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Giovedì 08 Gennaio 2026

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L'evoluzione umana

di - Martedì 06 Gennaio 2026 ore 14:00

Ieri era la vigilia dell’Epifania -non che c’entri qualcosa la ricorrenza- ho visto alla televisione, su Prime, il film “Ötzi, L’ultimo cacciatore”. Spoilero e ve lo racconto. Dunque, il protagonista si chiama Kelab, un nome d’arte o almeno così si capisce, perché i protagonisti parlavano tutti un dialetto neolitico stretto. Kelab è a capo di un clan, un gruppo di persone e di capanne a fondo valle, sulle Alpi di Ötztal: l’ho letto dopo nella spiegazione. Siamo suppergiù al confine tra Italia e Austria, ma loro a quel tempo non lo potevano sapere. Anche se erano sicuramente Homo Sapiens, avevano un po’ del Neanderthal nella linea di sangue.

Insomma cominciavano ad essere abbastanza stanziali. Stavano nel villaggio, possiamo dire in famiglie e gli davano dentro per l’evoluzione della specie. Spesso si rivolgevano al cielo gridando qualcosa, un nome, e non si capisce bene se era una preghiera o un moccolo. Adoravano una specie di pietra riflettente, a specchio, forse perché, come diceva, anzi come dirà, Talete di Mileto, conosci te stesso” è tutto nella vita e oltre. Per farvela breve il nostro Kelab un giorno parte per la caccia. Sennonché, come nei migliori film, arrivano sei o sette ceffi erranti, anche loro barbuti, capelluti e di pelle vestiti, ma si capisce subito che sono i cattivi. Infatti si esibiscono nel loro migliore repertorio: violentano le femmine, uccidono vecchi e bambini, s’impossesano della pietra filosofale divina -forse la prima guerra di religione della storia, anzi della preistoria- dopodiché bruciano il villaggio. Kelab da lontano vede nella foresta levarsi un fil di fumo, ma non c’entra la Butterfly e intuisce il peggio. Torna al villaggio. Ormai è troppo tardi: tutti morti, sopravvissuto solo un bambino, presumibilmente il figlio. Kelab, gridati al cielo dolore ed ira, parte con una capra al guinzaglio e l’infante piangente, avvolto nelle pelli. E a questo punto si delinea già la morale del film: non fate incazzare Kelab!

Il nostro cacciatore nutre il piccolo direttamente dalla mammella della capra -che la lupa di Romolo e Remo era una giacchettata- e parte alla ricerca dei cattivi. Non ricordo in che scena del film, ma non voglio spoilerare troppo, incontra una coppia che non si capisce se sono un vecchio padre con la figlia, o un uomo vecchio e una giovane -cosa che andava per la maggiore anche allora- i quali in sostanza non avevano prole e, al tempo, per la crescita umana era un problema decisivo. Kelab è un buono, rifiuta le profferte della giovane, ma regala ai due il bambino con corredo di capra e prosegue il suo viaggio con utensili e viveri. Armato di arco e frecce preistorici, tuttavia precisi e letali. Seguendo le tracce, si avvicina alla retroguardia dei cattivi e ne uccide un paio. A questo punto confesso che mi sono un po’ assopito, era dopocena e a me i film serali durano un po’ meno. Se per questo anche i pomeridiani, deve essere un combinato disposto di età e digestione.

Tornando al film a un certo punto Kelab libera uno che era fra i cattivi oppure un prigioniero al loro seguito perché stava incappucciato. Come quelli della Misericordia. Se guardate il film non vi addormentate anche voi in quel punto. Comunque si capisce subito che è il primo errore. Questo, liberato, lo segue da lontano, ma Kelab lo scaccia e commette il secondo errore. Come si dice: dai nemici mi guardo io che dagli amici mi guardi Iddio, oppure tienti stretti i nemici e ancor di più gli amici. Che a quel tempo l’homo, sarà stato pure sapiens, ma doveva essere anche parecchio permaloso. Non mi dilungo oltre se no si sconfina nell’Età del Rame e metalli seguenti. Kelab raggiunge gli altri predatori arrivati alla loro capanna e li fa fuori. Però è pietoso con donna e bambini: li lascia in vita e non si capisce se con la donna fa cose. Recuperata la pietra divina e filosofale, sulla via del ritorno, nel pieno di una tormenta invernale e in preda ad un attacco d’ira e ateismo, la scaglia giù dalla cima innevata della montagna. L’ultimo cacciatore è rimasto solo. Forse medita di andarsene girovago o stanziarsi, dedicandosi da qualche parte all’agricoltura. Qui ho romanzato un po’ anch’io. Sennonché alle sue spalle, dal nulla, sbuca il liberato e scacciato e lo colpisce con una freccia. Kelab rotola giù dal ghiacciaio e muore, come in tutti i film che si rispettano.

