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Attualità lunedì 13 gennaio 2020 ore 16:08

Il Vescovo porta il messaggio del Papa

Migliavacca ha letto e consegnato ai sindaci il messaggio del Pontefice Bergoglio: "Non si ottiene la pace, se non la si spera"



SAN MINIATO — Il vescovo Andrea Migliavacca ha consegnato ai sindaci del territorio della diocesi di San Miniato il tradizionale messaggio scritto dal Papa in occasione della “Giornata Mondiale della Pace”.

Quest’anno il documento del Santo Padre aveva come titolo "La pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica".

A fronte di un panorama mondiale che suscita estrema preoccupazione, con focolai di guerra disseminati un po' in ogni continente, la parola del Papa di quest’anno è sorprendentemente innervata di speranza: "Il cammino della riconciliazione richiede pazienza e fiducia. Non si ottiene la pace se non la si spera". Si tratta innanzitutto di credere nella possibilità della pace. Di credere che l’altro ha il nostro stesso bisogno e desiderio di pace.

Proprio richiamando il Santo Padre, monsignor Migliavacca ha detto: "Un nuovo anno si apre dinnanzi a noi e come il vagito di un bambino appena nato ci invita alla gioia e ad assumere un atteggiamento di speranza. (…) Vorrei che questa parola - “speranza” - che per i cristiani è una virtù fondamentale, animasse lo sguardo con cui ci addentriamo nel tempo che ci attende. (…) Sperare esige coraggio".

Il vescovo, sempre parlando di pace, ha poi invitato gli amministratori a non risparmiare energie nel corroborare speranza tra la gente, a inverarla promuovendo e tutelando i valori che le comunità del nostro territorio sanno esprimere: solidarietà, difesa delle minoranze, attenzione alle varie forme di povertà. Anche la promozione e la valorizzazione dell’industriosità delle nostre terre, se realizzata nella tutela dell’ecologia del creato e nel rispetto della legalità, è capace di promuove cammini di speranza.

Monsignor Migliavacca ha affrontato poi il tema della buona politica: "Una buona politica necessita di formazione. Una buona politica richiede di essere vissuta come servizio, come lo spendersi "nel" e "per" il territorio. Buona politica è ricerca del vero bene comune e non del tornaconto elettorale immediato. E' dire: “Prima gli altri, non prima io o prima noi”. Ed è lo stesso concetto di speranza a richiedere una buona politica, perché se una politica è buona, genererà immancabilmente anche itinerari di speranza".

Il vescovo ha anche auspicato che le comunità sappiano essere sempre più inclusive: "Occorre attenzione a chi vive bisogni e povertà varie, è necessaria una promozione dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti, senza dimenticare l’attenzione ai giovani perché diventino protagonisti della nostra storia e agli anziani, che sono una risorsa viva delle nostre società".

Proprio riguardo ai giovani, il nostro presule ha voluto richiamare alcune suggestive parole del Santo Padre, pronunciate in occasione dell'ultima Giornata mondiale della gioventù a Panama: "I giovani non sono il nostro futuro. I giovani sono l’adesso, sono l'ora".

In finale il vescovo ha chiesto a tutti gli intervenuti di essere “cantori del bene”: "La speranza si alimenta raccontando le buone prassi, il buono che già c’è e che accade". L’incontro si è chiuso con le foto di rito e un brindisi al nuovo anno.



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