Attualità Mercoledì 04 Marzo 2026 ore 18:00
Niccolini e Balzano, una storia di sacrificabili

Lo spettacolo basato sul romanzo "Resto qui" ha esordito al Piccolo. I due saranno anche a Ponte di Parole: "Un dialogo incentrato sulla politica"
PONTEDERA — Prima il debutto al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano, nella giornata di ieri, martedì 3 Marzo. Poi, le recite sino al 15 e, alla fine, l'appuntamento a Ponte di Parole, la rassegna letteraria pontederese che quest'anno si terrà tra il 7 e il 12 Aprile.
Questi sono i prossimi passi di Francesco Niccolini, drammaturgo e regista, e Marco Balzano, scrittore e autore di Resto qui, romanzo edito da Einaudi che è diventato, appunto, uno spettacolo teatrale. "Un debutto meraviglioso - ha spiegato Niccolini, che cura la regia - difficile immaginare un'accoglienza migliore. Abbiamo percepito un grande entusiasmo da parte del pubblico".
La storia è quella del romanzo: marito e moglie, altoatesini, si ritrovano a essere cittadini italiani dopo la Prima guerra mondiale. E che, sulla propria pelle, vivono gli stravolgimenti imposti dal regime fascista. Fino a quando, pur di costruire una diga che avrebbe garantito la modernizzazione dell'Italia, venne interamente sommerso il paese di Curon, con la sua comunità che venne sradicata forzatamente.
"Dal 2021, insieme al Teatro stabile di Bolzano, abbiamo intrapreso un percorso per raccontare storia dell'Alto Adige - ha detto Niccolini - sono così nati quattro spettacoli: questo è il terzo. Il quarto, dedicato ad Alexander Langer, esordirà il prossimo 7 Luglio a San Miniato. Quello attualmente a Milano, per una serie di motivi, è diventato un grosso spettacolo: vuoi perché c'è un grande romanzo che fa da traino, vuoi perché c'è una grande attrice, Arianna Scommegna, abbiamo attirato una grande produzione e i risultati si vedono".
Per la preparazione, è stato svolto un percorso lungo un anno in Alto Adige, con 35 giorni di prove e dieci repliche tra Bolzano e Trento. "Si tratta di una storia diversa da quella del Vajont, ma sulla stessa scia - ha aggiunto - in questo caso, fortunatamente, la popolazione è stata evacuata, ma c'è la stessa arroganza del progresso di fondo. Un'intera comunità di duemila persone è stata azzerata, quando era molto più semplice acquistare energia dalla Francia, anziché costruire una diga inutile".
"Quella popolazione è stata umiliata non solo da Mussolini e dal regime fascista, ma anche dai governi del secondo dopoguerra - ha proseguito Niccolini - il romanzo, come lo spettacolo, è una storia di umili e sacrificabili".
E in vista di Ponte di Parole, cui Niccolini parteciperà proprio con Balzano, il libro potrà essere lo spunto per parlare non solo del tema specifico, ma anche per una riflessione più profonda. "In Valdera ho trovato una realtà ospitale e viva di cultura: ho fatto più cose qua negli ultimi tre anni che in vent'anni a Livorno - ha concluso - a Pontedera partiremo dal libro per andare su questioni più ampie. Sarà un dialogo molto incentrato sulla politica di un secolo fa e quella di oggi, usando l'arroganza del potere come strumento di confronto".
Pietro Mattonai
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