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Attualità Venerdì 09 Ottobre 2026 ore 09:15

Dalle guerre alle donne "icone" di resistenza, Giovanna Botteri si racconta

La giornalista, inviata di guerra e corrispondente da New York, Pechino e Parigi, sul palco della Citta del Teatro per gli Ecoincontri di Ecofor



CASCINA — “La guerra era una questione da uomini e entrare in questo mondo maschile è stato un capovolgimento di narrativa. Raccontare la guerra con gli occhi di chi la subisce significa far capire cosa sia la guerra. La guerra è morte, puzza di sangue miseria e paura. La nostra entrata nei fronti del conflitto, quella delle donne ha aperto uno squarcio su ciò che veramente è la guerra”.

Ha iniziato così Giovanna Botteri, sul palco della Citta del Teatro, giovedì sera, per gli Ecoincontri, i dialoghi per un futuro più sostenibile organizzati da Ecofor Service, intervistata da Francesca Franceschi, a raccontare del suo “mestiere”, del giornalismo e dell’informazione che dovrebbe essere libera, autorevole, indipendente. "Ma oggi purtroppo non è un bel momento – ha detto – perché è lo specchio di un paese che sente il bisogno di dividersi su tutto. Abbiamo perso di vista il terreno comune che è l'interesse del paese. E una delle prime vittime è l'informazione. Non c'è più un’informazione che va sul campo ma le persone hanno il diritto di ascoltare resoconti trasparenti”.

Dagli inizi nella sede Rai di Triste e poi a Roma, da New York, passando per Pechino e Parigi e toccando temi di cronaca e di attualità, dalle vicende di costume alle corrispondenze dai Paesi in guerra. Laureata in Filosofia a Trieste, un dottorato in Storia del cinema alla Sorbona, una figlia, Giovanna Botteri è uno dei volti più popolari della tv italiana e ha accompagnato il pubblico dei tg e degli Speciali nella conoscenza e comprensione di alcuni degli avvenimenti più importanti della Storia recente: il crollo dell’Unione Sovietica, la guerra in Croazia, poi in Bosnia e l’assedio di Sarajevo, la strage di Markale e quella di Srebrenica. In Albania, nel corso della guerra in Kosovo, e dopo in Algeria, Iran, Sudafrica, al G8 di Genova, per poi tornare a testimoniare il regime dei Talebani in Afghanistan e la seconda guerra del Golfo in Iraq. “Quando tornavo a casa dai fronti di guerra – ha aggiunto - ero segnata. La guerra è il cuore nero dell'uomo. Ma ho capito cos'era la pace. Ed oggi nei discorsi, nelle parole, la guerra si sta avvicinando a noi. Proprio per questo dobbiamo uscire da questo teatro con una convinzione comune: essere guerrieri per la pace”.


Mai sopra le righe, Giovanna Botteri ha raggiunto una grande popolarità semplicemente svolgendo con dedizione il suo mestiere di inviata che racconta senza riserve ciò che vede. “Non possiamo - ha continuato riferendosi all’attualità, citando Naza - stare zitti altrimenti diventeremo complici domani nei tribunali della storia. Noi siamo quello che abbiamo scelto di essere. Faccio questo mestiere perché non saprei fare altro. Certo, conviviamo con la paura di sbagliare. Nel mio caso ho pensato più volte di non essere capace, di non essere abbastanza ma alla fine ho fatto i conti sul fatto che va bene anche sbagliare. Le mie debolezze mi hanno reso più capace di comprendere, venire incontro e perdonare le fragilità degli altri”.

Conduttrice del Tg3 delle 19 dal 2004 al 2007, Botteri è stata corrispondente della Rai dagli Stati Uniti dal 2007 al 2019 e poi, fino al 2021, dalla Cina dove poi ha seguito l’esplodere della pandemia di Covid. “È stato un periodo tremendo, un passaggio complicato”, ha ripercorso quel periodo, incantando il pubblico, numerosissimo alla Città del Teatro.

E poi la conclusione sul suo primo libro, pubblicato per Solferino, “Soffiando nel vento – donne che non si arrendono”. “Quando sono tornata in Italia, dopo 25 anni, ho trovato il paese profondamente cambiato e allora ho iniziato a raccontare delle storie. Piccole e grandi storie di resistenza, di donne che soffrono ma alla fine le donne ce la fanno sempre”, ha concluso. 

Paola Silvi
© Riproduzione riservata


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