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Lavoro domenica 23 luglio 2017 ore 17:00

Piaggio, Usb contro Colaninno e i sindacati

Il sindacato ha riportato una frase che un dirigente avrebbe pronunciato al numero uno di Piaggio: "Presidente, ci dica lei cosa dobbiamo fare"



PONTEDERA — Il sindacato Usb ha commentato un incontro avvenuto a dicembre tra i sindacati e il presidente di Piaggio Roberto Colaninno.

Nello specifico un dirigente sindacale avrebbe detto a Colaninno: “Presidente, ci dica lei cosa dobbiamo fare”. 

"Questa - hanno spiegato da Usb - è una delle ultime frasi pronunciate da un dirigente sindacale nazionale durante l’incontro di dicembre con il presidente Colaninno. Proprio lui che pochi attimi prima aveva annunciato un probabile futuro taglio del personale. Lo stesso che durante l’incontro ha chiaramente confermato la non centralità dello stabilimento di Pontedera per il gruppo Piaggio (tradotto il processo di ridimensionamento andrà avanti spedito)".

"Presidente, ci dica lei cosa dobbiamo fare? Lo scambio proposto è fin troppo chiaro, e va al di là dell’ipotetica onesta o impegno del singolo delegato Rsu. Il presidente ha nuovamente chiesto e ottenuto il silenzio sulle questioni veramente importanti per lo stabilimento Piaggio. Il “permesso” di proseguire nella dismissione della fabbrica con modalità più o meno soft. Il permesso di continuare a spremere i lavoratori fino a quando sarà fisicamente possibile".

"Cosa da Colaninno in cambio? - si sono chiesti gli esponenti Usb - Per rispondere a questa domanda basta leggere la proposta di integrativo presentata da Fiom, Film e Uilm. Su salario, premio di risultato, riduzione di orario, ammortizzatori sociali, automazione degli impianti le richieste sono assolutamente fumose e insignificanti". 

Parole durissime, quelle di Usb: "Ma diventano magicamente chiare quando si parla di agibilità sindacali, di coordinamenti sindacali finanziati dall’azienda, di tavoli di trattativa riservati, di trattenute sindacali da versare nonostante la non iscrizione ai loro sindacati. In parole semplici si chiede di essere riconosciuti come gli unici interlocutori. Si baratta il futuro dei lavoratori con la sopravvivenza delle proprie organizzazioni. Non è una novità purtroppo. In tutta Italia il meccanismo è identico. Il rinnovo del contratto nazionale ne è la conferma. Organizzazioni sindacali che, grazie alle loro scelte vergognose, stanno attraversando una crisi di consenso mai vista prima e che cercano di salvarsi attraverso ulteriori concessioni alle controparti".

"Per questo e per altri motivi - hanno ripreso dal sindacato Usb - di fronte allo squallido teatrino del “referendum” organizzato in fretta e furia dobbiamo dare una risposta chiara e determinata. Non votando o votando no a questa proposta di integrativo. Per riaprire un vero dibattito democratico con tutti i lavoratori e le lavoratrici. Noi il primo passo l’abbiamo fatto. Iniziando una discussione sulla base di un documento che è stato il frutto della condivisione degli iscritti e di molti lavoratori. Un documento che volutamente non era stato ancora presentato all’azienda nell’attesa di proseguire nel dibattito collettivo il più possibile condiviso ma soprattutto rispettando i giusti tempi per la discussione e proseguendo contemporaneamente in una vertenza generale assolutamente necessaria se davvero vogliamo portare a casa un vero avanzamento per tutti e tutte. Qualcuno ha deciso di andare avanti da solo. Facciamogli vedere che i lavoratori non sono disposti a farsi strumentalizzare".



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