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mercoledì 15 agosto 2018

Lavoro sabato 31 maggio 2014 ore 08:30

​Commercio, negativa la prima parte del 2014

Per Confesercenti, oltre alla crisi, a gravare sulle imprese ci sono liberalizzazione degli orari, grande distribuzione e tasse troppo alte



PROVINCIA DI PISA — Anche in primi quattro mesi del 2014 per il commercio hanno il segno negativo, la crisi non allenta la presa e i negozi continuano a chiudere, a Pisa e nel resto della provincia. A fornire i dati è Confesercenti con un saldo tra aperture e chiusure nettamente negativo.

Analizzando con attenzione i numeri, si conferma il momento nero per i negozi di abbigliamento e calzature: meno 27, il saldo tra aperture e chiusure in provincia. Ma anche i settori del turismo sembrano accusare la crisi nonostante il territorio pisano sia ancora una delle mete preferite soprattutto dagli stranieri. “Il comparto del turismo – ha detto il direttore di Confesercenti Marco Sbrana – sembra ancora lontano dall’uscita dalla crisi. Nei primi quattro mesi dell’anno il settore alloggio, comprensivo di alberghi e hotel, ha visto chiudere 12 imprese in provincia e 4 a Pisa: una sola nuova apertura. Negativo (meno 19 in provincia e meno 10 in città) anche il dato dei bar. Ancora peggio i ristoranti: meno 21 in provincia e meno 12 a Pisa. Dati negativi sui quali influisce il proliferare di pubblici esercizi che alla fine non hanno resistito al mercato. Se a questo si aggiunge una tassazione quasi punitiva (basta citare rifiuti e suolo pubblico), ecco spiegato il saldo negativo anche in questa tipologia commerciale”.

Ma in questo quadro spicca anche qualche segno più. “Il commercio sembra essersi ormai avviato verso una fase di destrutturazione che premia i comparti che presentano meno spese di impresa, se infatti cala il dettaglio in sede fissa, continua a crescere quello su aree pubbliche: sono 81 le nuove imprese ambulantinate nei primi quattro mesi dell'anno in provincia (con un saldo positivo di 31 unità) e 24 nel capoluogo (più 14)”.

Nel 2013 i consumi sono stati di oltre 57,7 miliardi inferiori a quelli registrati nel 2008 in Italia.Nonostante la cattiva partenza (con un calo di 1,8 miliardi di vendite commerciali nei primi quattro mesi dell’anno) secondo le nostre stime il 2014 porterà una timida variazione positiva dei consumi, nell’ordine dei 3 miliardi, anche grazie al bonus fiscale ai lavoratori dipendenti. Una piccola speranza – conclude – arriva da un rapido rinnovamento generazionale: il 40% delle nuove imprese di commercio e turismo è giovanile. E’ la dimostrazione della voglia di non arrendersi dei nostri ragazzi che, di fronte a un tasso di disoccupazione dei giovani che macina record su record, scelgono la via dell’auto-impiego. Adesso cerchiamo di tenerli sul mercato, in primo luogo evitando batoste fiscali, e chiedendo alle banche di dare fiducia al settore con un accesso al credito ormai impossibile per i piccoli”.



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