E questa è la storia dell’uomo mummificato che è stato ritrovato nel 1991 sulle Alpi Venoste, in seguito allo scioglimento dei ghiacci, con il suo corredo e le sue armi, compresa un’ascia che viene dalla Toscana. Anche al tempo il mercato delle armi era fiorente e il freddo conserva bene le cose. Credevano fosse un turista e invece era vissuto oltre 5 mila anni fa. Se lo sono conteso Austria e Italia, poi, appurato che il territorio del rinvenimento per pochi metri era italiano, gli austriaci, che sono gente ligia e precisa, l’hanno lasciato a noi. E stato chiamato Ötzi o Oetzi, l’uomo di Similaun, dal nome della montagna al confine tra Italia e Austria e sta nel Museo Archeologico dell’Alto Adige, a Bolzano. In realtà la sua origine sembra essere diversa, forse era un pastore o addirittura un nobile. Sicuramente l’ultimo del suo gruppo. Il luogo del rinvenimento potrebbe inoltre non essere quello della morte, ma quello di una sepoltura rituale come si conviene ad un personaggio importante, non a un poveraccio qualunque, per di più incazzato e cacciatore. Ma la storia è comunque controversa. Il film è godibile, non tanto per i dialoghi, quanto per la trama e i paesaggi.

Questa premessa per dire che la storia umana nasce da qui, dalla violenza e dalla guerra, dai soprusi e dalla lotta contro di essi. Presempio prendete Trump, non ti puoi distrarre un attimo che lui mette su un incontro sui conflitti in corso in Palestina e in Ucraina, nella sua villa principesca di Mar-a-Lago a Palm Beach, in Florida e mica alla Casa Bianca, all’Onu o a Bruxelles! Cioè mica pizza e fichi! C’era in ballo il Nobel per la Pace. O l’IgNobel? Poi vai a letto e la mattina apprendi che ha invaso il Venezuela. Dice per la droga, magari è il petrolio e ora non stiamo lì a sottilizzare più del dovuto. Che poi Maduro, il Presidente del Venezuela, ex autista del pullman, rivoluzionario "chavista", i realtà non c’ha vista. Sorpreso e arrestato in piena notte nella sua residenza a letto con la moglie! Cazzo, ma non ce l’hai un bunker e una ganza, come tutti i dittatori che si rispettano?

Insomma Trump risponde in pieno al concetto, lo dico in toscano forbito: Noi siamo ameri’ani e siamo ganzi a bestia, voi siete comunisti e fate caa!. Che tradotto in inglese si diceAmerica first” e riprende la famosa Dottrina Monroe enunciata dal Presidente USA nel 1823, secondo cui qualsiasi intervento, o ingerenza, negli affari politici delle Americhe, da parte di potenze straniere, si configurava come un atto potenzialmente ostile nei diretti confronti degli Stati Uniti. Che a noi a “Dottrina” ci insegnavano altro. E comunque Monroe intendeva impedire alle potenze coloniali europee di reprimere i processi d’indipendenza dell’America Latina. Trump interpreta quella dottrina nel senso: “A chi le Americhe? A noi!”. È roba nostra. E non solo l’America Latina, vorrebbe il Canada ed esige la Groenlandia, a proposito di ghiacci. Forse con il loro progressivo scioglimento per l’aumento della temperatura del Pianeta, spera di trovarci dei reperti archeologici come quelli di Ötzi, magari per farci un bel film americano. Oppure sarà per le risorse minerarie, le terre rare: e voi ancora a cercare il pelo nell’uovo! La Groenlandia fa parte del Regno di Danimarca? E chissenefrega, sono i soliti europei comunisti, nati per fregare gli americani e la democrazia. E Putin e Netanyahu che facciano il loro comodo in Ucraina e in Palestina, che ce n’è per tutti i padroni di questo mondo! Intanto anche Xi Jinping pensi alla Cina e dintorni. Lui sembra il mio zio Giocondo, con quella faccia paciosa e paziente che però bisognava stargli lontano o tenerselo amico perché lasciava andare certi nocchini e sarmanti da levare il fiato.

Insomma vedendo tutto questo da Pontedera verrebbe l’impulso di annettersi Calcinaia e invadere Ponsacco dove ho molti amici, che sono compagni e comprenderanno lo spirito del tempo. D’altra parte non funzionano più istituzioni internazionali come le Nazioni Unite o l’Unione della Valdera e quindi che si deve fare, quali sono le nostre comuni prospettive? Nella storia dell’evoluzione umana, siamo tornati come Ötzi, cacciati e cacciatori, e non ci può fare niente nemmeno l’Arci Caccia.

Pontedera, 6 Gennaio 2026


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