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sabato 17 agosto 2019

Cultura giovedì 06 novembre 2014 ore 16:15

Quel castello ritrovato nei sotterranei del paese

Su Storie Locali, una ricerca dell'arch. Tempestini su Sancta Mariae ad Montem, famosa per le sue fortificazioni. Le lotte tra fiorentini e lucchesi



SANTA MARIA A MONTE — È in distribuzione in tutte le edicole del territorio e anche in alcune librerie, il nuovo numero del periodico trimestrale “Storie Locali” edito dall’omonima associazione culturale, con sede in via Carducci.

Tra i tanti e interessanti articoli in sommario, c’è da sottolinearne uno: quello a firma dell’architetto Silvio Tempestini, che ha per titolo: “Il castello ritrovato”. Ovvero: Santa Maria a Monte sotterranea 2014.

Scrive Tempestini, che alla professione di architetto affianca quelle di attento studioso di storie locali, ricercatore e fine divulgatore. “In cinquecento anni, tanto è durata l'Era di Mezzo, Sancta Mariae ad Montem è passata da essere una piccola fortificazione di pali messi intorno a una modesta chiesa, dedicata a Maria e costruita sull'apice della collina, a essere un castello formidabile con tre giri di mura merlate in cui svettavano magnifiche torri da difesa squadrate e dipinte di bianco. Un castello famoso in tutta la Toscana”.

Formidabile non solo nelle sue strutture militari ma anche nelle sue chiese, nella sua architettura e specialmente nella sua forma urbana di grande chiocciola.

“Per tutto il Medioevo – riprende Tempestini – il castello si è perfezionato, sviluppato e fortificato magistralmente tanto che i fiorentini lo presero a Lucca solo per tradimento. Ma, cosa strabiliante e insospettata, si è sviluppato anche sottoterra. Di sopra le sue vestigia sono ancora percepibili e rintracciabili nel tessuto architettonico odierno, nonostante la distruzione sistematica avvenuta a partire dal XIX secolo. Basterebbe osservare e leggere attentamente l'architettura antica, la quale è semplice e chiara, facilmente individuabile nei meandri del borgo”.

Ma quello che c'è di sotto, il castello perduto, è “entusiasmante, stupefacente ed eccezionale – secondo Tempestini –: pozzi per cercare l'acqua sgorgante, cisterne per raccoglierla e conservarla, cunicoli voltati e vie di fuga extramoenia, pavimentazioni, volte a botte e ambienti quotidiani”.

In tutto questo tempo, i nostri antenati, i castellani, hanno pazientemente e mirabilmente creato un altro borgo sottoterra in modo che fosse garantita la sopravvivenza, l'acqua, la fuga e magari la vita quotidiana in caso di assedio. Gli uomini dell'Età di Mezzo si son fatti minatori, architetti e ingegneri idraulici nonostante abitassero in case di legno e paglia, vestissero di stracci e mangiassero cipolle e poco altro.

“Il paese sotterraneo sta ritornando fuori dopo un lungo tempo di dimenticanza e di scelleratezza moderna: ed è affascinante. Forse la parola giusta è: impensabile. Architettura sommersa e inaspettata. Gli ambienti sotterranei recuperati sino ad ora stravolgono lo scetticismo dei paesani attuali, i loro pensieri e le loro convinzioni circa il fatto che Santa Maria a Monte non meriti visita e dignità – si sottolinea –.Tuttavia, come sempre accade, è la storia che parla, nei testi antichi dell'Anno del Signore 906, per la prima volta in Toscana, appare l'appellativo castellum. Castellum Sanctae Mariae in loco dicitur Montem: non in altri posti o borghi”.



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