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Cronaca lunedì 05 maggio 2014 ore 17:34

Ferie in dono ai colleghi, in Valdera si fa da dieci anni

Fazio e Gramellini lodano la legge Mathis, ma alla Ctt Nord ci sono già stati dei casi. Toscana, Valdera e Filt Cgil fanno scuola alla Francia



PONTEDERA — Altro che francesi e legge Mathis, in Valdera e a Pisa nell'azienda dei trasporti pubblici, il Cpt oggi Ctt Nord, la donazione delle ferie ai colleghi in difficoltà si fa da oltre dieci anni. 

Nel Ctt Nord, si praticava da tempo la legge transalpina che ha fatto notizia in queste ore grazie all'interessamento dei media nazionali e all'intervento di Massimo Gramellini, il vicedirettore della Stampa, che ne ha parlato nella trasmissione Che tempo che fa. La legge proposta al senato francese è semplice e prevede che per comprovati motivi di salute o familiari, un lavoratore terminate le ferie e i permessi, possa ricevere in dono dai colleghi altri giorni di ferie e permessi, rimanendo a casa e continuando a percepire lo stipendio.

Nell'azienda dei trasporti pisani uno degli ultimi casi di donazione della ferie o dei congedi per dirla nella lingua dei sindacalisti è stato quello di una lavoratrice impiegata alla sede del Ctt Nord di Pontedera.

R.C., di circa 50 anni, residente a Peccioli, sposata, madre di due figli, per curarsi a causa di gravi problemi di salute nel 2013 aveva utilizzato tutte le ferie e tutti permessi a sua disposizione. Per lei rimaneva solo la strada dell'aspettativa, ma questo comportava di perdere quasi completamente lo stipendio. I colleghi si sono organizzati e in oltre 250 le hanno donato un giorno a testa di permessi ordinari, permettendole di rimanere a casa e sottoporsi a una difficile chemioterapia ospedaliera senza perdere lo stipendio. “Senza di loro – dice oggi la lavoratrice - non avrei saputo come fare. Io ancora oggi ringrazio tutti i colleghi che mi hanno donato un giorno di congedo e mi hanno consentito di continuare a curami percependo ugualmente lo stipendio. Per me sono stati come degli angeli custodi. Ovviamente ringrazio anche l'azienda che quando ho usufruito di questa donazione si chiamava sempre Cpt”.

Un'iniziativa, spontanea avallata anche dalla Filt Cgil, che alla fine è diventata, nel 2013, una gara di solidarietà. Appena si è diffusa la notizia della situazione di R.C. tra i lavoratori del Ctt Nord e tra i dirigenti dell'azienda, tutti i lavoratori si sono organizzati e hanno donato con il consenso dell'azienda un giorno di congedo. Alla fine l'azienda ha dovuto fermare le donazioni, come richiesto dalla lavoratrice perché i colleghi delle sedi di Pontedera, Pisa, Volterra e San Miniato del Ctt avevano messo a disposizione circa 500 giorni, mentre a R.C. ne bastavano solo 250.

Ma non è la prima volta che in Ctt Nord accadono casi di solidarietà di questo genere. “Dieci anni fa – racconta sempre R.C. - avevamo fatto la stessa cosa per un altro collega che aveva problemi familiari e anche io donai un giorno di congedo”. E questo accadeva nel 2001 a Pisa quando i francesi alla legge Mathis non ci pensavano ancora.

Insomma una consuetudine avallata dall'azienda, che da un lato va incontro alle esigenze dei lavoratori in difficoltà e dall'altra non perde forza lavoro. Per una volta quindi l'Italia grazie alla Valdera e alla Ctt Nord può dire di essere avanti di anni rispetto alla civilissima Francia e all'Unione Europea.

Al momento in Ctt Nord è possibile donare ad un collega in difficoltà i giorni di congedo che sono quattro o cinque all'anno, i francesi con la legge Mathis pensano di rendere possibile anche la donazione di giorni del pacchetto ferie.

Dal punto di vista strettamente costituzionale il modello francese fa riferimento a un criterio che nel diritto transalpino rende lo Stato più propenso a recepire le abitudini del popolo e farle diventare legge, ovvero il diritto consuetudinario. La legge Mathis nasce proprio da un caso in cui il padre di Mathis, un ragazzo ammalato di un tumore aveva ricevuto la donazione delle ferie dai colleghi per curare il figlio. Il parlamento ora vuole recepire quindi una consuetudine rendendola legge. Un passaggio che in Italia per la rigidità costituzionale è assai raro anche se non assente e i pochi casi che recentemente hanno seguito l'iter che vede diventare legge una consuetudine arrivano dall'esperienza francese e anglosassone. Proprio gli inglesi sono quelli che hanno lasciato negli ordinamenti del diritto soprattutto civile il maggior spazio al diritto consuetudinario. Questo ha una spiegazione storica e culturale. Il nostro diritto si fonda su quello romano e tende a non recepire nei codici le consuetudini, preferendo la strada che vede nascere la legge dal Parlamento. Una strada consuetudinaria usata in Italia è quella della Cassazione, le cui sentenze spesso legiferano. Nel diritto dei Paesi transalpini che in parte si fonda sulla tradizione barbarica, popoli presso i quali il diritto era anche a base consuetudinaria, è rimasta la tendenza a recepire e accettare come leggi, dopo il vaglio del legislatore, le consuetudini ovvero i comportamenti leciti che sono comunemente in uso tra i cittadini.  


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