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Sabato 01 Agosto 2026

DISINCANTATO — il Blog di Adolfo Santoro

Adolfo Santoro

Vivo all’Elba ed ho lavorato per più di 40 anni come psichiatra; dal 1991 al 2017 sono stato primario e dirigente di secondo livello. Dal 2017 sono in pensione e ho continuato a ricevere persone in crisi alla ricerca della propria autenticità. Ho tenuto numerosi gruppi ed ho preso in carico individualmente e con la famiglia persone anche con problematiche psicosomatiche (cancro, malattie autoimmuni, allergie, cefalee, ipertensione arteriosa, fibromialgia) o con problematiche nevrotiche o psicotiche. Da anni ascolto le persone in crisi gratuitamente perché ritengo che c’è un limite all’avidità.

​Linee guida per organizzare il civismo della complessità

di Adolfo Santoro - Sabato 01 Agosto 2026 ore 08:00

Abbiamo visto la scorsa settimana che il Decreto Legislativo italiano 8 aprile 2026, n. 80 della Nature Restoration Law (Regolamento UE 2024/1991) non ha previsto una presenza stabile del civismo ambientale, delle associazioni territoriali, dei comitati locali e delle comunità scientifiche indipendenti. Affidare la gestione di questa fondamentale iniziativa per la salvaguardia della natura esclusivamente ai canali istituzionali e ministeriali, fondandola sul principio dell’invarianza finanziaria senza fondi dedicati automatici, rischia di tradursi in una scatola vuota o, peggio, nell’ennesimo esercizio burocratico autoreferenziale.

In un contesto in cui la legge esclude il civismo dai tavoli formali, la risposta non è l’attendismo, ma l’esercizio di una democrazia di opposizione e supplenza: i cittadini non chiedono più il permesso di partecipare, ma producono evidenze, occupano gli spazi di agibilità amministrativa residua e dimostrano sul campo che la transizione ecologica non è una concessione calata dall’alto, ma una pratica di sopravvivenza e autogoverno del territorio.

L’articolo 118 della Costituzione italiana impegna lo Stato e gli enti locali a favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini per lo svolgimento di attività di interesse generale.

Nel rispetto di questo dettato della Costituzione, per avere forza nell’esercizio di un uso operativo e civico della Nature Restoration Law a livello di territorio circoscritto, i cittadini devono organizzarsi in un uno o più Comitati civici.

I cittadini e/o i Comitati civici possono, anzi tutto, verificare i regolamenti locali sulla collaborazione civica e sul volontariato direttamente presso l’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) del proprio comune di residenza.

La linea strategica potrà poi articolarsi nelle seguenti linee d’azione:

1. Contro-Monitoraggio e Scienza dei Cittadini (Citizen Science)

Il D.Lgs. 80/2026 e i piani di ripristino si basano su indicatori ecologici stringenti (ad esempio, la copertura arborea urbana, lo stato di salute dei suoli, la connettività dei fiumi, l’indice delle farfalle e degli impollinatori). Se le istituzioni locali non hanno le risorse o il personale per mapparli puntualmente, i cittadini e i loro Comitati possono farlo al posto loro, rendendo i dati inattaccabili.

I cittadini e i loro Comitati possono, ad esempio, mappare la Copertura Arborea della città utilizzando il telefonino per fotografare o filmare anche all’interno di passeggiate ecologiche geolocalizzate, in modo da monitorare la perdita o l’incremento reale del verde urbano rispetto alla soglia di riferimento fissata dal regolamento UE.

Possono quindi creare una banca dati indipendente attraverso un registro pubblico locale (fotografico e documentale) degli illeciti, delle aree degradate, dei fiumi tombinati o dei suoli impermeabilizzati che per legge dovrebbero rientrare nei piani di recupero, trasformandolo in un esposto permanente per gli enti competenti.

2. Uso Strategico degli Strumenti Amministrativi Ordinari: il Diritto di Accesso

Anche se il D.Lgs. 80/2026 esclude i Comitati di cittadini dai tavoli di governance ufficiali, la legislazione amministrativa generale offre leve potenti che le amministrazioni locali non possono ignorare se sollevate formalmente.

I cittadini e i loro Comitati possono presentare istanze formali ai Comuni e agli enti attuatori (come i Consorzi di bonifica o gli Enti parco) per conoscere lo stato di attuazione locale degli obblighi del D.Lgs. 80/2026, chiedendo conto dei progetti di compensazione ecologica per ogni metro quadro di verde eventualmente sacrificato.

Possono utilizzare lo strumento delle osservazioni nei procedimenti urbanistici locali per pretendere che i Piani Regolatori e le varianti si adeguino all’obbligo europeo di nessuna perdita netta di spazi verdi urbani, impugnando delibere comunali che ignorano i target ecologici.

3. Azione Diretta di Ripristino e Adozione del Territorio

Poiché i Comuni sono spesso bloccati dalla mancanza di fondi e da rigidi vincoli di bilancio, il civismo ambientale può agire come agenzia operativa dal basso, anticipando o realizzando materialmente ciò che l'ente pubblico fatica a fare.

