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Attualità Domenica 11 Ottobre 2026 ore 10:05

L'ex sindaco alla moschea, "La fede un diritto di tutti"

Marconcini ha fatto visita al luogo di culto della comunità islamica durante il venerdì: "Ho proposto loro di organizzare delle visite aperte"



PONTEDERA — L'ex sindaco Paolo Marconcini ha fatto visita, nei giorni scorsi, alla moschea di Pontedera, ospitata all'interno dello stabile che precedentemente era un'officina meccanica e che, da ormai tre anni, è diventato luogo di culto per la comunità islamica della Valdera.

"Era un po’ che volevo farlo, in forma privata, per conoscenza personale - ha raccontato a QUInews - il venerdì, pomeriggio e sera, il giorno della preghiera comune, come da noi la domenica per la messa, ci sono centinaia di fedeli. Quelli che vengono in auto e quelli che vengono a piedi dalla città. Sono andato di mattina per non creare disturbo. Mi hanno ricevuto un responsabile e l’imam. Bisogna togliersi le scarpe per entrare. C’era già qualche fedele che pregava: stanno sulla parete ovest del tempio, quando cominciano a pregare non si può passare loro davanti per non disturbare la preghiera".

"Man mano che pregano, inginocchiandosi sulla moquette arabescata che tappezza tutta la sala grande, si avvicinano alla parete est e terminano il rito rivolti alla Mecca - ha aggiunto - in una saletta davanti a loro, l’imam recita le sure del Corano e la sua omelia. Le donne hanno il loro gineceo riservato. Questo non lo capirò mai, gliel’ho detto. Ma sono tante le cose che non capisco: il velo, per non parlare del burqa, le donne che non dicono messa, i preti che non si sposano".

"Nella moschea tutti sono uniti nella fede, non c’è distinzione di nazionalità o colore: senegalesi, marocchini, albanesi, altri - ha aggiunto - lo fossero così nella società sarebbe anche meglio. Non sono credente e mi dichiaro un ateo non praticante, forse un agnostico, alla fine un infedele rispettoso delle fedi. Nonostante ciò mi hanno accolto con spirito fraterno. Avranno pensato, come i cattolici che frequento spesso e volentieri, che in fondo nessuno è perfetto, solo Dio lo è. La Moschea è ampia e luminosa, ben tenuta, non ha oggetti di pregio artistico, ma è molto bella a vedersi e vi si respira un’aria di pace e di comunità. Sul davanti, di fianco, c’è una tozza cabina elettrica in muratura, ho immaginato che potesse essere innalzata e ingentilita, fino a diventare un minareto, svettante sulla campagna, magari istoriato con i mosaici alla maniera di Baj o del Mosti, l’artigiano che faceva panchine d’arte, come le opere del Parc Güell di Antoni Gaudí".

"È un bene che ci sia la moschea dove le persone possono pregare insieme, perché la fede è un bisogno e un diritto. Se non è fanatismo, fondamentalismo o crociata - ha specificato - sono stato sull’Isola di Gorée, nell’Atlantico, davanti a Dakar. Ho visitato la Maison des Esclaves da cui transitavano gli schiavi portati dall’Africa, sulle navi negriere, in America e in Europa. In quell’isola di dolore accanto alla moschea, c’è la Chiesa di San Carlo Borromeo. E ho pensato alle nostre paure, perché gli stranieri sono troppi e la sicurezza e tutto il resto. Non è facile e occorre tempo, ma la città di molti sarà ancora più bella e giusta. Ho pensato che questo - certo da regolare: diritti e doveri, solidarietà e sicurezza - è necessario nel mondo in cui viviamo. Non dobbiamo averne paura, bisogna semmai avvertirne il merito e vederne il futuro".

"Si è parlato delle seconde e terze generazioni, dei giovani, delle loro aspirazioni, del disagio di alcuni, dei progetti necessari per le comunità e il Comune. Siate interlocutori, chiedete ascolto e rappresentanza, ho detto loro. C’è chi vi ascolterà - ha concluso - la moschea l’hanno comprata con il sostegno dei fedeli, senza alcun contributo pubblico. Vogliono ristrutturare gli annessi adiacenti e un po’ sconnessi sul retro, per farne aule e ritrovo per i bambini e i giovani. Come all’oratorio, insomma. Sono tre anni che hanno presentato il progetto in Comune e attendono la risposta. Ho proposto loro: perché un giorno della settimana o del mese non invitate i cittadini a visitare la moschea, organizzando e pubblicizzando un momento di presentazione, di incontro e di festa? Ci sono i misteri della fede, ma la moschea non è un mistero. E noi, credenti o meno, dobbiamo solo temere di essere disumani. Non dobbiamo mai aver paura della nostra umanità". 


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