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​Lettura e giovani volontari

di - sabato 28 giugno 2014 ore 14:42

Lunedi 30 giugno a Pisa, alla Gispoteca, piazza San Paolo all'Orto, il mondo del volontariato dei beni culturali si confronterà con l'assessore regionale alla cultura, Sara Nocentini, e con il suo omologo al comune di Pisa, Dario Danti. Argomento: il ruolo dei volontari in questo settore. Tema sfaccettato, strategico per molti aspetti. Pieno di trabocchetti dall'altra. I trabocchetti? Beh, il fatto che sotto il termine “volontario” passa a volte un mondo di lavori superprecari e si costruiscono rapporti del tutto opachi, che tendono a durare nel tempo. Per fortuna accanto a questo, c'è anche un volontariato di qualità che in questi anni di crisi delle finanza pubblica sta dando una mano alla gestione e alla valorizzazione del patrimonio culturale. E i due mondi convivono, insieme ad altre varianti.

Volontariato e biblioteche costituiscono, se possibile, un segmento ancora più complicato. Anche qui volontariato significa spesso opacità di rapporti di lavoro (e aggiramento delle norme). Le stesse amministrazioni locali tendono a non chiarire lo stato delle cose e i volontari subiscono, non avendo altre alternative (se non stare a casa o fare mestieri che non piacciono). Parlo ovviamente del “volontariato” giovanile, quello che spera di fare esperienza (a proprie spese) e prima o poi riuscire ad ottenere un posto di lavoro contrattualizzato. Ma nell'ambito della lettura e delle biblioteche funziona questa “gavetta”? Attraverso questo “apprendistato all'Italiana” si riesce a imparare davvero un mestiere e a inserirsi in maniera dignitosa nel mercato del lavoro? Non so se l'IRPET abbia studiato la dinamica di questo fenomeno. La mia esperienza mi dice che qualche passaggio da “volontari” delle associazioni culturali a soci o a dipendenti di cooperative culturali che gestiscono biblioteche c'è. Ma per alcuni che faticosamente conquistano un contratto, molti invecchiano nel volontariato.

E la lettura, le biblioteche, i servizi ci guadagnano da questo “apprendistato all'italiana”? Rispetto al vecchio sistema di reclutamento, forse sì. Chi arriva ad un contratto da bibliotecario si è fatto un discreto bagaglio di esperienze ed è molto più duttile. Ma quanta tensione e frustrazione scaricata sugli individui, senza neppure un adeguato riconoscimento economico.


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