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martedì 17 ottobre 2017

Politica sabato 23 settembre 2017 ore 17:40

Il futuro della Valdera secondo Macelloni

Il sindaco di Peccioli all'incontro politico del PD ribadisce: "L'ambito ottimale su quale sviluppare progetti strategici va da Pontedera a Volterra"

PECCIOLI — All' Incubatore d’Imprese di Peccioli, Macelloni ha analizzato la storia delle unioni in Valdera ed ha illustrato la sua proposta politica con esempi concreti di soluzioni amministrative ed economiche per rilanciare il territorio, qui di seguito l'intervento integrale

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Incontro politico del Partito Democratico:Uno sguardo al domani

Le periferie al centro, proposte politiche:

La Valdera e il suo futuro

UNIONE DEI COMUNI, UNA LUNGA STORIA

Da molto tempo qui in Valdera è partito un processo di collaborazione tra Amministrazioni Comunali fino ad arrivare ad oggi con due Unioni di Comuni: l’Unione della Valdera e l’Unione del Parco Alta Valdera.

Vale sicuramente la pena ricordare che questo processo associativo è iniziato spontaneamente ormai 20 anni fa tra 6 Comuni di un’area che allora venne definita Parco Alta Valdera: erano i Comuni di Peccioli, Terricciola, Capannoli, Lajatico, Chianni e Palaia.

Credo che ora a distanza di tempo sia chiaro a tutti che la maggiore capacità progettuale sia sicuramente da riconoscere alla prima esperienza associativa; vorrei dire subito che questo risultato non è ascrivibile soltanto ai protagonisti di quella impresa, ma è dovuto al fatto che l’accordo che è nato tra quei Comuni era un rapporto che maturava da una profonda convinzione interna alle stesse Amministrazioni, era per così meglio dire un rapporto volontario che tentava di cogliere delle opportunità di crescita e di miglioramento in termini di progetti territoriali e di funzionamento di servizi al cittadino.

Oggi tanta acqua è passata sotto i ponti da quella prima esperienza e partendo proprio da lì, nel 2009, in un clima giuridico molto cambiato con una cultura legislativa che imponeva ai Comuni di fare scelte associative, il Parco Alta Valdera si allarga a 14 Comuni e diventa l’Unione della Valdera.

In seguito alcuni Comuni sono usciti, altri hanno iniziato e portato a termine un processo di fusione fino ad arrivare ad oggi con una Unione della Valdera ridotta a 8 Comuni e la nascita da poco più di un anno del rinato Parco Alta Valdera, oggi con 4 Comuni.

Se il compito di un amministratore, come io credo, è quello di interpretare e applicare al meglio le leggi in questo momento vigenti, ma al tempo stesso riuscire a guardare più avanti per capire qual è la direzione più opportuna per i nostri enti e per i servizi ai nostri cittadini, a seguito di questa esperienza maturata oggi s’impone una profonda riflessione.

LIMITI DELLE ATTUALI UNIONI:

  • Ø L’Unione è un nuovo ente con i suoi organismi e la sua burocrazia, per di più rischia di essere una sovrastruttura che allontana gli organismi democratici come i Consigli Comunali dal processo decisionale.
  • Ø L’obbligatorietà dell’adesione ad una Unione, di Comuni sotto 5.000 abitanti, mette i Comuni più piccoli in una condizione di attesa e di diffidenza rispetto alle realtà più grosse e più strutturate, condizione questa che non agevola il funzionamento dell’ente Unione.
  • Ø Le Unioni, come oggi sono configurate, hanno un senso solo come strumento di passaggio per la fusione sia da un punto di vista tecnico che giuridico.
  • Ø L’Unione è di tutti e di nessuno!
  • Ø A questo punto penso di poter dire con grande chiarezza che le Unioni così come attualmente prevede la normativa non sono strumenti che possono funzionare e non funzionano per l’obiettivo per il quale sono state pensate.

LIMITI ATTUALI DEI PICCOLI COMUNI:

Il tema della razionalizzazione dei Comuni ormai è consolidato da tempo e condiviso trasversalmente dalla stragrande maggioranza delle forze politiche in Parlamento e in Consiglio Regionale, a meno di un imprevedibile ripensamento con questa tendenza dobbiamo fare i conti.

