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Lavoro giovedì 14 gennaio 2016 ore 14:30

"Il licenziamento di Giacomelli è da anni '60"

Rifondazione interviene in difesa del delegato Cobas allontanato da Cna: "Difendeva diritti minimi come il buono pasto. Operai rimanete uniti"



PONTEDERA — Anche Rifondazione Comunista esprime solidarietà a Sandro Giacomelli, delegato Cobas, licenziato

dalla Dna: “Diciamo no a questo provvedimento. Quanto accaduto a Giacomelli è gravissimo e va condannato”.

Parole dure quelle del Prc: “La sua attività nella cooperativa che lavora in sub-appalto per la Ceva, a sua volta in appalto dalla Piaggio, ha evidentemente dato fastidio al padroncino di turno. La lotta per ottenere quei diritti minimi come il buono pasto, al pari dei loro colleghi di Ceva e Piaggio, ha dato particolarmente fastidio, ma ancor di più la richiesta della non applicazione del Jobs Act in caso di cambio d’appalto e la contrarietà agli esuberi annunciati dalla Dna di una ventina di operai”.

Per Rifondazione la situazione è chiara: “Giacomelli era una figura molto scomoda con cui fare i conti, e allora ci si inventa sei provvedimenti disciplinari nel giro di pochi mesi per costruire un movente tale da giustificare il licenziamento: un licenziamento chiaramente politico. Siamo ritornati agli anni cinquanta/sessanta quando Piaggio licenziava gli iscritti al PCI e i sindacalisti più attivi”.

“Questa liberalizzazione – proseguono - costruita con le controriforme del lavoro, le ultime in ordine cronologico firmate da Fornero e Renzi, ha portato a questi risultati: permettere a tutti i padroni di togliere dignità e diritti ai lavoratori. Per noi le responsabilità non sono solo della dirigenza di Dna ma anche della Ceva e della Piaggio che non possono tapparsi gli occhi davanti a queste palesi ingiustizie, pena la loro complicità”.

La richiesta di Rifondazione è semplice: “Chiediamo che le due aziende, Piaggio e Ceva, intervengano con forza per la riassunzione del delegato Giacomelli. Non è ammissibile che in una cooperativa che lavora per loro, con operai che hanno le stesse mansioni, debbano esistere trattamenti differenziati e vengano cancellati diritti fondamentali.

La chiusura del pensiero del partito di sinistra riporta indietro, a cinquanta anni fa: “Ci aspettiamo la solidarietà di tutti i lavoratori, quella vera che negli anni '60 portò allo scioperone e allo slogan resisteremo un minuto più di Piaggio”.


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