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Attualità Mercoledì 20 Maggio 2026 ore 13:00

Plasma "arricchito" per trattare le articolazioni

Da sinistra: i dottori Gabriele, Ruggeri e Castellini

Una nuova metodica per la medicina rigenerativa del "Lotti": dal sangue il plasma con piastrine per guarire anche le patologie di muscoli e tendini



PONTEDERA — Anche l'ospedale "Lotti" di Pontedera, dallo scorso 5 Maggio, sono attivi i trattamenti con plasma ricco di piastrine, una metodica nell’ambito della medicina rigenerativa applicata alle patologie dei muscoli, dei tendini e delle articolazioni, ovvero spalla, anca, ginocchio e gomito.

L’attività, gestita dall’unità operativa di Ortopedia e traumatologia diretta dal dottor Federico Ruggeri, vede coinvolti anche il dottor Iacopo Castellini e la dottoressa Livia Gabriele. Attualmente vengono effettuati circa dieci trattamenti al mese in regime di day hospital

Nel dettaglio, il percorso prevede un prelievo di sangue del paziente, successivamente centrifugato per ottenere il plasma "arricchito", che viene poi iniettato nell’articolazione. Al termine, il paziente viene dimesso con indicazioni terapeutiche semplici, come l’applicazione di ghiaccio e l’assunzione di paracetamolo. Il trattamento può essere ripetuto, favorendo nel tempo la riparazione del tessuto danneggiato.

La procedura consente di raggiungere una concentrazione piastrinica fino a circa il 600% superiore rispetto al plasma non trattato. Le piastrine, una volta attivate, rilasciano molecole fondamentali nei processi di guarigione, tra cui fattori coinvolti nella proliferazione cellulare, nella neoangiogenesi e nella differenziazione cellulare.

Per accedere al trattamento serve una visita specialistica ortopedica e non tutti i pazienti possono essere sottoposti alla procedura. Possono essere inclusi soggetti di età compresa tra 18 e 70 anni con una conta piastrinica superiore a 100.000 per millimetro cubo. Il trattamento non è indicato per i pazienti con coagulopatie, con una conta piastrinica inferiore a 100.000 per millimetro cubo, pazienti in terapia dialitica o oncologica, pazienti che assumano in cronico farmaci che interagiscono con la funzione piastrinica, le donne in gravidanza o allattamento, i pazienti con infezioni in atto o affetti da patologie autoimmuni).


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