  • Ø La struttura burocratica che sottende alle attività dei Comuni è così pesante e ingestibile per i piccoli Comuni: basti pensare al nuovo Codice degli appalti!
  • Ø Per sopravvivere hanno bisogno di più risorse e di una legislazione semplificata!
  • Ø I nostri concittadini, in un mondo così globalizzato, chiedono e hanno diritto agli stessi servizi e alla stessa professionalità a tutti i livelli: una struttura piccola è inadeguata, fatta salva la passione e la competenza dei nostri dipendenti, a dare risposte puntuali e competenti.
  • Ø Oggi nonostante ci siano leggi che vorrebbero valorizzare i piccoli Comuni come presidio sul territorio di qualità e vita salubre, le norme giuridiche che attengono alla gestione dei Comuni oramai sono a misura per grosse strutture e rendono impossibile ai Comuni di piccola e media dimensione portare avanti da soli una gestione ottimale di servizi e investimenti.
  • Ø La corruzione nella pubblica amministrazione è in mano alla criminalità variamente organizzata e riesce a giocare con la troppa burocrazia; se vogliamo contrastarla, come doveroso, dobbiamo combattere il crimine organizzato, non uccidere tanti Comuni con appesantimento burocratico, norme assurde e ingestibili. Chi amministra rispettando le regole rimane schiavo della burocrazia!

POSSIBILI SOLUZIONI:

  • Ø La strada per la razionalizzazione delle attività amministrative dei Comuni va sicuramente perseguita come un obiettivo politicamente rilevante, ma gli strumenti a disposizione non sembrano quelli più idonei a facilitare questo obiettivo. Ritengo che al posto delle attuali Unioni dovremmo sostituirle con strumenti molto più flessibili, non burocratici e che non rappresentino una sovrastruttura, ma permettano ugualmente integrazione reale dei servizi attraverso accordi di programma o altri strumenti similari.
  • Ø Le uniche possibilità di razionalizzazione delle funzioni dei Comuni stanno o nell’associazione delle funzioni senza appesantimento burocratico rappresentato oggi dalle Unioni, oppure nella fusione!
  • Ø Le Unioni attuali, con i limiti chiamati sopra, hanno senso solo se concepite come strumento di passaggio alla fusione vera e propria; le Unioni possono funzionare solo a condizione che i servizi siano veramente integrati e demandati totalmente all’ente Unione, ma in questo caso ci sono già tutti gli elementi della fusione.
  • Ø Per poter procedere più spediti possibili nel processo di fusione incontrando la fiducia e l’apprezzamento dei cittadini dobbiamo avere qualche piccola correzione sul piano legislativo e una proposta politica molto precisa e puntuale.
  • Ø La possibilità di poter beneficiare di contributi può non bastare a far capire ai cittadini l’importanza di questo percorso, così come è necessario garantire e studiare meglio, almeno in un periodo medio-lungo, rappresentanze dei territori e degli amministratori da permettere il superamento di un campanilismo senza prospettive.
  • Ø Una proposta di fusione dovrebbe contenere almeno alcuni punti contrattuali precisi e inequivocabili sia sull’assetto istituzionale che su quello progettuale.

Alcuni esempi:

Assetto istituzionale:

  • Ø Consigli Comunali più numerosi
  • o Consigli Comunali più rappresentativi dei territori e delle piccole realtà; oggi mantenere di fronte ad un processo di fusione gli stessi componenti del Consiglio Comunale di un Comune che non fa questo percorso è una forte limitazione dell’espressione dei territori e alimenta diffidenze.
  • Ø Le sedi dei vecchi Comuni devono rimanere aperte
  • o Dobbiamo lasciare nelle realtà dove erano presenti i palazzi comunali uffici di rappresentanza aperti con presenza di amministratori per mantenere una vicinanza fisica ai cittadini.
  • Ø Accordi che prevedono un equilibrio fra i territori sede dei Comuni
  • o Se il Sindaco è espressione di un Comune, il Vicesindaco con deleghe ben precise dovrebbe essere di un altro e così per gli assessori etc.
  • Ø Dobbiamo abituarci a considerare il livello amministrativo centro di produzione ed erogatore di servizi, ma non più identificativo di una comunità e di un territorio.
  • o Dobbiamo mutuare nuove definizioni prese in prestito da altri contesti: una holding di campanili?
  • o Il Lions Club di Pontedera-Valdera ha nel suo stemma i Campanili della Veldera.
  • Ø Dovremmo avere una legislazione che permette di fare subito le fusioni e dopo 4 anni fare un referendum e chiedere ai cittadini a ragion veduta se vogliono tornare indietro o confermare il processo di fusione.

