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giovedì 15 novembre 2018

Interviste lunedì 24 febbraio 2014 ore 12:25

Pensioni ai politici, per Giacomo Maccheroni è giusto cambiare il sistema

Giacomo Maccheroni durnate un recente evento pubblico
Giacomo Maccheroni durante un recente evento pubblico all'Urban Center di Pontedera in una foto di Giovanna Biondi

L'ex presidente del consiglio regionale ed ex sindaco di Pontedera interviene nel dibattito. Poi parla della politica di oggi in Valdera e in Toscana



PONTEDERA — Pensioni ai politici di casa nostra, a chi ha ricoperto una carica, e a chi ne ha ricoperte più di una. Un tesoretto che per la regione Toscana, ad esempio, vale 382mila euro ogni anno che vengono spesi in vitalizi. Nel 2015 però si cambia e le pensioni dei consiglieri regionali passano a una sorta di sistema contributivo, ovvero basato su quanto realmente il consigliere regionale ha versato in termini di contributi. Una discussione che in tempi di crisi infiamma gli animi. A Pontedera uno degli uomini che percepiscono vari vitalizi per le cariche che ha ricoperto è Giacomo Maccheroni, ex sindaco, ex presidente del consiglio regionale ex parlamentare, uno che la politica della “prima repubblica” l'ha fatta tutta a cominciare dalla Valdera, quando a 14 anni prese la tessera del partito Socialista. Un punto di vista a ritroso da parte di chi di politica è vissuto. E l'incontro con Maccheroni è stata l'occasione per parlare di vari aspetti della politica, non solo di vitalizi...

Come giudica il fatto che la Regione abbia deciso di modificare il sistema che garantisce un vitalizio ai consiglieri regionali della Toscana?

“É giusto i tempi sono cambiati. Chi fa politica deve credere nella politica mettendosi al servizio degli altri. Il mondo oggi è cambiato e bisogna adeguarsi. La politica non può essere una questione di soldi, deve essere un servizio. Quando ho cominciato io nel partito socialista, avevo 14 anni si andava alle riunione in ogni condizione, con la pioggia, con la neve, in motorino o in bicicletta, spesso mangiando quando si poteva, ci si impegnava perché la politica era una vocazione e la si faceva a prescindere dai compensi, la si faceva per essere al servizio della gente. Oggi la classe politica è diversa e alla fine non si vede più la politica, la gente cambia partito, gruppo. L'azione politica non è più cristallina come ai miei tempi. Io, ad esempio sono nato socialista fin dal battesimo, decisero di chiamarmi Giacomo, per l'omicidio di Matteotti in che partito voleva che andassi a militare?”

Ma questo accade solo ai vertici, o anche nei consigli comunali?

"Non è un problema di livelli, questo accade ovunque perché è cambiato il modo di concepire la politica. Oggi si fa la politica dei gruppi, perché è diverso il modo di vivere e quindi si è modificato il sistema politico. Ai miei tempi ci si scontrava e si lottava, ma alla fine si cercava di fare il bene della collettività. Oggi la politica si fa in altro modo perché è cambiato il modo di concepire la vita, ma credo che sia normale, tutto cambia e la politica gli va dietro".

La politica quanta responsabilità ha nelle vicende dell'economia?

"La politica c'entra poco, i politici non hanno in mano l'economia, sono gli imprenditori che hanno deciso di mettere in crisi le aziende perché si sono messi a fare finanza e hanno smesso di produrre. Guardi la Piaggio non produce più niente assembla e basta. I pezzi che arrivano dall'oriente e questo è il modo migliore per mettere in crisi un'azienda e un indotto. La crisi passerà quando si riprenderà a produrre e si smetterà di fare solo speculazione".

La situazione politica della Valdera, terra storicamente rossa, dove in passato spesso il suo partito, quello socialista, si è scontrato con la tradizione comunista, oggi si trova proiettata nell'era del Pd un partito nuovo alle vigilia di una tornata elettorale che vede il rinnovo di molti consigli comunali e sindaci. Cosa accadrà secondo lei?

"Saranno elezioni difficili per il centrosinistra. Ci sono troppe divisioni, la prima tra i renziani e il resto del partito, anche qui in Valdera. Il 'patto storico' che si doveva fare con la nascita del Pd alla fine non si è fatto e i comunisti hanno finito con il diventare 'democristiani', noi lo dicevamo sempre con ironia e alla fine è accaduto davvero. Ora sono diretti dai democristiani. Questo è vero al livello locale, ma anche in Regione. Alla fine anche il presidente Enrico Rossi negli ultimi mesi è cambiato, anzi direi che lo trovo sempre in continuo mutamento, ma questo per un politico è bene perché significa stare al passo con i tempi. Oggi però c'è un capovolgimento dei principi della politica e questo rende le cose più difficili. Le tradizioni da cui discendevano le opinioni non si sono più rispettate, gli schieramenti hanno subito profonde trasformazioni. Ora vedremo se il Pd riuscirà a rimanere unito".

Come è cambiata la Valdera rispetto a quando Lei faceva politica?

"La Valdera è completamene diversa, e diversa è la gente. Il cambiamento sicuramente è stato in meglio. Basti pensare che oggi a Pontedera manca l'università, ma abbiamo tutte le scuole superiori, questo in termini di formazione delle persone siamo sicuramente cresciuti ed è migliorata la popolazione e il suo livello culturale. Economicamente le trasformazioni sono state profonde, così come politicamente. Nelle strutture politiche però bisogna ancora lavorare, anche se molto è stato fatto, l'Unione non è una soluzione a tutti i problemi, pensare all'Unione come una struttura che surroghi le province, se verranno abolite, (ma cambiano idea continuamente) non è la strada per valorizzare questa struttura".

A questo punto allora le chiedo un “pronostico” su cosa accadrà alle elezioni di primavera a Pontedera e cosa bisognerà fare nel prossimo mandato?

"Le elezioni saranno complesse, ma Millozzi sarà riconfermato, penso. Nel prossimo mandato bisogna che i sindaci della Valdera lavorino a un'unificazione territoriale dei 13 comuni. A cominciare dai piani regolatori. Pensare il territorio in modo unitario e non lasciare che ognuno faccia come crede. Questo sarebbe il primo passo per diventare una vera unità territoriale".

Se tornasse indietro, a quando era sindaco a Pontedera, quale è la cosa che farebbe e che non è riuscito a fare?

"Sicuramente lavorerei in modo diverso sull'urbanistica e in primo luogo cercherei di spostare l'ospedale dal Dente Piaggio, magari spostandolo verso la frazione delle colline. Questo avrebbe dato uno sviluppo completamente diverso alla città, ci provammo ai miei tempi, ma non ci siamo riusciti. L'idea era quella di fare un nuovo nosocomio e riutilizzare per altre finalità il vecchio. Ma ormai le cose sono andate così".    



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