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Attualità Venerdì 25 Settembre 2026 ore 18:30

Tetto agli studenti e lingua italiana, "La realtà è più semplice delle norme"

Il limite introdotto dal decreto legge è difficilmente applicabile a Pontedera. Sull'insegnamento della lingua, doposcuola e corsi in campo da anni



PONTEDERA — Il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri che introduce il tetto del 30% di alunni stranieri in ogni classe, norma in realtà introdotta nel 2010 dall'allora ministra Maria Stella Gelmini, però derogata in moltissimi istituti, non pare aver dato alcun scossone al mondo della scuola pontederese. E non perché il numero degli alunni stranieri non sia alto, bensì perché la maggioranza degli studenti in questione è nata in Italia o ha frequentato qui la materna.

Così se la norma riguarda specificatamente, in base alle ultime indicazioni del Governo la conoscenza dell'italiano come criterio di integrazione da rispettare, è soprattutto una questione di lingua. Tanto che, insieme al tetto per gli stranieri, il provvedimento contiene più fondi per il potenziamento linguistico, corsi di italiano per i genitori dei bimbi che faticano con la lingua e sanzioni economiche per chi vìola queste regole. 

E sull'insegnamento dell'italiano sono tante le realtà cittadine che da anni lavorano sul campo. Diversi doposcuola sparsi sul territorio, in molto casi gratuiti, corsi, laboratori e momenti di convivialità mappano i quartieri e provano, nel concreto, a rispondere alle difficoltà incontrate da chi arriva da ogni parte del mondo. "Noi organizziamo due tipi di esperienze diverse. Dedichiamo le mattine ai corsi di italiano per gli adulti e i pomeriggi ai recuperi e all'aiuto lezione per i ragazzi delle superiori", ha detto Luigi Cioni, professore in pensione e oggi membro dell'associazione Il Carrubo. E le attività, che si svolgono gratuitamente nella sede del Crec ai Villaggi, il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle 9 alle 11 e il lunedì e il giovedì dalle 15 alle 17, vedono quasi sempre il tutto esaurito. 

"Vengono soprattutto le donne e le mamme a imparare l'italiano perché sentono forte la necessità di poter essere di sostegno ai figli - ha aggiunto - spesso passano molto tempo in casa perché magari non lavorano e hanno più difficoltà a relazionarsi. Per gli uomini è più facile imparare la lingua perché sul posto di lavoro hanno possibilità di scambio. Durante l'anno passato abbiamo avuto a lezione un'ottantina di persone e provengono soprattutto dal Senegal ma anche dal Camerun e dal Pakistan".

"Da noi le porte sono sempre aperte - ha specificato - nel pomeriggio invece c'è il doposcuola per i ragazzi che frequentano le scuole superiori. Il 90% di loro parla bene l'italiano ma quello della quotidianità. Alcune difficoltà sorgono infatti nella comprensione dei linguaggi specifici indispensabili per la didattica. Penso così che invece di mettere limitazioni sarebbe molto più semplice aumentare le risorse per scommettere su più ore di insegnamento e attenzione ai ragazzi stranieri". 

Sulla stessa lunghezza d'onda Stefano Carboni, vicepresidente di Arnera, cooperativa che gestisce, tra gli altri, i doposcuola Fuori del Ponte, ma anche molti progetti scolastici di mediazione. "In media gli educatori - ha raccontato - seguono una trentina di studenti di elementari e medie, in buona parte provenienti da famiglie straniere. I ragazzi non hanno particolari criticità nella lingua, semmai hanno bisogno di essere accompagnati in alcune materie perché in famiglia non trovano competenze adeguate. Però i genitori partecipano alle iniziative che organizziamo, ai laboratori, agli eventi ludici e sono i primi a chiedere sostegno se hanno dubbi o perplessità scolastiche per i figli. Il territorio della Valdera ha sempre posto attenzione su questi aspetti di inclusione. La realtà è molto più semplice della normativa. La vera questione semmai riguarda i fondi e il minor trasferimento di contribuiti dallo stato. Il progetto di mediazione Benvenuti tra noi attivo a scuola, per accogliere e integrare i bimbi stranieri, tanto per fare un esempio, ha subito un forte ridimensionamento. E se prima c'era la possibilità di programmare interventi individuali, attualmente, sono realizzabili solo quelli laboratoriali".  

Per gli addetti ai lavori insomma, che toccano con mano ogni giorno, la miriade di aspetti dell'insegnamento dell'italiano agli stranieri, il tetto del 30% è smentito nei fatti. "Resta un'indicazione - hanno aggiunto - sulla quale però stiamo intervenendo da anni". 

Dubbi infine anche sul fronte della realizzazione del provvedimento, qualora ci fosse bisogno di intervenire su alcune classi dove la quota viene effettivamente superata. Ma in generale, non alle superiori. "Alle superiori - ha spiegato il preside del Fermi Luigi Vittipaldi - la questione non si pone proprio nei numeri. Difficile superare il tetto del 30% degli stranieri e solo in pochissimi casi i ragazzi non sanno l'italiano. Ma anche per quanto riguarda le elementari e medie diventa quasi impossibile trasferire gruppi di bambini da una scuola all'altra a seconda del tetto. I genitori spesso non possono proprio spostarsi e accompagnarli in una frazione più vicina. Semmai la criticità riguarda gli apprendimenti e quanto la conoscenza della lingua italiana sia propedeutica per avvicinarsi ai linguaggi specifici delle singole materie. E stavolta il problema è culturale. Gli studi di settore ci dicono che la differenza la fanno le possibilità economiche e il titolo di studio della madre. Statisticamente i figli di madri che hanno una laurea e svolgono una professione sono scolasticamente più pronti". 

Paola Silvi
© Riproduzione riservata


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