Il dolore? Ci dobbiamo passare in mezzo!
di - Venerdì 16 Ottobre 2026 ore 07:30

Vinicio sta leggendo un libro che si intitola A caccia dell’orso. Non era il mio preferito, lo confesso. Eppure, a furia di leggerlo e rileggerlo, una frase ha iniziato a risuonare dentro di me: «Non si può passare sopra, non si può passare sotto, oh no! Si deve passare in mezzo!».
Nel libro, i protagonisti affrontano una serie di ostacoli per raggiungere il loro obiettivo. Non possono aggirarli, non possono evitarli: devono attraversarli. E ogni volta si avventurano proprio lì, nel cuore della difficoltà.
Mi sono chiesta quanto questa semplice frase racconti anche qualcosa della nostra vita, del dolore e, soprattutto, di ciò che accade durante un percorso di psicoterapia.
Ci sono esperienze che non vorremmo vivere, emozioni che faremmo qualsiasi cosa per non sentire, ferite che preferiremmo lasciare chiuse in un cassetto. Cerchiamo allora di passarci sopra, minimizzando quello che proviamo; di passarci sotto, facendo finta che non sia successo niente; oppure di girarci intorno, riempiendo le giornate di impegni, pensieri e distrazioni pur di non incontrare ciò che ci fa soffrire.
E, a volte, queste strategie ci aiutano davvero a sopravvivere a momenti troppo difficili. Non sempre siamo pronti ad affrontare tutto subito, e rispettare i propri tempi è fondamentale. Ma ciò che non riusciamo a elaborare può continuare ad accompagnarci, ripresentandosi nelle relazioni, nelle paure, nelle scelte e nei modi in cui guardiamo noi stessi.
È qui che, in terapia, arriva uno dei passaggi più difficili da comprendere: non sempre stare meglio significa smettere di sentire dolore. A volte significa imparare a starci dentro senza esserne travolti.
Vedo gli occhi sbigottiti dei miei pazienti quando propongo loro di fermarsi, di non scappare subito da quella tristezza, da quella rabbia, da quella paura. Di restare lì, insieme, e provare a dare un nome a ciò che sentono. Mi guardano come se avessi appena detto la più grande castroneria del mondo. E, in fondo, li capisco: se qualcosa fa male, il nostro istinto è allontanarcene, non avvicinarci.
Ma attraversare il dolore non significa soffrire per forza, né sopportare tutto in silenzio. Significa trovare uno spazio sicuro in cui poter sentire, comprendere, dare un significato a ciò che è accaduto. Significa scoprire che un'emozione, per quanto intensa, può essere ascoltata senza necessariamente esserne dominati. E che alcune ferite, per poter guarire, hanno bisogno prima di essere riconosciute.
Poi, a volte, arriva il momento in cui qualcosa cambia. Non necessariamente perché il dolore è scomparso del tutto, ma perché non occupa più tutto lo spazio. Si intravede quella famosa luce in fondo al tunnel. E nello sguardo dei pazienti compare qualcosa di diverso: la consapevolezza di aver attraversato una fase difficile e di esserne usciti con una comprensione nuova di sé.
«Forse era proprio necessario passarci in mezzo», mi dicono.
Forse sì. Non perché il dolore sia sempre necessario per crescere, né perché ogni sofferenza abbia un senso da trovare a tutti i costi. Ma perché, quando qualcosa ci ha feriti, poterlo affrontare, elaborare e integrare può restituirci la possibilità di non esserne più prigionieri.
La psicoterapia, in fondo, non promette strade senza ostacoli. Offre uno spazio in cui imparare ad attraversarli, rispettando i propri tempi e senza doverlo fare da soli.
E allora penso ancora a Vinicio, al suo libro, a quella frase che si ripete pagina dopo pagina.
Forse crescere significa anche questo: scoprire che non possiamo sempre scegliere ciò che ci accade, ma possiamo imparare, un passo alla volta, a stare dentro ciò che proviamo e a trovare il modo di attraversarlo.
Non sopra. Non sotto.
In mezzo. Insieme.