I cittadini e i loro Comitati possono sfruttare i regolamenti comunali sui beni comuni (presenti in moltissimi comuni italiani) per stipulare patti con cui i cittadini si prendono cura, ripristinano e gestiscono aree verdi abbandonate, fasce fluviali degradate o micro-boschi urbani.

Possono organizzare laboratori pratici di piantumazione di specie autoctone (favorendo gli impollinatori) e di desigillazione del suolo in spazi degradati, trasformandoli in presidi educativi e dimostrativi.

4. Vertenze Legali e Coalizioni con la Scienza Indipendente

Per superare il limite dell'autoreferenzialità istituzionale, occorre cucire un’alleanza strutturale tra chi vive il territorio e chi detiene il sapere scientifico rigoroso.

I cittadini e i loro Comitati possono promuovere la formazione di Comitati Scientifici Territoriali indipendenti che affianchino i Comitati civici: questo pool di biologi, agronomi, geologi e giuristi ambientali (spesso disponibili a titolo gratuito o militante) potrà validare scientificamente i rapporti sullo stato dell’ambiente da contrapporre alle perizie di parte delle amministrazioni o dei privati.

Possono usare la violazione degli standard europei della Nature Restoration Law come base per diffide legali formali, dimostrando che l’inadempienza dell’ente locale espone il territorio a un danno ambientale rilevante e sanzionabile.

Per favorire una consapevolezza complessa — ovvero una comprensione che non si limiti a slogan, ma che educhi alla comprensione delle interconnessioni globali partendo dalle ricadute locali — queste azioni strategiche possono essere, d’altra parte, allargate all’inquinamento (ad esempio, all’inquinamento dei porti da parte dei fumi di navi e traghetti), al no alla guerra, sì alla pace e ad altri temi di civismo.

Le linee d’azione concrete potrebbero diventare, allora, le seguenti:

1. Spazi di Dialogo e Formazione Aperta (Agorà di Quartiere)

Il primo passo per superare la frammentazione è creare luoghi fisici e simbolici in cui incontrarsi regolarmente.

I Comitati civici possono organizzare incontri informali in luoghi neutrali (case del popolo, biblioteche di quartiere, parchi, librerie indipendenti) per discutere di come i conflitti globali o la crisi climatica impattino direttamente sul territorio locale (ad esempio, spesa energetica, consumo di suolo, riconversione industriale).

Possono organizzare cineforum e laboratori critici proiettando inchieste, documentari o film seguiti da dibattiti guidati, utili a decostruire la complessità geopolitica ed economica partendo da narrazioni accessibili.

2. Azioni di Prossimità ed Economia Circolare dal Basso

Per contrastare un’economia percepita come ecocida e promuovere la cultura della pace attraverso la cooperazione, l’azione economica locale è un potente strumento pedagogico.

I Comitati civici possono promuovere o incrementare i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) e le filiere corte rafforzando o creando reti che taglino fuori la grande distribuzione organizzata legata a filiere insostenibili e sostenendo i produttori locali che rispettano la terra e i diritti dei lavoratori.

Possono promuovere pratiche di economia non monetaria (banche del tempo e baratti di comunità) che disincentivino il consumismo sfrenato e stimolino la solidarietà reciproca tra vicini.

3. Informazione Diffusa e "Contro-Narrazione" Locale

La consapevolezza complessa richiede strumenti culturali adeguati per leggere la realtà oltre i canali mainstream.

I Comitati civici possono organizzare bacheche e gazebi informativi di strada presidiando piazze e mercati rionali non per fare proseliti, ma per distribuire materiali sintetici, infografica chiara e dialogando direttamente con i concittadini al fine di intercettare chi è normalmente estraneo all’attivismo.

Possono organizzare o implementare gruppi di lettura e auto-formazione costituendo circoli di studio su testi di geopolitica, ecologia politica o transizione ecologica, condividendo letture e approfondimenti per elevare collettivamente il livello di competenza del gruppo.

4. Vertenze Territoriali come Palestra di Consapevolezza

Partire dai problemi concreti del proprio territorio è il modo più efficace per mobilitare le persone e mostrare i legami tra locale e globale.

I Comitati civici possono monitorare l’ambientale civico organizzando passeggiate ecologiche o monitoraggi civici sulla qualità dell’aria, sul consumo di suolo o sulla cementificazione urbana.

Possono organizzare campagne di sensibilizzazione mirate promuovendo petizioni o assemblee pubbliche su temi specifici (ad esempio, mobilità sostenibile, comunità energetiche rinnovabili, stop al consumo di suolo agricolo), dimostrando che un’alternativa economica e sociale locale è già possibile.

L’elemento chiave per la realizzazione di queste linee sono l’inclusività e l’uso di un linguaggio accessibile, evitando i tecnicismi autoreferenziali o il gergo ideologico, preferendo un linguaggio che parli alla vita quotidiana delle persone. Ogni decisione e iniziativa dovrebbe essere discussa attraverso assemblee aperte, valorizzando le competenze di ciascuno (insegnanti, artigiani, studenti, pensionati). Ogni azione, privata o pubblica, dovrebbe essere radicata nei principi della comunicazione nonviolenta e della resistenza civile attiva, conferendo autorevolezza morale e coerenza alle istanze di pace.

Adolfo Santoro

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