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​Il rosario

di - domenica 20 dicembre 2020 ore 07:30

È riapparsa sul Tg2 la giornalista che dà le notizie con al collo pendente, in bella evidenza, un rosario. Non una semplice catenina con una croce -si vede quella non le basta- lei indossa proprio un rosario, quello con i chicchi o i grani per snocciolare le avemarie, i pateravegloria e le altre giaculatorio dei vari Misteri: dolorosi, gaudiosi e gloriosi che siano. I luminosi essendo facoltativi.

Ricordo, da chierichetto, un “Virgo Peneranda” ripetuto dalle anziane oranti in una novena di maggio che ancora mi stringe il cuore. E le profane, irriverenti e salmodianti litanie fanciullesche che, parodiando i Misteri, invitavano ad andare nel fosso e mettere il nostro accanto al vostro, salvo accorgersi che il nostro supera il vostro di svariati centimetri. Perché -tutti quanti intonando- “era un fenomeno!”. Io, più piccolo, chiedevo ai “grandi”: ma il nostro cosa? Ridevano. Poi arrivarono le enumerazioni delle Osterie e dal profano si finì definitivamente nell’osceno. Tra la fine degli anni ‘50 e l’immediato inizio dei ‘60 ho ricevuto un’educazione sessuale di strada. E comunque anche la vita è un mistero gaudioso e doloroso: lo canta Diodato -mai nome fu più appropriato- “Ah, che vita meravigliosa/ questa vita dolorosa/ seducente, miracolosa...”. E ci starebbe bene anche “sedicente” miracolosa. Bella canzone, ma torniamo a noi.

Michele Serra, uno dei laici più brillanti del paese, ha già commentato e criticato l’eccessivo comportamento dell’annunciatrice e su di lui si sono già puntualmente scagliate le intelligenze più destrorse della nazione lanciando anatemi e chiamando in causa, quasi invocando, la libertà religiosa e la difesa della sacra fede cattolica apostolica romana. Come se in Italia i cattolici fossero una comunità minoritaria perseguitata e la loro fede costretta alla clandestinità da uno stato laicista ed ateo.

La telecronista comunque non se ne fa né in qua, né in là: resa forte, nonché imperturbabile, dalla propria fede, persevera nel suo personale ostensorio e relativa annunciazione professionale. Del resto c’è anche un personaggio politico di prim’ordine che mostra un rosario, donatogli da un prete e strappatogli da una signora stressata insieme alla camicia. Un noto e strenuo difensore della fede, osservante e testimone dei precetti di nostra madre Chiesa, a partire dall’ultima enciclica di Papa Francesco: “Fratres omnes”.

La giornalista dice che ha incontrato la fede nella sua vita e questo ci fa particolarmente piacere per lei che forse pensa di essere l’unica o fra le poche ad esserle successo. Infatti è lieta, sostiene, che tutto questo serva a parlare di Lui e se mette la elle maiuscola vuol dire che è proprio Lui, con cui lei, minuscola, é particolarmente in confidenza. Bene! Oltre l’ammirazione per siffatta singolarità, la cosa muove anche una certa dose di invidia in coloro che la fede non ce l’hanno o quelli, come il sottoscritto, che l’hanno persa e, debosciati e distratti come sono, non l’hanno più ritrovata.

Solo che ci sarebbero due questioni: da una parte la tutela o la valorizzazione della libertà religiosa e dall’altra il presupposto della laicità dello Stato. Dato che si parla non del televisore nel salotto di casa propria, ma di una televisione pubblica nelle case di tutti. Le due questioni costituzionali non sarebbero necessariamente contrapposte se prevalesse il buon senso e la misura di se’. Personalmente, pur non credente, non sono un laicista crociato dell’eliminazione del crocifisso a scuola o nella sala del consiglio, tanto per fare degli esempi vissuti. Non possiamo non dirci cristiani, è già stato detto e ampiamente ricordato. Però la fede penso sia anche e soprattutto un fatto interiore e ci siano tanti modi più sobri, eppure non meno decisi ed espliciti, di manifestarla. E questo equilibrio andrebbe trovato perché penso ci sia differenza tra manifestare e mettere in mostra, esibire. Che poi il rosario sarebbe uno strumento di preghiera: è giusto ridurlo a monile o genere di abbigliamento? Conosco tanti cristiani che professano il loro credo senza necessariamente andare in giro con rosari, crocioni o ceri pasquali. La manifestazione esteriore dei quali potrebbe anche apparire ostentazione eccessiva e perfino provocatoria. Può darsi che ciò interessi a Nostro Signore, non sono certamente il più indicato per dirlo, ma, se posso, non penso. Se Dio esiste credo nella sua intelligenza, di sicuro superiore alla nostra.

E poi, come la mettiamo, visto che siamo in un mondo aperto e libero, se un’annunciatrice di fede islamica volesse esibire pure lei i propri simboli religiosi, velo compreso. Anche quei credenti hanno il loro rosario, il tasbeeh, composto da svariati grani con cui praticano la preghiera del dhikr ripetendo tutti i santi nomi di Allah o recitandolo i versetti del Corano. E se un telecronista di religione ebraica, oltre la kippah in testa, volesse esteriorizzare le ragioni della propria fede e magari comparisse con stella di David, abbigliato alla maniera degli ebrei ortodossi? E un quacchero? Un buddhista? Un Hare Krishna? Avrebbero diritto? Certo che sì. Ma vogliamo, chissà se a Dio piacendo, trasformare le professioni di fede in un baraccone e la televisione pubblica nel loro proscenio?

E non è ancora finita: o un non credente che, altrettanto legittimamente degli altri, si sentisse in dovere di manifestare alla rete televisiva che non solo Dio non esiste, ma anche l’App Immuni è un vero mistero? E quindi portasse al collo una medaglietta con su scritto “ateo osservante” oppure “grazie a Dio sono ateo”: potremmo impedirlo senza ledere la sua sacrosanta, sia pur laica, libertà d’espressione?

Allora, riassumendo, come la mettiamo? Una soluzione non esiste. Né si possono invocare censure. Un modo per evitare crociate, crociati e feroci saladini sarebbe quello di attenersi a principi di temperanza, di sobrietà e di rispetto con l’immagine che si dà. E soprattutto con l’immagine del sacro. Capace anche Lui, cara lei, approverebbe: nella vicinanza di questo Natale distanziato, pur conoscendo già il sacrificio che lo attende, forse si sentirebbe un po’ più sollevato. Un po’ meno messo in croce, povero Cristo! Buona domenica e buona fortuna. E a tutti, davvero, che ci crediate o no, buon Natale.


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