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Cronaca venerdì 06 giugno 2014 ore 21:08

"Siamo al collasso", la Misericordia chiede aiuto

In cinque mesi la mensa ha distribuito 4mila pasti, nei 12 mesi del '94 ne aveva serviti mille. "E la domanda è crescente", spiegano gli operatori



PONTEDERA — La crisi economica è come un'ombra che si espande e sta oscurando tutto. Alla mensa della solidarietà, gestita dalla Misericordia di Pontedera, la situazione è drammatica e i numeri parlano chiaro: lo scorso anno furono serviti 6.400 pasti, con una media di 17,5 al giorno. 

Quest'anno i dati raccontano un'impennata verticale della povertà: al 31 maggio già 4mila persone si sono sedute ai tavoli della mensa, circa 27 al giorno, dieci in più rispetto alla media di un anno fa. E il dramma è in netta ascesa se si pensa che cinque anni fa solo 5 persone necessitavano ogni giorno di un pasto (la mensa è aperta solo a pranzo). 

“Siamo al collasso – spiega Pierluigi Macchioni Gotti, 70 anni, responsabile della mensa – ogni giorno spendiamo cento euro, riusciamo ad avere venti pasti caldi, il restante sono freddi, tonno, fagioli, qualche verdura”. 

L'aumento della povertà si ripercuote sulla mensa: “E' difficile rispondere alla domanda crescente – spiega Macchioni Gotti - questi costi sono ripartiti fra la Misericordia e altre figure, come privati, banche e l'amministrazione comunale, ma se dovesse ancora aumentare non sapremmo come fare”.
La mensa della solidarietà è nata nel 1994: “Il primo anno abbiamo raggiunto appena mille pasti in un anno – racconta il responsabile – nel tempo siamo cresciuti come servizi: abbiamo aiutato tante persone nella formazione, a trovare lavoro, abbiamo istallato anche una doccia, cerchiamo ogni soluzione per aiutare in modo concreto chi ha bisogno, ma adesso chiediamo aiuto anche noi”.
Oltre a questi servizi, la Misericordia, attraverso l'opera di un'altra preziosa volontaria, Maria Carrara consegna a ottanta famiglie bisognose i pacchi alimentari: “Abbiamo un fondo vicino alla mensa, con frigoriferi e scaffali dove teniamo il cibo da consegnare – racconta Maria, 74 anni che sembrano non pesare per niente sul suo entusiasmo – ma ottanta famiglie è il limite massimo, o forse siamo già un po' oltre”.
Le famiglie che possono accedere ai pacchi alimentari devono presentare l'Isee, per testimoniare il reale bisogno: “Sono al 50 per cento italiane e altrettante straniere, purtroppo dobbiamo fare consegne distinte per non creare attriti”. 

E' una realtà triste, una guerra tra poveri. Ma nel fondo della Misericordia campeggiano anche televisori usati e vecchia mobilia: “Sono oggetti che molta
gente ci dona – prosegue Maria - e che ridistribuiamo a chi ne ha bisogno”.
Molti servizi e molte persone che hanno a cuore il destino di chi è più sfortunato: “Abbiamo venti meravigliose persone – dice Maria sorridendo - che, in maniera puramente volontaria, danno una mano alla mensa della solidarietà, alternandosi nei turni, senza mai fare caso al giorno di festa o al tempo infausto, senza di loro tutto questo non esisterebbe”.
La mensa, i pacchi alimentari, una semplice doccia sono servizi che costano, anche se i volontari della Misericordia vorrebbero continuare a essere utili a chi ha necessità primarie, come mangiare e lavarsi. Per questo a loro volta alzano la voce, per difendere chi è più debole.



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