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Sport domenica 13 luglio 2014 ore 16:05

Fra gioco e integrazione, il sogno della Bellaria Rugby

Mattia Reino, Francesco Gasperini, Gianluca Orsi e Jacopo Sardelli

La storia, la crescita e i progetti della società tutta pontederese appassionata alla palla ovale



PONTEDERA — Lo sport, il gioco, la squadra, come strumenti di solidarietà e di integrazione. Questo il sogno nel cassetto del Bellaria Rugby, intenzionato a coinvolgere nello sport della palla ovale anche persone con disagi mentali.

“Il nostro sogno è creare a Pontedera una squadra di rugby integrato - ha spiegato il capitano, allenatore e dirigente della società locale Francesco Gasperini - capace di coinvolgere nel gioco persone che soffrono di disturbi psichici. E' dimostrato da vari studi - ha aggiunto - che praticare il rugby aiuta queste persone”.

E proprio su questi studi si vogliono basare i 150 tesserati della Bellaria Rugby che assieme a Francesco hanno iniziato a coltivare quest'idea dopo un particolare incontro che hanno avuto mesi fa: “L'idea del rugby integrato – ha raccontato Gasperini - ci è venuta dopo aver giocato contro gli Invictus Prato, una delle prime formazioni miste d'Italia. All'inizio eravamo scettici, dopo cinque minuti abbiamo visto che i nostri avversari facevano sul serio e l'allenatore strigliava tutti i giocatori in campo senza distinzioni. E' stato bellissimo vedere come reagivano i ragazzi, nessun malinteso, nessun pianto, correvano e si infilavano nelle mischie con più ardore. Lì ho capito che si poteva fare – ha concluso – e nel terzo tempo ne ho parlato con i compagni”.

Un progetto particolare e ambizioso, che però non sembra far paura alla società di rugby, la cui storia a Pontedera è iniziata circa sette anni fa nel novembre del 2007 quando il liceo classico XXV Aprile, la scuola frequentata da Mattia Reino, Jacopo Sardelli e Gianluca Orsi, paventò la possibilità di fare scambi culturali con l'Inghilterra. Ai tre venne quindi in mente di sfidare gli studenti d'oltremanica in una gara doppia di calcio-rugby, anche se nessuno di loro aveva mai preso per le mani una palla ovale. Ma è proprio da qui, con qualche regola di gioco scaricata da internet, partite viste in tv e una palla acquistata in fretta e furia in negozio, chei tre amici oggi 24enni si sono appassionati a questo sport e hanno fondato il Bellaria Rugby.

I primi allenamenti furono nel campetto della chiesa dei Cappuccini lungo via De Gasperi: “All'inizio non era rugby - ha raccontato Sardelli - erano mischioni e zuffe che servivano solo a farci sporcare nel fango”. Poi dalle prime adunate in cui erano solo in tre, presto il passaparola fece il suo effetto: “Ci ritrovavamo il venerdì pomeriggio - ha aggiunto Reino - ma a scuola e con gli amici parlavamo del nostro nuovo gioco, invitando tutti a provare. A marzo, all'inizio della primavera, ogni venerdì eravamo già una ventina”.

Il gruppo cresceva, dunque, e presto attirò l'attenzione del presidente del gruppo sportivo Bellaria Piero Becattini che un giorno del marzo 2008, mentre passava di fianco al campetto, si fermò e disse ai ragazzi che si azzuffavano: “Perchè non venite a farlo alla Bellaria?”. Dapprima Becattini permise ai giovani di allenarsi su un campo di calcio dismesso, ma dopo qualche mese, vedendo che la passione e le persone continuavano ad aumentare propose a Sardelli di iscriversi a un campionato. I ragazzi non ci pensarono due volte e accettarono entusiasti. Disputarono il loro primo campionato nel 2009-2010 e quello che si è appena concluso è il quinto della squadra seniores che milita in serie C. Dopo un settimo e un nono posto, nel 2012 la squadra ha trionfato in questa categoria, ma la promozione in B è stata rifiutata perché avrebbe comportato per la società costi troppo alti. “Non ci interessa vincere - ha spiegato Mattia Reino - ma far crescere il rugby a Pontedera. Non siamo dei campioni e non lo diventeremo, abbiamo solo aperto la strada”.

Infatti da una sola squadra adesso la Bellaria Rugby conta altre sette formazioni oltre alla maggiore: gli under 6, 8 , 10, 12, 14, 16 e la squadra femminile: “Ogni squadra ha la sua storia – ha aggiunto Gasperini - per esempio la femminile fu reclutata quasi interamente su Facebook, tramite un evento”.

A tenere unite tutte le formazioni è il senso del gruppo, tipico di questo sport: “I principi fondamentali del rugby – ha concluso il dirigente – sono tre: avanzare, sostenere, continuare ad avanzare e sostenere. La grossa differenza col calcio è il sostegno, nel rugby non possono esistere i Messi o i Cristiano Ronaldo. Conta la squadra”.

Basti aggiungere poi che la Bellaria Rugby si fonda quasi interamente sull'autofinanziamento, portato avanti con braciate, cene ed altri eventi. Ma i risparmi non vengono spesi per comprare giocatori più forti da altre società: “Investiamo tutte le nostre risorse nel settore giovanile – ha spiegato Gasperini - formiamo nuovi tecnici, attualmente ne abbiamo quindici che sono tutti giocatori o ex della Bellaria. La squadra seniores si deve autofinanziare”.

Ma adesso, dopo questa storia tutta in crescendo, il sogno dei tre fondatori e di tutta la dirigenza è quello di metter su una squadra di rugby integrato che possa muovere i primi passi già da settembre: “Dopo l'estate – ha spiegato Gasperini – inizieremo a scrivere un progetto cercando di capire di quali risorse avremo bisogno, come psicologi, psichiatri ma anche le dotazioni necessarie e i permessi. Speriamo di debuttare nel 2015”.



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