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venerdì 13 dicembre 2019

Cronaca giovedì 21 novembre 2019 ore 13:26

Qualità dei fiumi, male Arno, Usciana e Bientina

Arpat dal 2013 ha avviato indagini per valutare stato ecologico e chimico dei 27 corsi d'acqua pisani. Risultati dei trienni 2013-2015 e 2016-2018



PISA — Tutti i principali corsi d’acqua del territorio toscano vengono regolarmente monitorati da Arpat che ne valuta lo stato ecologico e chimico, per l’individuazione delle criticità che potrebbero pregiudicare il raggiungimento dell’obiettivo ambientale fissato dalla Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE) ovvero lo stato Buono.

Nel comprensorio pisano sono stati individuati 27 corpi idrici superficiali fluviali sui quali Arpat effettua una serie di attività comprendenti, per lo stato ecologico, la rilevazione di elementi di qualità biologica (macroinvertebrati, diatomee, macrofite), alcuni elementi chimici e chimico-fisici (concentrazioni di nutrienti e livelli di ossigeno), mentre per lo stato chimico il monitoraggio prevede la ricerca di inquinanti specifici.

Fa parte dello stato chimico anche la ricerca di inquinanti nel biota: tale attività è svolta in un numero limitato di stazioni ed è ancora a livello sperimentale, per cui la qualità dello stato chimico tiene conto solo delle determinazioni in acqua. Nel comprensorio pisano è interessato da questo monitoraggio solo il corpo idrico Arno pisano.

Dopo un primo triennio 2013-2015 di valutazioni, il 2018 segna il termine del secondo triennio 2016-2018: in ogni caso il dato triennale dello stato ecologico e chimico deriva dal dato peggiore registrato nei vari anni di monitoraggio. I dati:

Bacino Arno

"Lungo il corso del fiume Arno la qualità chimica ed ecologica diventa progressivamente scadente - hanno detto da Arpat - partendo dalle sorgenti con stato ecologico "elevato" e chimico "buono" fino ad arrivare a stato ecologico "cattivo" e chimico "non buono" nel tratto pisano. Lo stato chimico nel tratto pisano risulta “non buono” sia sulla matrice acqua che sul biota. I corpi idrici Usciana e Bientina risultano pesantemente compromessi dal punto di vista sia ecologico che chimico".

"Se il tratto a monte del torrente Egola presenta una buona qualità ambientale, più critico il tratto a valle. A tal proposito è stato valutato l’impatto antropico in prossimità della Zona Industriale del Pruneta nel Comune di San Miniato, dove peraltro esiste una fognatura industriale separata pubblica che comunque conferisce i reflui direttamente al depuratore. Dal momento che le aziende della zona sono caratterizzate in maniera prevalente da attività legate alla concia delle pelli, il valore di cadmio riscontrato risulta anomalo rispetto ai processi produttivi" hanno aggiunto da Arpat.

bacino toscana costa

Sul totale dei corpi idrici monitorati nel Bacino del Cecina "la qualità chimica è non buona. Circa il 50 per cento dei corsi d’acqua fa registrare lo stato ecologico "sufficiente". La situazione nel bacino del Cornia è migliore, con un solo corpo idrico "non buono" per lo stato chimico (Massera Valle)".


Nel comprensorio pisano, hanno spiegato da Arpat "per quanto riguarda lo stato ecologico, soltanto i corpi idrici Chiecina, Garfalo, Pavone, Botro Grande, Sellate monte e Massera valle riescono a raggiungere l’obiettivo di qualità buono". 

"Tra le sostanze che concorrono al non raggiungimento degli obiettivi di qualità fissati dalla Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE vanno segnalati i fitofarmaci ed in particolare l’erbicida glifosate ed il suo metabolita AMPA che risultano presenti lungo tutto il bacino dell’Arno con concentrazioni superiori allo standard di qualità ambientale".

"Per lo stato ecologico - hanno aggiunto da Arpat - si può comunque rilevare un modesto miglioramento sia per quanto riguarda il Bacino dell’Arno che il bacino Toscana Costa. Per il primo i corpi idrici che hanno guadagnato la classe superiore sono risultati: Egola Valle, Era monte, Fossa Chiara e Crespina. Per il secondo Cecina Medio, Possera monte, Possera valle e Sellate monte".

Il dato che deriva dai parametri biologici è per definizione un dato che risulta dall’interazione dell’ambiente sugli organismi viventi che sono dei veri e propri bioindicatori. Il lieve miglioramento nel secondo triennio potrebbe significare una più vantaggiosa condizione del corpo idrico stesso, pur rimanendo un evidente impatto negativo nello stato chimico.

Se, dal punto di vista ecologico, almeno i tratti di monte conservano caratteristiche tali da consentire il raggiungimento degli obiettivi di qualità, altrettanto non si può dire per quanto riguarda lo stato chimico: infatti la quasi totalità dei corpi idrici monitorati presenta valori di inquinanti di origine antropica non compatibili con il "buono" stato chimico. Gli inquinanti che determinano lo stato chimico "non buono" sono ricorrenti sia nel bacino dell’Arno che nel Toscana Costa ed in particolare si segnalano: mercurio, tributilstagno, acido perfluoroottansolfonico (PFOS) e nichel.



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