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venerdì 19 luglio 2019

Spettacoli lunedì 19 ottobre 2015 ore 14:05

L'arte di Pinter sul palco dell'Era

Il nuovo spettacolo di Dario Marconcini indaga l'universo della memoria. In scena tre opere del premio Nobel Harold Pinter



PONTEDERA — Dario Marconcini, regista e interprete, indaga e approfondisce il suo viaggio attraverso il mondo di Pinter, presentando Memory Plays, la trilogia pinteriana che comprende Silenzio, Notte e Voci di Famiglia. Lo spettacolo andrà in scena dal 23 al 25 ottobre alle 19 al Teatro Era di Pontedera.

È la prima volta che sono presentate al pubblico le tre opere insieme. Notte, il breve intermezzo, debutta in questa occasione.

Dario Marconcini si pone un’altra sfida nel terreno della conoscenza e si confronta con le inquietudini dell’essere umano, dando corpo e voce ai drammi pinteriani, recuperando i più piccoli elementi drammaturgici, con gli attori Emanuele Carucci Viterbi e Giovanna Daddi.

Alle 19 apre Silenzio, un lavoro raro quasi mai presentato in Italia. Un’opera che entra nei meandri del ricordo e mette in luce l'ossessione della memoria.

Alle ore 20,20 è la volta di Notte, un esempio classico di “memory plays”: un’opera poco rappresentata sulle scene. Sul palco, due personaggi dinnanzi a un tavolo, con un pasto consumato così come è la loro vita, tentano di ricostruire e di riportare alla luce il loro primo incontro.

La memoria di quel breve momento, fra silenzi e pause, faticosamente si ricompone e restituisce, con pudore e al tempo stesso con ironia, il forte legame fra un uomo e una donna, frutto anche del loro amore. La visione del passato in questa pièce non è un abisso da celare, in modo al quanto insolito per Pinter che solitamente è analista spietato dei rapporti di famiglia e testimone impietoso della loro dissoluzione.

Alle ore 21,15 il viaggio nel mondo di Pinter si chiude con Voci di famiglia. Commedia epistolare, scritta nel 1980, in cui ognuno racconta la propria quotidianità e le proprie esperienze. I tre attori con le loro inquietudini sentono l’esigenza di cercare una risposta alle domande poste da questo dramma e di riflettere sull’essere umano come esperienza, sul teatro come strumento per vedere, sull’attore come esploratore del mistero.

Voci di famiglia è, inoltre, un affresco del rapporto familiare tra un figlio e una madre che, seppur lontani, convivono con il ricordo del padre morto, la cui memoria scatena nostalgia e rancori.



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