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domenica 17 novembre 2019

Attualità mercoledì 17 giugno 2015 ore 16:40

​Pd, i sindaci chiedono una nuova stagione

In 7 e alcuni segretari comunali firmano un documento per “un partito innovatore e di cambiamento della sinistra, che veda nella guida del governo regionale un punto di riferimento”



PONTEDERA — Ecco il documento firmato dai sindaci Millozzi, Guidi, Antonelli, Brogi, Deidda, Cecchini e Fedeli e dai segretari comunali Tognetti, Favilli, Garfagnini, Rossi, Lupi, Baglini, Celoni, Perini, Bini, Cionini, Bertacca e Torrini:

La recente consultazione elettorale in Toscana consegna una vittoria importante del PD e del Presidente Rossi. Un’affermazione che, alla luce anche del dato dell’affluenza, della situazione di crisi e del disagio sociale che vive il Paese, appare tutt’altro che scontata. Se anche questo passaggio elettorale consolida un dinamica di progressivo allontanamento dei cittadini dalle istituzioni e dalla partecipazione democratica, è pur vero che il voto testimonia il profondo radicamento in Toscana della tradizione politica della sinistra e premia la capacità di governo messa in campo in questi anni da Enrico Rossi e dal gruppo regionale.

Il tema della partecipazione merita certamente una riflessione approfondita, tanto più necessaria in una fase di profonde trasformazioni, economiche, sociali e istituzionali, quali quelle che stiamo affrontando e per questa ragione non può essere agitata a servizio di letture interessate, rappresentazioni rese per mere logiche di parte, ubbidendo agli interessi di questa o quella corrente politica interna al PD.

Il Partito Democratico nasce con l’ambizione di recuperare quella frattura tra cittadini e politica che, dagli anni 90 in poi, con pericolose accelerazioni nell’ultimo biennio, rischia di deteriorare progressivamente la qualità della nostra democrazia, impoverire gli strumenti di partecipazione, rendere più soli gli individui e tra questi i più deboli, di fronte alle dinamiche dell’economia e delle sue distorsioni più ingiuste. La sinistra è forza di cambiamento solo se riesce a favorire e promuovere la partecipazione, diversamente non è.

Su questa spaccatura ha lavorato in questi anni l’avanzata di una crisi economica e sociale che non ha precedenti e che ha infiacchito il senso dell’appartenenza alla comunità democratica, la stessa idea che la democrazia possa determinare crescita e benessere. Dunque in questo rapporto tra crisi economica e crisi nella democrazia, sta lo spazio politico entro cui collocare l’iniziativa politica, le scelte di governo, la riflessione del PD sul l’esito elettorale, sull’astensione dal voto e sulla forma Partito.

In un quadro più ampio quindi il risultato della Toscana offre tracce di lavoro utili per i prossimi mesi, per il consolidamento del progetto politico del PD, per affrontare le sfide del governo regionale e sostenere la spinta al cambiamento promossa nel Paese dal nostro partito. Nell’esito elettorale toscano, e dunque anche in provincia di Pisa, vi è il riconoscimento di un’azione di governo e di rapporto col territorio che ha assunto come fondamenta del proprio essere le ragioni della solidarietà e quelle del lavoro, compreso di chi il lavoro lo crea. In questo vi è stato un impegno di prossimità e di presidio del territorio, nel rapporto con le istituzioni locali, con i comuni e con le forze sociali, che ha reso credibile quest’iniziativa ed ha consentito di trovare soluzioni per arginare in qualche modo le tante situazioni di crisi registrate in questi anni. Sullo sfondo, lo sforzo nel tenere assieme il disegno di un nuovo sistema istituzionale locale e regionale con le esigenze di mantenere e sviluppare lo stato sociale, in un lavoro ancora in itinere e che dovrà rappresentare il focus principale dell’impegno dei prossimi anni.

Ecco dunque la principale indicazione di lavoro per il PD: la sinistra deve vivere nella società, deve stare e conoscere nel territorio, nei luoghi dove nascono i conflitti e maturano le ragioni della crisi. Deve saper coniugare la solidità di un radicamento vero ed autentico con l’esigenza di andare oltre, di assumersi la responsabilità delle scelte anche quando coinvolge assetti consolidati, di ripensare anche le proprie ragioni sull’altare di quel che è possibile oggi, di fare i conti con quel che è. Una sinistra riformista nel senso che deve assumere la concretezza come visione: in grado di coniugare presente e futuro, andare oltre la difesa autoreferenziale di principi e valori che non trovano riscontro, imparare a fare i conti con quel che è possibile e quello che non lo è, deve fare propria la fatica della responsabilità di un cambiamento da esercitare e non semplicemente da proclamare. Le riforme costituzionali e istituzionali vanno fatte insieme alla riforma dello stato sociale e alle regole del mercato. Il rafforzamento della democrazia e l’uscita dalla più cruenta crisi economica e sociale dal dopo guerra richiedono una visione e un’azione complessiva che sappia coniugare le necessarie riforme all'affermazione e l’estensione dei diritti.

In questo senso la Toscana e il governo Regionale guidato da Enrico Rossi rappresenta un modello di riferimento ed anche il territorio provinciale può offrire un contributo prezioso al rafforzamento di questa direttrice: per recuperare energie, ridurre la distanza che separa i cittadini dalla politica e dalle istituzioni. Ci sono tanti amministratori che in questi anni hanno dimostrato di rappresentare la vera spina dorsale di questi territori. C’è una classe dirigente diffusa che, smesse le etichette congressuali, offre ostinatamente il proprio contributo in termini di pensiero ed azione, ci sono giovani che hanno dimostrato capacità e credono in questo percorso. Militanti che, con diversi ruoli e responsabilità, sulla scorta dell’esperienza del Governo regionale, con autonomia di pensiero ma lealtà e adesione convinta al progetto del PD, lavorano al consolidamento del partito e sostengono la spinta riformista necessaria al Paese e alla nostra democrazia.

Serve una nuova sinistra che, anche in provincia di Pisa, prenda atto della chiusura di una stagione politica e della mancanza di prospettiva nei tentativi di continuazione su basi forzatamente identitarie, incoerenti con lo stesso spirito di apertura e innovazione che pure si è affermato nel corso degli ultimi vent’anni, nel capoluogo come nel resto del territorio.

Per questo è necessario aprire nella nostra provincia un nuovo ciclo politico che passa attraverso l'affermazione di una classe dirigente che sostenga il progetto politico di un PD innovatore e di cambiamento della sinistra italiana ed Europea e che veda nella guida del governo regionale un punto di riferimento”.

Sono primi firmatari di una iniziativa politica che è all'inizio del percorso:

I SINDACI DEL PD Simone Millozzi, Pontedera – Corrado Guidi, Bientina – Alessio Antonelli, Cascina – Francesca Brogi, Ponsacco – Arianna Cecchini, Capannoli – Giulia Deidda, Santa Croce - Simona Fedeli, Montescudaio

I SEGRETARI COMUNALI DEL PD Fabio Roberto Tognetti, Pontedera – Luca Favilli, Ponsacco – Marco Garfagnini, Pomarance – Amerigo Rossi, Castelnuovo VC – Francesco Lupi, San Miniato – Edoardo Baglini, Cascina – Miriam Celoni, San Giuliano – Daria Perini, Palaia – Mirko Bini, Terricciola – Barbara Cionini, Capannoli – Massimo Bertacca, Santa Croce – Antonio Torrini, Santa Maria a Monte



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