si è potuto o voluto e, comunque, le conquiste dello stato sociale, la situazione economica ci hanno dato l’opportunità di migliorare la nostra condizione rispetto a quella dei nostri genitori. Per i nostri figli, le nuove generazioni, questo non sarà esattamente possibile. L’abbiamo capito, l’hanno capito anche loro, forse prima di noi. Che studiare ed apprendere non servirà a promuoversi. Che per loro la vita peggiorerà rispetto a noi, i loro padri, nonostante il mondo sia più grande e progredito rispetto all’epoca in cui si è svolto quel dialogo. Il film è ambientato in Europa, tra la Francia e l’Inghilterra. C’erano un Cavaliere Nero, il Principe di Galles, un araldo, lo scrittore Geoffrey Chaucer e poi cavalieri, duchesse, dame, poveri scudieri come William, tornei, giostre e guerre. Correvano sangue e denari. In fondo non così diversamente dai tempi odierni, solo eravamo presumibilmente negli anni a cavallo fra il 1368 e il 1376. Ne è passato di tempo. Per la verità non penso che allora, per i figli, fosse facile cambiare, rispetto ai padri, il corso del destino e la classe d’appartenenza. Figuriamoci! E non mi fate dire andava meglio quando andava peggio, perché non è vero: ci sono di mezzo il tardo medio evo e il rinascimento, l’epoca dei lumi e il romanticismo, le conquiste sociali e della scienza. E poi non ci credo, perché, appunto, quando si stava peggio, si stava peggio e basta. Meglio campare di più ai nostri tempi, tuttalpiù come cavalieri del lavoro che non di giostra o di ventura. Però come mi piacerebbe poter dire oggi ai miei figli e non solo a loro: andate e vivete una vita migliore della mia, cambiate le vostre stelle, è possibile, basta volerlo! E canticchiargli Fly me to the Moon, let me play among the stars... Ma perché sento che non posso farlo? Non lo so per quale motivo di preciso, per diversi probabilmente.

Intanto sono stonato e poi il mondo ci è cresciuto addosso, anzi siamo noi che siamo cresciuti addosso a lui. L’impronta che lasciamo sulla Terra è più grande di quanto essa possa sostenere. E non possiamo nemmeno dire a chi è rimasto indietro di restarci, nonostante quello che pensano nazionalisti e sovranisti vari, i quali bisognerebbe ricordassero che abbiamo già speso e stiamo ancora spendendo devastanti guerre per le loro idee odiose e le loro aberranti pretese. Il nostro pianeta chissà se ha le risorse per i nostri bisogni, figuriamoci per le nostre avidità! Così occorre un nuovo equilibrio. E non che, nonostante l’indubbio progresso, i tanti poveri siano sempre più poveri e i pochi ricchi, sempre più ricchi. Quello che noi chiamiamo crisi è un processo di redistribuzione mondiale, purtroppo distorto. Così per noi il mondo si ridimensiona e per i nostri figli non ce n’è. Voglio dire senza giustizia e solidarietà che danno pieno valore a libertà e democrazia. Specie se le società invecchiano e il peso dei padri sovrasta quello dei figli. In questo squilibrio crescono solo rancore e invidia sociale. Prevalgono atteggiamenti di ritorno al passato, di scoramento per il presente e sfiducia per l’avvenire. E in questo isolamento rancoroso ci rinchiudiamo, innalzando muri e barriere di difesa. Forse invece bisognerebbe invocare una crescita sostenibile e rinnovabile proprio del mondo che temiamo, sostenuta dalla conoscenza e dal progresso. E dovremmo pensare che davanti ai nostri figli e nipoti, alle loro generazioni, si possano aprire nuovi scenari sulla Terra, sotto nuove stelle e diverse costellazioni. Così che possano andare e tornare e avanzare ancora.

– Padre ho paura.

– Di che cosa?

Come farò a ritrovare la via di casa?

– Non fare lo stupido William. Metti un piede dietro l’altro.

Libero Venturi

Pontedera, 10 Dicembre 2017

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I dialoghi sono tratti dal film “Il destino di un cavaliere” (A Knight's Tale) USA, 2001 di Brian Helgeland. 

Libero Venturi

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