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martedì 03 novembre 2026

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Storie toscane (rivisitate)

di - martedì 03 novembre 2026 ore 08:00

Due storie di quando gli animali parlavano… tra loro e a volte con gli umani.

Il calzolaio e la rana

Un calzolaio finito il lavoro in bottega cenava coi fagioli in una giornata uggiosa di pioggia battente quando sentì una voce: “mi faresti entrare, sono tutta bagnata”. Quale fu la sorpresa! Era una rana affacciata alla finestra che aveva parlato. Mosso a compassione la fece entrare. Poi chiese. “mi daresti due fagioli, mi basta poco…”. L’uomo non trovò nulla di male ad accontentarla.

Non restava che andare a letto e naturalmente la rana lo seguì sotto le lenzuola. Cosa poteva domandare ancora? Il bacio della buonanotte (è quasi ovvio). L’uomo comprensibilmente riluttante si convinse fosse l’ultimo desiderio e allora tanto valeva esaudirlo. In fondo la situazione non era eccezionale? Una rana che parla e mangia i fagioli…

Ancora non era svanita l’impressione del contatto che la rana si trasformò in una giovane di singolare bellezza, naturalmente tutta nuda com’era la rana. Non fece in tempo a riprendersi dalla sorpresa che la moglie del calzolaio, rientrata prima del previsto dal soggiorno dei genitori, si affacciò alla porta della camera.

La donna non credette mai al racconto del marito.

Prosieguo e commento

La moglie trovò la spiegazione stravagante e dimostrò sempre una sospettosità eccessiva e ostinata che non le faceva onore e pure una deplorevole mancanza di fantasia.

Col tempo il ricordo della vicenda si alterò in versioni diverse. Alcuni dicevano che la giovane non era una rana ma una gatta. Un altro diceva di averla vista (o era una somiglianza?) in una casa equivoca. Di lei non si seppe più niente.

Conosceva la rana il significato dell’anello che il calzolaio portava al dito?

L’uomo ringraziò la moglie della premura ma la rassicurò che avrebbe potuto trattenersi dai genitori che lui se la sarebbe cavata.

Questa pare una storia “priva” di una morale: quale insegnamento trarne? Che forse sia non essere ospitali? Non fidarsi di rane che parlano? O cos’altro?

Il cavallino, la gallina e il contadino

Un coltivatore diretto benestante comprò un cavallino per divertire la figlia buona ma un po’ viziata o troppo coccolata. Il puledrino strappato anzitempo dalla madre cadde in una sorta di depressione. Mangiava a malapena. Poi si adagiò sulla paglia senza più alzarsi.

Il veterinario prescrisse ricostituenti e integratori adatti a un equino. Ma fu inutile. Stando così la situazione, senza miglioramenti, non restava che la soppressione dell’animale.

Al colloquio che si svolgeva sull’aia, nel tragitto tra la stalla e il calesse del dottore in prossimità della casa, assisteva una gallina che ascoltava senza darlo a vedere, sorniona. Corse subito dal cavallo e lo avvisò del destino che lo attendeva se avesse seguitato nel suo comportamento.

Il cavallo si alzò cominciò a trotterellare e a nutrirsi. Il padrone già rassegnato al triste compito fu talmente contento per sé, per la figlia, per il cavallo, che sulle ali dell’entusiasmo, decise che avrebbe dato una grande festa con un memorabile banchetto.

E che per questo pranzo avrebbe ammazzato la gallina.

Commento

La morale non è come si potrebbe pensare che ognuno dovrebbe farsi i propri affari e disinteressarsi dei problemi altrui e che fare il contrario è da “polli”. Prima o poi la gallina avrebbe fatto la stessa fine e questa era migliore e decisamente più nobile dell’altra. Certo era una scelta involontaria: se avesse indovinato le conseguenze non avrebbe voluto vivere qualche giorno in più? Così è la vita. A volte punisce il buon cuore.

Peccato che il contadino non conoscesse il chiocciare, ma non sarà tutto vano se il cavallino ricorderà l’amica con un pensiero.


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