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Cronaca lunedì 06 gennaio 2020 ore 12:54

Genitore aggredisce addetti del pronto soccorso

Il fatto è avvenuto all'ospedale Lotti ed è stato raccontato dal sindacato Nursind: "Organizzazione aziendale per la sicurezza inefficace"



PONTEDERA — Il sindacato Nursind è intervenuto per esprimere preoccupazione per quanto avvenuto giovedì scorso all'ospedale Lotti di Pontedera, nel pronto soccorso.

A quanto si è appreso si è verificata un'aggressione al personale del pronto soccorso dell'ospedale. Il Nursind ha spiegato un genitore ha accompagnato "la figlia poco più che ventenne al pronto soccorso dell’ospedale Lotti di Pontedera" e "sin dai primi minuti d’attesa il padre della giovane" ha dato "segni di nervosismo, rivolgendosi all'infermiera del triage con tono alquanto garbato, in quanto pretendeva la presenza immediata del medico".

Il fatto, hanno spiegato dal Nursind, è "accaduto nella serata di giovedì scorso, con quattro addetti del pronto soccorso dell’ospedale Lotti aggrediti dal genitore della giovane, arrivata con un codice che non era di massima gravità, perché non veniva visitata. Una delle infermiere non solo è stata presa a male parole ma è stata anche strattonata dall’uomo che le è andato addosso con fare minaccioso. Una scena che non fa bene a chi lavora in un settore complesso come è quello dell’emergenza. Il genitore ha quindi cominciato a discutere con l’infermiera al triage. È intervenuta una seconda infermiera per cercare di mettere fine a quella situazione. Ma ormai l’uomo aveva perso il controllo, stando ai racconti. È arrivato un oss che dopo avere cercato di riportare la calma ha fatto chiamare i carabinieri. Non era finita: nel frattempo il genitore , che è stato identificato, se l’è presa con un’altra infermiera".

"L’Asl - hanno chiarito da Nursind - è stata informata ed è stata attivata la procedura interna prevista per i casi di aggressioni. L’infermiera strattonata, 47 anni di Pontedera, si è poi rivolta ai carabinieri per formalizzare la querela. È sotto choc non solo per le frasi a lei rivolte ma anche per il modo con cui il cittadino l’ha bloccata per indurla a chiamare un medico. L’aggressione è avvenuta in un momento in cui la guardia privata pagata dall’ospedale non era al pronto soccorso e per questo sono stati chiamati i carabinieri".

“Non possiamo andare avanti in questo modo - ha detto Katia Filomena Albano, dirigente NurSind e rappresentate Rsu del Lotti - è passato un mese dall’aggressione di una infermiera del 118 durante un intervento a domicilio. Serve una legge che aiuti a contrastare questo problema, i cittadini devono calmarsi pensando che gli operatori sono al lavoro. Al pronto soccorso del Lotti poi in questa fase mancano quattro infermieri per lunghe malattie o gravidanze e non vengono sostituiti. Non è semplice lavorare sotto stress, crea grandi disagi e mette a rischio il personale".

Daniele Carbocci, segretario territoriale NurSind ha commentato: "Ancora un’aggressione agli infermieri del Pronto soccorso di Pontedera, aggressione che dimostra l’inefficacia dell’attuale organizzazione della sicurezza nel presidio. Non può più essere tollerato che il personale in servizio debba costantemente vivere con il timore di essere aggredito. Purtroppo il disinteresse dell’azienda lascia intendere che subire un’aggressione in pronto soccorso faccia parte dei rischi del mestiere: non è così soprattutto quando ad aggredire il personale sono i parenti del paziente”.

Il NurSind ha infine chiesto un intervento risolutivo da parte dell’azienda: “non è possibile lasciare soli i propri dipendenti di fronte a questa situazione. Peraltro ogni volta l’aggredito si trova da solo ad affrontare anche il dopo: mai che l’azienda si costituisca come parte in causa nelle querele verso gli aggressori lasciando da solo il dipendente nell’azione legale. In fondo, l’azienda subisce un danno quando un dipendente assente dal lavoro per causa di una aggressione quindi non si capisce perché non rivalersi sull’aggressore”. Il sindacato ha sollecitato l’azienda anche ad apporre cartelli informativi dove si riporta cosa l’utente può rischiare a livello legale se usa violenza contro un sanitario.

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