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La buona notizia

di - Giovedì 25 Dicembre 2025 ore 08:00

Sepolti vivi da una valanga di cattive notizie, da poco piacevoli a pessime, càpita di riemergere dal fango quando e perché ne giunge una buona. Questa è flebile, tra il detto e il sussurrato. Da temere che sia soltanto una voce infondata.

La notizia consiste in un sondaggio: il 70% degli Italiani non ha fiducia nei politici.

Se fosse vero possiamo dedurne, stando a una media frequente della percentuale dei votanti, che di questi alle elezioni un 40% si astenga e un 30% voti col criterio del meno peggio.

L’impressione che si ha dai contatti della quotidianità e dalle frequentazioni di amici e conoscenti conferma il sondaggio. Mai il prestigio della politica è stato così basso come oggi con la guerra e il riarmo.

Com’è stato possibile? A dispetto d’una potente propaganda, della demagogia, d’una consumata retorica? Alla faccia dell’informazione di regime?

Promesse non mantenute, mancanza di coerenza, interessi personali, incapacità evidenti, e a chiarirci le idee le accuse reciproche che non si smentiscono o si annullano tra loro ma s’impongono come vere o verosimili. Ma decisivo è essersi accorti che chiunque governi fa le stesse scelte imposte chissà da dove. E che la differenza sta nella distribuzione e nell’occupazione di poltrone dorate per la propria consorteria.

Ragioni evidenti rendono scomoda la notizia per i media, collaterali al potere dominante, a cui attinge il verbo il grande pubblico, quelli per i quali la guerra e il riarmo sono inevitabili e servono per la pace.

Ma perché questa è una buona notizia? Se i politici sono considerati inetti o pericolosi il fatto in sé è negativo perché probabilmente non sarà solo frutto di immotivata invidia e pregiudizio e c’è la possibilità ci portino alla rovina. Perché stando così le cose è un bene si sappia che non c’è da fidarsi. Ed è la sola speranza di evitare il disastro.

Una violenza è non avere coscienza della realtà. La consapevolezza è il presupposto della rivolta, è come il leone che si ritrae per spiccare il salto (come è stato detto non ricordo da chi).

È il primo passo, di lato all’abisso.


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