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Attualità venerdì 27 settembre 2013 ore 11:05

La Provincia vara il piano faunistico venatorio in vigore fino al 2015



Alla base delle regole dettate dal consiglio provinciale un attento studio ambientale ed economico del territorio
Il consiglio provinciale di Pisa ha approvato il piano faunistico venatorio 2012-15. Rispetto al documento adottato in precedenza dalla giunta provinciale, il 20 marzo 2013, la nuova pianificazione ha cercato di recepire le osservazioni pervenute da parte di alcuni enti, associazioni e privati, hanno consentito di effettuare alcune modifiche, che non cambiano tuttavia l’impostazione generale e i contenuti principali. Il pian ocerca di governareil territorio in materia di fauna e caccia partendo da vari punti di vista, analizzando in primo luogo i fattori che influenzano la presenza e consistenza faunistica, quali le variazioni avvenute nell’uso del suolo, e nel paesaggio agrario e forestale. Accanto a questi parametri sono stati valutati gli aspetti umani e sociali legati alla gestione della fauna, quali gli Atc, la vigilanza, le associazioni, le categorie coinvolte. Di particolare rilievo è inoltre il quadro derivante dall’analisi delle informazioni raccolte dai cacciatori con questionari anonimi, che indicano un loro forte legame con il territorio ed un apporto all’economia locale tuttaltro che trascurabile, rispetto ad una generale forte diminuzione del numero di cacciatori e dei fondi pubblici a disposizione. Nel Piano è stata fatta anche un attenta analisi delle singole specie stanziali e migratrici, con particolare riguardo alle evoluzioni avvenute ed alle prospettive legate alla gestione degli ungulati, alle cause e rimedi della diminuzione di alcune specie della piccola fauna stanziale, tra cui in primo luogo la predazione esercitata dal cinghiale, gli abbattimenti e le immissioni. Una parte importante è legata alla gestione della fauna migratrice, con l’analisi degli abbattimenti per ciascuna specie cacciabile effettuata negli ultimi 10 anni e con l’analisi e proposte di gestione degli appostamenti fissi di caccia. Tra le emergenze rilevate vanno sottolineate quelle relative all’ordinamento della densità talora eccessiva di alcune tipologie di “capanni” e le indicazioni e prospettive di aumento dei chiari di caccia, che hanno permesso in molti casi, ove presenti, il mantenimento di importanti luoghi di presenza e nidificazione di specie protette. Nella seconda parte sono analizzati gli Istituti faunistici pubblici e privati e la loro distribuzione sul territorio. Per ciascuna tipologia è stato realizzato un sistema di valutazione di efficienza, omogeneo ed oggettivo, basato sulla trasformazione in punteggi “normalizzati” dei parametri di gestione relativi agli ultimi 5-10 anni. Sono stati analizzati in questa fase fino a 77 diversi parametri: dalla variazione di densità delle singole specie ai danni; dalla presenza della vigilanza al numero degli agricoltori coinvolti nella gestione, che hanno permesso di creare una “pagella” per ogni Istituto e una classifica da cui si evidenziano i migliori e i peggiori. A seguito di questa valutazione sono state formulate le linee generali e particolari di gestione futura, che comunque differenziano in modo netto gli Istituti pubblici da quelli privati, secondo le finalità previste per ciascuno dalla legge e che consentiranno, se attuate, un’effettiva “rivoluzione” nel panorama faunistico e gestionale provinciale. Nell'ultima parte sono stati introdotti anche tutti quegli intervetn iche la provincia intende realizzare a supporto delle azioni previste dal Piano, introducendo le modifiche organizzativo: Ad esempio la “ricetta” per l’informatizzazione integrata dei dati, archivi, e informazioni in uno specifico gestionale; le riforme del quadro della vigilanza; le regolamentari indicazioni per i nuovi regolamenti per la caccia di selezione, per la detenzione faunistica, per gli interventi di controllo, per il risarcimento danni; e gestionali modalità di redazione dei piani annuali di gestione per specie, sicurezza nella caccia e gestione dei rifiuti; gestione e valorizzazione delle carni. "Questo importante strumento di programmazione, rappresenta – dice l’assessore Giacomo Sanavio – un documento pragmatico, fondato su una corposa analisi della situazione esistente e pregressa, che in modo innovativo indica le linee da seguire nella gestione dei complessi rapporti tra fauna e categorie sociali interessate. Il Piano faunistico-venatorio provinciale è un vero e proprio strumento di programmazione territoriale: non solo un fondamentale documento tecnico, ma un programma politico di gestione faunistico-venatoria. Gli obiettivi che stanno alla base sono la salvaguardia dei territori rurali, la sostenibilità del prelievo venatorio, la gestione sociale, l’attenzione alla prevenzione del conflitto con il settore agricolo".

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