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martedì 10 dicembre 2019

Cultura martedì 16 settembre 2014 ore 16:53

A Pisa e Pontedera i padri dello "zoo robotico"

In America presentano il robot ghepardo che corre a 50 chilometri orari, ma i ricercatori del Sant'Anna rivendicano la paternità degli animali robot



PONTEDERA — È il robot ghepardo l'ultimo animale che l'uomo ha copiato dalla natura. È meno snello nel fisico, ma ugualmente agile e capace di accelerare e correre fino a 50 chilometri orari con grande stabilità. E' stato costruito negli Stati Uniti, presso il Massachusetts Institute of Technology (Mit), e sarà presentato alla Conferenza Internazionale sui Robot e Sistemi Intelligenti in corso a Chicago fino al 18 settembre. Il robot-ghepardo, così veloce grazie ad un algoritmo sviluppato dal gruppo di ingegneri meccanici coordinato da Sangbae Kim, è uno degli altri automi ispirati dalla natura a cui ha guardato, fra i primi, l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, finendo per creare quello che il suo Direttore Paolo Dario definisce uno “zoo robotico”.

Il ghepardo appunto è soltanto l'ultimo arrivato dei automi che imitano gli animali, in una sorta di zoo robotico al quale l'Italia contribuisce in modo importante. "Abbiamo costruito anguille e polpi robot, solo per citare quelli acquatici, e poi ma anche lombrichi, topi e gechi", osserva Cesare Stefanini, ricercatore di Bio-robotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Progettare e costruire automi che imitano la natura è una continua sfida: ''si costruiscono robot che si muovono come gli animali per farli lavorare al fianco dell'uomo: sono più forti, più agili e capaci di svolgere lavori pesanti''. Costruirli ''aiuta inoltre a carpire i segreti di alcuni animali, come la capacità dei gechi di camminare a testa in giù su pareti lisce'', prosegue il ricercatore. ''In questo modo, per esempio, abbiamo capito che le zampe del geco sono 'equipaggiate' con minuscoli ganci". Riproducendo il polpo, i ricercatori sono riusciti a costruire un robot con tentacoli capaci di afferrare e di compiere operazioni complesse, come aprire un vaso. E' stato costruito anche un robot-topo, con tanto di pelliccia per renderlo più vero possibile: chiuso in gabbia con un topo vero, gli ha insegnato come aprire un erogatore di cibo. Esiste infine il robot-pesce che, 'infiltrato' in un banco di veri pesci, sa guidarli in zone sicure o, al contrario, può accompagnarli verso la rete che li pescherà. ''Il sogno più grande - conclude Stefanini - sono i robot-formica. Costruirli significherebbe mettere a punta una macchina con una forza straordinaria ed una notevole capacità organizzativa".

In foto: alcune immagini dei robot ispirati al polpo dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna



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