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martedì 19 ottobre 2021

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Dalle donne...

di - domenica 29 agosto 2021 ore 11:17

Quando la nave affonda e c’è da mettersi in salvo si leva il grido: “Prima le donne e i bambini!”. Poi si trova sempre qualche uomo che sgomita pronto a disattendere quel principio di umanità travolgendo i più deboli.

Dopo millenni di sottomissione della donna (pressoché esclusa dalle arti, dalle scienze, dal potere economico e politico; relegata alle pentole di cucina per un lavoro domestico non pagato in quanto “regina”, o serva, della casa) fare tendenzialmente a metà dei posti di comando nei vari settori della vita associata sarebbe giusto, ma non è l’ottimo. 

L’ideale potrebbe essere un potere “al femminile” diverso per “carattere” da quello maschile e questo detto con la consapevolezza certa dell’impossibilità che ciò possa avverarsi.

Un “matriarcato” connotato da amore di madre esteso agli altri, fratellanza, dolcezza di contro all'aggressività, allo spirito di sopraffazione del più forte, alla guerra. Ispirato ad Antigone, con i sacri vincoli della natura, i diritti degli affetti, la compassione e la pietà; non a Griselda che, al di là dell’allegoria, deve farsi perdonare le umili origine ed è modello di assurda e disumana obbedienza al marito, fino a rinnegare l’amore per i figli. Non sarebbe questo nemmeno un “certo” femminismo unilaterale e altrettanto senza uscita, incapace di porsi come meta anche per l’uomo, ché se le guerre sono sbagliate, quella tra i sessi è la più assurda.

Tra le donne dominate (una curiosa nemesi etimologica) a volte con affetto o mitezza, a volte brutalmente, alcune, libere d’intelletto, non hanno interiorizzato i valori del padre e del marito e si sono costruite una loro visione della vita e, per come hanno potuto, l’hanno anche vissuta.

Altre purtroppo scelgono l’uomo sbagliato: il rude e prepotente, pronto a menare le mani, dà loro la sensazione di sicurezza e protezione, e forse per questo piace, ed è preferito a noi pappemolli, con nostro disappunto scartati; poi, per loro sventura, finiscono per essere le prime, se non le uniche, a subire quella violenza che avrebbe dovuto proteggerle.
Il paradosso. Oggi la parità raggiunta comprende discutibili “conquiste”, prima monopolio maschile: pericolosità sociale, cattiveria e volgarità.

“Donna al volante, pericolo costante” sentenziava un motto, del tutto falso, smentito dai fatti e dalle statistiche: si confondeva una guida un po’ impacciata con condotte rischiose per gli altri. La donna, infatti, al contrario, non era pericolosa, o lo era molto meno degli uomini amanti della velocità e convinti di essere piloti; ora, con l’uso improprio del telefonino, anche le donne lo sono diventate (pericolose) e fanno danni, per accennare a quella paronomasia (donna/danno) altrettanto fasulla.

Se un tempo il linguaggio da caserma era appannaggio dell’uomo, ora la parola più usata, e più inutile, di cui cavolo è l’eufemismo, è corrente sulle labbra delle signorine.
Di una donna in gamba si dice abbia gli “attributi” (traduciamo dall’originale a cui non intendiamo contribuire): a quanto un simile complimento possa essere gradito corrisponde la perdita di orgoglio femminile.

Le donne e i bambini. Sesso “debole” e innocenza. La donna discriminata e “offesa” da sempre, fin dai Greci e i Romani: Pandora, dono seducente e punizione degli dèi, un “male necessario”; volubile “qual piuma al vento”, lunatica e isterica, essa vince con le armi della grazia. Poi anche i bambini, ritenuti in uno stato di minorità e da avviare alla scuola dell’ipocrisia, ma ancora incorrotti… le donne e i bambini avrebbero da insegnare…


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