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venerdì 24 maggio 2019

Cultura giovedì 25 settembre 2014 ore 14:45

La tutela delle tombe etrusche di Terricciola

Luca Nannipieri è l'autore del libro e fra le esperienze di persone che si dedicano all’arte si parla anche dei "custodi" degli ipogei del borgo



TERRICCIOLA — Non sono dei vip, non ricevono finanziamenti o donazioni, ma si prendono ugualmente cura delle ricchezze artistiche del loro territorio, in silenzio e senza tornaconti. È questa L’Italia da salvare che Luca Nannipieri tratteggia nel libro omonimo presentato ormai in tutto lo Stivale e nel quale si parla anche gli ipogei di Terricciola e la testardaggine di chi, come Lorenzo Bacci del gruppo archeologico Tectiana, hanno dedicato tempo ed energie per conoscere e recuperare dal degrado questi gioielli del passato.

Da Paderno Dugnano alla Lunigiana, da Verdeto a Volterra fino alla provincia di Campobasso, l’Italia è ricca di chiese, castelli, statue, archivi di storia da salvare. Ma ciò a cui il saggista e direttore del centro studi umanistici dell’Abbazia San Savino vuol dare voce sono le persone che si interessano, si uniscono, si prendono cura e danno futuro a quella particolare chiesa, castello, statua o archivio.

Un esempio di questa sorta di fraternità attorno all’arte, secondo Nannipieri, sono anche gli ipogei di Terricciola, le tombe etrusche sotterranee trasformate nei secoli in cantine per il vino, tornati pian piano alla luce dal 2001 grazie al progetto di Lorenzo Bacci, responsabile del cantiere di diagnostica archeologica del complesso degli ipogei, promosso dal Gruppo Archeologico Tectiana.

Circa 200 tombe abbandonate intorno agli anni Cinquanta e recuperate oggi con un lungo lavoro a percorso museale. Una ricchezza sotterranea riportata alla luce grazie all’impegno di persone comuni, che scendono in campo per amore del territorio, senza troppa pubblicità, quando altrettanto silenziosamente le istituzioni si fanno da parte e non si assumono responsabilità.

Ecco un estratto sulle tombe sotterranee di Terricciola dal libro di Nannipieri:

"Sono soltanto buchi nella sabbia". "Sono brutte cantine", "Se non sai dove buttare queste macerie, buttale lì", "Meno ci stai, meglio è. Sono buchi con il soffitto che crolla e le pareti che si sfanno". Sono queste le frasi che sono uscite di bocca nell'ultimo mezzo secolo agli abitanti di Terricciola, un piccolo paese vinicolo delle colline pisane, quando parlavano di questi lunghi fori o cunicoli che entravano per metri e metri nelle viscere della terra.

Così si sentiva dire Lorenzo Bacci da quando era piccolo. A diciotto anni precisi, nel 2001, mentre tutti dicevano di lasciar perdere e di studiare, decise di indagare questi pertugi: alcuni erano crollati, altri erano pieni di detriti, altri ancora servivano come deposito di materiale in disuso, altri erano soltanto un'entratura bloccata da macerie e frane. Gli studi erano scarsissimi. La documentazione tutta da trovare e costruire.

Iniziò così gli scavi. Ma gli scavi, che nei film di Indiana Jones sono l’inizio di avventure incredibili, qui a Terricciola volevano dire mesi e mesi con carriola, secchi, pala, spatola e setola, per togliere quintali di terra e detriti. E' passato più di un decennio, con perlustrazioni, studi, ricerche d'archivio, analisi stratigrafiche, ma anche carriole, secchi e pale: non era solo Bacci, un gruppo di giovani volontari gli si era riunito attorno. Anche qui le istituzioni pubbliche hanno solo acconsentito il loro lavoro, invece che sostenerlo. Le istituzioni in pratica non ci sono state.

Anna Dainelli
© Riproduzione riservata



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