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sabato 24 agosto 2019

Attualità mercoledì 19 ottobre 2016 ore 16:00

Quando il popolo parlava d'arte

Gli elefanti in Piazza Duomo a Milano nel 2008
Foto di: www.comune.milano.it

Sono passati quasi 15 anni dall'inizio dell'era artistica lanciata dall'accoppiata Marconcini-Bartalini che provocò un'alluvione di discussioni e battute.



PONTEDERA — Sono passati quasi 15 anni dall'inizio dell'era artistica lanciata dall'accoppiata Marconcini-Bartalini che provocò un'alluvione di discussioni e battute.Soprattutto salaci ma non solo
Quando alla rotonda della superstrada comparvero i tre elefanti indiano-bartaliniani, una baraonda popolar-politica scoppiò nella Pontedera del sindaco Paolo Marconcini. 

Non c'era casa, bar, cena di gruppo o familiare, incontro fa amici o consessi rotariani, cenacolo di professionisti o tavolini della briscola, dove non si parlasse di questa che qualcuno considerava una beffa e qualcun altro addirittura un'offesa alla città e soldi buttati via. Con battute salaci a raffica. Mentre una minoranza (fra le cui file qualcuno per spirito di partito), ne parlava bene. Gli elefanti, per altro, alla rotonda non ci sono più perché finiti nel rogo doloso del capannone dove erano stati riposti (vittime eroiche di vendette anti artistiche tipo, la parola è grossa, Isis?), ma nel frattempo avevano fatto il giro dell'Italia toccando Venezia, Perugia e Milano. 

Forse nemmeno nell'Atene di Fidia e nella Fiorenza michelagiolesca (tiriamo a immaginare) si era parlato tanto d'arte, figuriamoci a Pontedera dove il monumento ottocentesco ad Andrea rappresentava da un secolo e fino all'arrivo degli elefanti l'unica vera statua cittadina, mentre la fontana di piazza Duomo e quella a obelisco poi portata in piazza Trieste erano e sono monumenti non trascurabili ma tradizionali in certi periodi neanche tanto ben tenuti. 

Il ragionamento del sindaco o Marconcini fu il seguente: "Dedicare statue a personaggi pubblici significa anche esporli alle distruzione storiche, come succede per la toponomastica stradale e a Pontedera, città di non grandi di bellezze storiche. Meglio l'arte moderna". In tema di pittori e quadri, per la verità, Pontedera aveva già aiuto importanti iniziative e presenze nei primi decenni del dopoguerra, ma l'alluvione dell'effimero bartaliniano accompagnato alle statue 'fisse' del Tori di Cascella (all'inizio criticatissimo) la Ragazza di Vangi (questa più elogiata) e il muro di Bai (attaccatissimo per il costo dalle minoranze consiliari) fu appunto, un'alluvione. Che peraltro si estese presto a Ponsacco con le due false porte medievali e la rotonda lunare (sulle quali soltanto recentemente si sono attenuate le battute), per continuare il viaggio in Valdera e fino a fare di Lajatico un borgo d'arte moderna dentro quello antico. 

Ora siamo alla viglia di una mostra che ricorderà tutto questo, ma neanche una mostra potrà mai ricreare il clima di quei tempi. Tempi, belli secondo noi, in cui a Pontedera e in Valdera tutti parlavano, bene o male fosse, d'arte.



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