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Venerdì 23 Gennaio 2026

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​Perché tutti si sentono in dovere di dire la loro

di - Venerdì 23 Gennaio 2026 ore 08:00

Una delle domande che mi sono state maggiormente poste ultimamente rispetto al mio lavoro è stata quella sulla famiglia del bosco. Domanda che ha ricevuto come risposta un semplice, e talvolta, sgradito “non mi sono documentata, non ho seguito la vicenda e non posso darne un parere professionale. E invece da ogni parte, dai social al bar, ho sentito molte persone riferire il proprio punto di vista adducendolo come “IL” punto di vista, l’unico possibile, l’unico corretto.

E la domanda mi sorge spontanea: perché tutti si sentono in dovere di dire la loro, anche e soprattutto quando non hanno le competenze. La squadra di calcio preferita perde una partita, ed ogni tifoso, anche i non tifosi in realtà, sentono il bisogno di sostituirsi all’allenatore ed insegnargli come fare il suo lavoro. Ogni volta che accade qualcosa nella comunità in cui viviamo, molti sanno cosa fare e come farlo. Ricordo ancora il novembre 2023 con l’emergenza pioggia a Pontedera, il quantitativo di commenti tecnici ed ingegneristici fatti da chi non aveva competenza in materia. E potrei andare avanti all’infinito, fino, appunto, alla storia della famiglia nel bosco, tutti psicologi, avvocati ed assistenti sociali.

Viviamo in un’epoca in cui l’opinione è diventata onnipresente. Social network, talk show, commenti online: chiunque si sente legittimato a esprimere un punto di vista su qualsiasi argomento, dalla medicina alla geopolitica, dalla psicologia alla scienza, anche con conoscenze minime o assenti.

Da un punto di vista prettamente psicologico, la spiegazione potrebbe essere data dal così detto effetto Dunning-Kruger, secondo il quale le persone con poche competenze in un ambito tendono a sovrastimare la propria preparazione, mentre chi è davvero competente è spesso più consapevole dei propri limiti.

L’altra spiegazione ha a che fare con la profondità esplicativa: siccome ne ho sentito parlare allora lo so.

E nel mondo moderno questo si propaga con una velocità disarmante. I social premiano, infatti, visibilità, non la competenza. Like e commenti funzionano come rinforzi psicologici immediati, mi hanno messo un cuore quindi ho detto la verità, ma non è così che funziona ahimè.

Avere diritto a un’opinione non significa che tutte le opinioni abbiano lo stesso valore conoscitivo, e talvolta potrebbe essere buona cosa riuscire a dire semplicemente “non lo so”. Ma questo fa meno audience.

Non mi fraintendete, non sono affatto contraria alla libertà di espressione, anzi, la difendo e la difenderò a spada tratta, ma credo che qualche volta possa capitare di scambiare tale libertà con l’obbligo di dire ogni cosa che si pensa anche quando non ci sono le basi. Ricordiamoci Seneca e il suo “so di non sapere!”, primo passo per poter fare un salto in avanti nelle proprie conoscenze.

Federica Giusti


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