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venerdì 21 febbraio 2020

Attualità martedì 28 gennaio 2020 ore 16:50

Una toscana racconta l'allarme coronavirus dalla Cina

Foto dal blog di Camilla Fatticcioni

"Mi sembra di vivere un'apocalisse" scrive Camilla Fatticcioni che si trova a Hangzhou. Sul suo blog i timori ma anche la voglia di restare



CAPANNOLI — "Ho visto la situazione precipitare in poche ore ed il caos mediatico scatenarsi sulla questione: ho cancellato il mio treno per Changsha poche ore prima della partenza. Da quel momento in poi è stato un susseguirsi di cattive notizie e di allarmismi. I telegiornali all’estero marciano sulla notizia descrivendo “città fantasma” in Cina, quando questa situazione è del tutto normale durante i festeggiamenti del capodanno cinese".

Così Camilla Fatticcioni, studentessa di 25 anni originaria di Capannoli, racconta sul suo blog Per quel che sono io lo scatenarsi in Cina dell'allarme coronavirus. Lei si trova a Hangzhou, che dista quasi 800 Km da Wuhan, la città da dove è partita l'emergenza sanitaria, e si è convinta a cancellare il suo atteso viaggio per il capodanno lunare ma anche a restare in Cina.

"Il 26 Gennaio mi sono alzata bombardata da messaggi sia dall’Italia che dai miei amici in Cina: “Camilla torna a casa”. Quale? Ho tutta una vita qua in Cina, la mia casa praticamente è qua ad Hangzhou. Ero paralizzata dall’idea di partire e di prendere un volo di 13 ore per Roma. La mattina del 26 Gennaio la mia camera ospitava il perfetto scenario per una barzelletta: 3 americani, una ragazza ungherese, un colombiano ed una Italiana in una piccola stanza di dormitorio a discutere una probabile epidemia in Cina. Scappare o rimanere? Quali sono i rischi e quali le paure? Paure per lo più alimentate dai giornalisti che stanno danzando sulla notizia. Alcuni hanno deciso di partire, prendere il primo volo ed anche il rischio di contagio pur fuggire dalla Cina. Ed io ancora una volta ho deciso di rimanere".

Camilla spiega così la sua decisione di restare a Hangzhou, dove vive da due anni e più ed è una città che considera un po' casa.

"Non voglio sottovalutare i rischi del Coronavirus, sto prendendo tutte le precauzioni e facendo molta attenzione a non inoltrarmi in luoghi affollati: aeroporti e stazioni fanno parte di questa lista di posti sconsigliati quando c’è un virus nuovo in giro. Esistono molti portatori sani di Coronavirus ed il rischio di contagio potrebbe essere alto viaggiando per rifugiarmi in Italia: stranamente la mia stanza di dormitorio in Cina sembra il posto più sicuro ad oggi".

"Ho contattato la Farnesina, mi hanno detto che ad ora non esiste nessuna urgenza di rientrare in Italia, si stanno però occupando degli italiani ancora bloccati nella città di Wuhan".

L'ultima uscita dal dormitorio, tuttavia, ha portato Camilla a prendere piena coscienza della realtà che la sta circondando.

Così conclude il suo racconto:

"Ieri pioveva e dopo due giorni di spontaneo isolamento nella mia stanza di dormitorio ho preso coraggio e sono uscita a comprare acqua ed altre provviste alimentari: nel supermercato tutti portavano una mascherina e molti scaffali erano già semi vuoti. Le lanterne rosse messe a decorazioni delle strade erano l’unica cosa che portava colore al grigiore intorno: “per fortuna non sono sola” mi sono detta.

Ieri camminando sotto la pioggia in strade deserte e respirando male per colpa della mascherina davanti il naso e la bocca mi sembra di vivere un’apocalisse: rientrando alla sera nel dormitorio la guardia che sta al cancello mi ha detto che quella era la mia ultima uscita, da oggi sono bloccata nel dormitorio non so per quanti giorni. Per fortuna guardo sempre al lato positivo: l’università provvederà cibo ed acqua per i pochi rimasti qua ed io avrò tempo di scrivere e dedicarmi alle mie letture. Questa sarà un’ esperienza che racconterò un giorno. A casa mi vedono un po’ pazza, ma sono convinta che quando i giornali si annoieranno di parlare della questione la vita tonerà ad essere come prima".





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