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venerdì 22 novembre 2019

Lavoro lunedì 28 luglio 2014 ore 18:40

Crisi diffusa, giro d'affari solo per 7 aziende su cento

I dati del focus della Camera di Commercio su piccole e medie imprese. Pacini: "Il nostro sostegno però ha attivato investimenti per 18 milioni"



PROVINCIA DI PISA — “L’indagine sulle Pmi segnala il persistere di una crisi che genera prudenza tra gli imprenditori fiaccando la loro propensione ad investire. Su questo fronte, considerando l’estrema importanza degli investimenti quale volano di sviluppo, l’impegno della Camera di Commercio è stato rilevante: circa 1,5 milioni di euro impiegati in contributi a fondo perduto di cui hanno usufruito circa 230 imprese che, grazie a questo sostegno, hanno attivato oltre 18 milioni di euro di nuovi investimenti. Si tratta una vicinanza alle imprese messa fortemente in discussione dai previsti tagli al bilancio posti in essere con i recenti provvedimenti governativi”. Così il presidente della Camera di Commercio Pierfrancesco Pacini.

La situazione economica permane ancora difficile per quanto concerne il tessuto produttivo provinciale. Nel 2013 solo 7 aziende su cento hanno dichiarato un giro di affari in crescita contro le 4 del 2012. È quanto emerge da un’indagine condotta dalla Camera di Commercio di Pisa sulle piccole e medie imprese (Pmi) del territorio.

L’indagine della Camera di Commercio segnala inoltre che “…i margini di profitto sono ancora compressi a causa della contrazione dei listini: appena il 3% delle aziende aumenterà i prezzi a fronte di un 14% che addirittura dovrà rivederli al ribasso. Il mercato interno resta la principale vittima della crisi: solo il 5% delle aziende si aspetta segnali positivi contro un 38% che, invece, prevede ulteriori flessioni”.

Dati preoccupanti di per sé, quelli emersi, ma ancor più insidioso è l’effetto sull’atteggiamento delle imprese e le ulteriori conseguenze a danno dell’intero sistema produttivo. Il persistere della crisi, infatti, induce necessariamente prudenza inibendo la propensione degli imprenditori ad investire. Soltanto l’8% delle imprese ha investito nel 2013 e le stime per il 2014 segnalano un ulteriore peggioramento: si scende al 6%.

Lo scarso dinamismo negli investimenti è alla base del progressivo indebolimento della capacità competitiva del sistema produttivo, che non potrà che aggravare ulteriormente la situazione. Anche sul fronte della liquidità aziendale non giungono buone notizie. Cresce infatti il saldo tra coloro che segnalano un aumento dei tempi di riscossione dai propri clienti (dal 31% del 2013 al 36% dei primi mesi del 2014) e quelli che hanno prospettato una dilatazione dei tempi di pagamento ai propri fornitori (dall’11 % 2013 al 13% del 2014).

Con riferimento al credito, pur calando al 30% la quota di imprese che registrano maggiori difficoltà, è da segnalare la questione dell’inasprimento dei tassi di interesse passivi (segnalato dalla quasi totalità delle imprese pisane), oltre alla riduzione delle concessioni di fido (per il 78% delle aziende) e la richiesta di maggiori garanzie (77%). Ma il dato più sintomatico della criticità della situazione è quello relativo alla destinazione dei prestiti richiesti. Il 53% delle imprese che hanno richiesto un fido lo ha destinato alla ristrutturazione del debito, un segno eloquente del diffondersi di situazioni di crisi aziendale. E non è oltremodo incoraggiante constatare che è ancora consistente, il 71%, la quota di imprese che utilizza il credito bancario per far fronte alla gestione dell’attività corrente.

Dunque la sola conferma di una desolante rassegnazione? Le nostre imprese ormai inermi e immobili?

Dall’indagine qualcosa sembrerebbe muoversi nella direzione giusta. Dopo che nel 2013 la sfiducia è stata incontrastata, si nota inquesto inizio 2014 una leggerissima inversione di tendenza. Gli imprenditori non si limitano ad atteggiamenti meramente “difensivi” ma perseguono in quelli cosiddetti “proattivi” utilizzando le leve strategiche a disposizione.

Sono in aumento non solo le imprese che si impegnano nella razionalizzazione dei costi e che ricercano una migliore efficienza operativa ma, soprattutto, quelle che realizzano interventi volti a migliorare la qualità dei prodotti e dei servizi offerti, che individuano nuovi canali promozionali e distributivi, aumentano la competitività aggregandosi in reti. Una nuova vitalità, da sostenere adeguatamente a tutti i livelli e che lascia qualche spazio all’ottimismo, alla ripresa della fiducia delle imprese e nelle imprese.



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