Aspetti progettuali:

  • Ø I quattro Comuni del Parco Alta Valdera se mettessero in atto un processo di fusione della struttura amministrativa avrebbero maggiori entrate da Stato e Regione pari a € 2.688.000 all’anno per 10 anni, quindi € 26.880.000 complessivi. Facciamo un esempio nel caso in cui al tempo stesso fossimo in grado di dire con chiarezza come investiamo questa somma e quale sono i servizi e strutture che faremmo in più:
  • o € 10.000.000 per razionalizzare e ristrutturare le scuole adeguandole ai bisogni di oggi e di domani
  • o € 10.000.000su base annua con una disponibilità € 1.000.000 per fare un bando a favore di 250 famiglie che hanno un disagio sociale per € 4.000 a famiglia su una popolazione di circa 13.000 abitanti
  • o € 6.880.000 per una disponibilità annua di € 688 per un servizio di navetta gratis che colleghino i Comuni interessati tra loro (impianti sportivi, sedi di corsi formativi, distretto sanitario etc..)
  • Ø Se fosse il Parco Alta Valdera anche con Capannoli e Palaia si aggiungerebbero a € 26.880.000 altri circa € 18.000.000
  • Ø CHE NE DITE NE POSSIAMO PARLARE? I NOSTRI CITTADINI LO DEBBONO SAPERE?

Da tener conto che in dieci anni una struttura amministrativa che si fonde produce importanti risparmi che non sono apprezzabili nei primi anni.

VISIONE DI UN TERRITORIO

La politica di un Comune per tanti aspetti si esercita e si realizza in un territorio più ampio dei propri confini amministrativi: nella nostra realtà territoriale un ambito ottimale su quale sviluppare progetti strategici va da Pontedera a Volterra. Questo deve diventare un mantra!

  • Ø Dobbiamo prendere atto che da 50 anni il trasporto pubblico è immutato, siamo passati dalla SITA al CPT ma siamo sempre qui!
  • o Dalle nostre zone per arrivare a PONTEDERA con i mezzi pubblici ci impieghiamo più tempo di 50 anni fa! Basta leggere gli orari ufficiali del trasporto pubblico per rendersene conto.
  • Ø La viabilità ha avuto solo piccole correzioni.
  • Ø Questa è la prova tangibile che non c’è stata una politica progettuale della Valdera, i pochi tentativi fatti sono stati scientificamente affossati. Oggi dobbiamo cambiare.
  • Ø Spesso si sentono richiami alla necessità di una Valdera unita, la Valdera non è un dogma: o produciamo progetti concreti che possono apprezzare i cittadini oppure non è. Un territorio si unisce con i progetti strutturali non con discorsi o con schemi istituzionali rigidi!

COSA POTREMMO FARE?

  • Ø Potremmo istituire un servizio taxi in tutta la Valdera come se fosse un unico Comune?
  • Ø Possiamo pensare ad un progetto sull’edilizia scolastica che metta in sicurezza tutti gli edifici, li razionalizzi e si creino le classi del futuro senza limitarsi ai confini Comunali?
  • Ø Si può progettare una “metropolitana di superficie” moderna che utilizzi GPS guida automatica puntando su corsie preferenziali, utilizzando il meglio della robotica (a Pisa abbiamo avuto il primo festival internazionale della robotica). Coinvolgendo i nostri Comuni, la Regione, la Scuola Sant’Anna, alcune aziende locali specializzate in robotica, la Piaggio, in una grande alleanza che realizzi qui il primo trasporto robotico di massa?
  • Ø Un piano strutturale strategico superando gli attuali limiti imposti dalla legge che ne limita i confini dentro le Unioni?

Dobbiamo fare in modo che tra i cittadini si crei un dibattito, un fermento su queste impostazioni e noi amministratori del Partito Democratico dobbiamo rappresentare la punta di diamante della proposta di un rinnovamento che guarda e meglio interpreta il futuro.

Il futuro è quello che facciamo oggi, non si costruisce domani


Renzo Macelloni, La Valdera e il suo futuro, 

23 Settembre 2017 - Incubatore di impresa Peccioli

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