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Attualità Giovedì 04 Giugno 2026 ore 18:30

Niente smartphone fino a 13 anni, il patto tra genitori e scuola

L'istituto comprensivo di Bientina e Buti e i due Comuni firmano un "accordo educativo" per accompagnare i bimbi in un uso responsabile del device



BIENTINA — Per il primo cellulare con accesso a internet è consigliabile aspettare fino ai 13 anni. Per utilizzare Whatsapp o Telegram, scorrere video su YouTube, Tik Tok o Instagram è importante la vicinanza di un adulto. I luoghi e gli orari di utilizzo del device devono essere definitivi con chiarezza da tutta la famiglia e vanno incentivate le modalità comunicative volte al rispetto e alla gentilezza. Sono poche e semplici regole condivise dalle famiglie di bambini e ragazzi che frequentano l'istituto comprensivo "Iqbal Masih" di Bientina e Buti che con la scuola e i rispettivi Comuni hanno firmato un "Patto digitale", cioè un'alleanza educativa per un uso più sano di smartphone e social network.

Consapevoli dei rischi che comporta un accesso a internet libero in età precoce grazie a uno strumento che consente di entrare in un vero e proprio ambiente digitale, hanno deciso di fare una scelta in controtendenza: non comprare lo smartphone ai propri figli fino alla fine della seconda media. E per non farli sentire esclusi o "diversi", hanno coinvolto altre famiglie, che faranno lo stesso con i propri ragazzi. "Se tuo figlio non è l'unico in una classe a non avere il cellulare, si sentirà meno solo", è insomma la sintesi molto semplificata di questa decisione.

Perché dietro a questa scelta c'è molto di più. Da Settembre dell'anno scorso, l'istituto, promotore di questo percorso, ha organizzato incontri, corsi di formazione e dibattiti alla presenza di esperti ed educatori, arrivando a coinvolgere tanti genitori, associazioni e istituzioni. "Un vero e proprio accordo di comunità - ha detto il sindaco Dario Carmassi che ha messo la sua firma - per imparare a usare la tecnologia in modo sano e consapevole. Educare al digitale è una responsabilità di tutti".

Così anche le due amministrazioni, per prime in Provincia di Pisa, sono entrate a far parte del progetto nazionale, di una rete che scommette sulle buone pratiche e che si allarga, formata da famiglie che decidono di coordinarsi per gestire alcuni passaggi della crescita dei propri figli, scegliendo per esempio insieme il momento in cui consegnare lo smartphone ai ragazzi.

"Questo patto - ha aggiunto l'assessora all'Istruzione Alessia Vincenti - parte dal presupposto che per poter agire su un’educazione a livello strumentale bisogna lavorare come comunità, con un'azione sinergica per stabilire regole buone e coerenti. Piccole cose, ma molto importanti. Se tutti siamo d’accordo che il cellulare si compra dopo 13 anni il genitore sente di affrontare un cammino con tanti altri, di potersi confrontare. Del resto sappiamo bene i danni che i cellulari usati in modo incontrollato possono provocare, dall’isolamento all’iperattività, dalla mancanza di memoria e concentrazione all’aggressività fino al cyberbullismo. Conseguenze nefaste che vanno allontanate puntando sulla prevenzione, su una sinergia, promossa con determinazione dalla Commissione benessere dell'istituto comprensivo, che ritarda l'uso di questi dispositivi ma sensibilizza anche sulla sicurezza online dei bambini. Infatti sono state coinvolte le famiglie con i figli dall'infanzia alle medie e le associazioni sportive, culturali, ricreative dove i ragazzi passano del tempo".

E l'esperienza di tanti, insieme all'unità di intenti e al confronto hanno fatto il resto. “I patti digitali sono tutti diversi – ha concluso l'assessora – perché i genitori devono sentirli propri e ognuno ci mette del suo”.

Paola Silvi
© Riproduzione riservata


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