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mercoledì 27 maggio 2020

BAGGIO, OH YES! — il Blog di René Pierotti

 René Pierotti

Sono nato a Pontedera nel 1982, appassionato di calcio da sempre, o meglio da quando giocavo a pallone con mio zio nel corridoio di casa. Mio padre mi ha regalato una moto quando avevo quattro anni, sono sceso poco dopo perché non ero veloce. Mi piace vederle correre più che starci sopra. Mio nonno si faceva arrivare il giornale a casa tutti i giorni e io, per fortuna, lo leggevo. Il blog si chiama così in onore al gol di Baggio contro la Cecoslovacchia a Italia '90 e al telecronista inglese che lo commentò. Lavoro a Toscana Media Qui News dal 2014.

Una vita da corriere espresso

di René Pierotti - giovedì 13 febbraio 2020 ore 07:00

Una scena del film, il corriere rischia di prendere una multa
Una scena del film, il corriere rischia di prendere una multa

Sui social c'è tanta violenza verbale, parole scritte in maiuscolo (urlate), file di punti interrogativi ed esclamativi, frasi sconnesse e offensive. Sono i tempi che corrono, bellezza! Chiamatelo bullismo, chiamatelo come volete.

Da una decina di anni a questa parte i social hanno travolto il nostro tempo, rivoluzionando tutto. Come si fronteggia questa dilagante ignoranza che si fa forza anche e soprattutto della mancanza di un contatto umano con le persone che vengono, offese, bullizzate, derise?

In Italia si è iniziato da qualche tempo a fare dei progetti per praticare gentilezza e buone maniere sui social. Esiste il bellissimo e utile manifesto della comunicazione non ostile in cui sono indicate dieci regole da seguire che ognuno di noi dovrebbe studiare e comprendere. I bambini a scuola, gli adulti appena possibile.

Sono regole semplici come “Virtuale è reale” ovvero “Dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona”. E' evidente che in questo modo di troncherebbero quasi del tutto le minacce di ogni tipo. Le dieci regole sono molto utili e invito chiunque a leggerle, ne cito un'altra “Gli insulti non sono argomenti”. Capita a tutti di voler insultare o offendere qualcuno, ma stiamo sfogando la rabbia e non portando argomenti a favore o contro determinati pensieri.

Tutto questo preambolo per arrivare al film di Ken Loach sulla vita di un corriere espresso. I film di Ken Loach dovrebbero vederli tutti. Sono talmente veri e duri che quando uno esce dalla sala ha il bisogno quasi fisico di essere gentile, di essere più aperto verso il prossimo. Sfido, e mi piacerebbe che la sfida avvenisse veramente, chiunque a vedersi due - tre film della coppia Loach - Paul Laverty (il suo sceneggiatore storico) e non avere dopo un moto naturale verso il prossimo.

Nell'ultimo film, uscito a gennaio e intitolato Sorry, we missed you Loach e Laverty raccontano la storia di una famiglia di Newcastle, padre, madre e due figli, uno adolescente e una di 11 anni. Famiglia unita, i genitori che si amano e sostengono l'un l'altro, entrambi con un carattere pacato e comprensivo verso l'altro e verso il mondo. Anche la figlia è una bambina tranquilla mentre il figlio di 15 anni dà un po' di problemi: va poco a scuola, si fa beccare a rubare delle bombolette spray per fare graffiti.

Insomma una famiglia come ce ne sono tante, ma con un'accezione positiva e rivolta con speranza al futuro. Un futuro e un presente che sono però difficili a causa delle precarie condizioni lavorative di entrambi. Lei fa l'assistente domiciliare di alcuni anziani e disabili che la chiamano a qualsiasi ora, lui ha appena trovato un lavoro come corriere espresso.

Per comprarsi il furgone vendono la macchina della donna, che da quel giorno si muoverà in bus. Per l'uomo il lavoro come corriere rappresenta una grossa occasione: è indipendente, più lavora e più guadagna e conta di incrementare le sue entrate per poter, un giorno, comprare una casa e lasciare l'affitto.

Una scena del film

Ma il lavoro di corriere si dimostra subito duro e in salita: sei giorni a settimana, la necessità di rispettare tabelle di consegne proibitive, nessun fisso e se un giorno o più giorni non puoi lavorare non solo devi trovare un sostituto, ma devi anche pagarlo.

Le difficoltà diventano insormontabili quando il padre inanella una serie di sventure: il figlio è beccato a rubare e la madre non può andare al commissariato di polizia. Va il padre e contestualmente perde una giornata di lavoro. Poco tempo dopo è assalito da alcuni malviventi che lo pestano a sangue e gli rubano tutto quello che aveva nel furgone. Perde altri giorni di lavoro. La salita è diventata troppo ripida e tutto va a rotoli, anche l'amore e la comprensione che ogni membro della famiglia ha per l'altro.

Una scena del film

Uno scenario duro, un cazzotto nello stomaco. Qualcosa che ognuno di noi spera non capiti mai e che invece succede tutti i giorni, anche a persone con cui veniamo a contatto, seppur in modo molto superficiale. corrieri

Suonano, ci consegnano un pacco e ripartono. Se fossero robot cambierebbe qualcosa? Non c'è umanità, non è come andare al panificio e scherzare con il commesso al bancone, parlare con il barista, andare in un negozio di abbigliamento e farsi consigliare dei vestiti.

Il rapporto con i corrieri è rapido e freddo. Deve esserlo perché loro non hanno tempo. E qui mi ricollego a quel che dicevo all'inizio. Proviamo a fare una comunicazione non ostile, una comunicazione umana non solo sui social, ma anche nei rapporti frenetici e freddi che sono presenti nella vita di oggi.

Non ho la pretesa di voler cambiare il sistema capitalistico, né ho una ricetta. Ho solo dei piccoli gesti in controtendenza da proporre e che sono sorti in me in modo naturale, anche dopo aver visto il film di Loach.

Ora, quando suona il corriere, cerco di fare il più veloce possibile per liberarlo, ma cerco anche di essere gentile e umano. Magari lascio 1-2 euro di mancia o gli/le porto un pocket coffee o una bottiglia piccola d'acqua (nel film si vede che i corrieri pisciano in una bottiglia dentro al furgone, perché non hanno tempo di andare in bagno).

C'è bisogno di sensibilità e gentilezza verso questi ultimi, una signora uscendo dalla sala del cinema ha detto “questi sono i nuovi schiavi”: i corrieri espressi senza tempo e senza diritti ma anche i riders, i ponypizza e un'altra categoria di persone con cui giornalmente, più volte al giorno, abbiamo a che fare: le persone che chiamano o rispondono dai call-center, poveri cristi che lavorano per pochi euro e che si beccano sfoghi e offese a più non posso. Sono loro, siamo noi.

La seconda regola del manifesto della comunicazione non ostile dice “Si è ciò che si comunica” Le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano

René Pierotti

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