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Balzano-Niccolini e le parole del potere

Francesco Niccolini e Marco Balzano durante l'Ecoincontro

Il secondo Ecoincontro di Ponte di Parole con la coppia del libro-spettacolo "Resto qui": un viaggio tra la violenza della lingua e il fascismo eterno



PONTEDERA — Dopo quindici giorni di sold out al Piccolo di Milano, il racconto di Resto qui, ma non solo, arriva anche a Pontedera. Nel secondo dei due Ecoincontri nell'ambito di Ponte di Parole, organizzati da Ecofor Service Spa, sul palco del Museo Piaggio sono saliti Marco Balzano e Francesco Niccolini, autore del libro e drammaturgo dello spettacolo tratto proprio da Resto qui, edito da Einaudi.

Una storia di disastri (non) naturali, che s'intreccia con il fascismo e, più in generale, l'arroganza del potere. Del quale ha parlato lo stesso Balzano, incalzato da Niccolini. "Sul fascismo è importante non usare il termine a casaccio, perché s'indebolisce la parola - ha spiegato l'autore - il fascismo di cui parlo in Resto qui e in Bambino è quello che si studia sui libri di storia. Che è razzista sin dal principio e sul confine orientale lo ha dimostrato, prendendo di mira soprattutto la lingua straniera. Non solo: è intrinsecamente squadrista e maschilista".

"In Italia, dopo la guerra, non ci siamo affidati alla giustizia per superare quella fase, ma chi occupava posizioni di potere è rimasto lì - ha aggiunto - così, come ha scritto Umberto Eco, si crea il fascismo eterno. Credo sia l'espressione più adatta: viviamo in un'epoca in cui il fascismo non è estinto".

Leva del fascismo, o del potere che si vuole assoluto, è spesso il linguaggio. "Qualsiasi dittatore è interessato alla lingua - ha precisato Balzano - in una città come Trieste, prima dell'avvento di Mussolini si trovavano minoranze di qualsiasi tipo. Perché una zona di confine, in tempo di pace, è la più porosa, è un luogo di incontro. Quando subentra una guerra, però, la stessa zona diventa un limite, che non è un confine".

"La parola è anche uno degli strumenti fondamentali della propaganda - ha aggiunto Niccolini - sappiamo bene quanto, in tempi di guerra, sia fondamentale. Prima i giornali, poi la radio e la televisione; oggi, internet e social. Qui si diffondono, sempre più rapidamente, anche le menzogne".

"I social sono i primi a manipolare le parole - ha affermato Balzano - alterano i significati. Già il nome social è fuorviante: implica il socio, il compagno. Quando sei sui social, in realtà, sei solo come un cane. Nessuno ci mette più il corpo e la faccia: la vera scommessa del nostro secolo è far alzare la gente dal divano. Oggi, gran parte della partecipazione politica è di facciata: l'impegno, spesso, finisce schiacciando un bottone".

"L'impegno degli artisti è anche questo - ha concluso lo scrittore - tirare fuori temi scomodi, parlarne e farli conoscere. Non è facile, ma abbiamo questo compito".

Pietro Mattonai
© Riproduzione riservata


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