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venerdì 21 settembre 2018

Cronaca martedì 09 gennaio 2018 ore 18:15

Turbativa d'asta, 7 arresti, c'è anche un giudice

I provvedimenti sono stati eseguiti dai carabinieri nell'ambito di un'inchiesta della procura di Genova. Ai domiciliari un ex consigliere regionale



MASSA — Sette persone sono state arrestate questa mattina dai carabinieri su disposizione delle procure di Genova e Massa che dal 2015 indagano su episodi di turbativa in aste giudiziarie indette dai tribunali di Pisa e Massa nonchè su altri reati come la corruzione, il peculato e il falso. Nel corso dell'operazione sono state eseguite numerose perquisizioni domiciliari, sequestrando moltissima documentazione informatica e cartacea.

Fra le persone finite in carcere c'è il giudice del tribunale di Pisa Roberto Bufo, 56 anni, residente a Carrara. Si trova invece ai domiciliari l'ex consigliere regionale di An Virgilio Luvisotti, 84 anni, pisano, a suo tempo direttore dell'Istituto di vendite giudiziarie di Pisa.

In carcere anche un commercialista carrarino, Roberto Ferrandi, 65 anni, incaricato dal tribunale di Massa di provvedere alle vendite giudiziarie nell'ambito delle esecuzioni civili, la figlia trentenne di Ferrandi, Francesca, avvocato, curatrice delle eredità giacenti e tutrice per le amministrazioni di sostegno su nomina del tribunale di Pisa, e Oberto Cecchetti, 72 anni, giudice di pace in quiescenza, avvocato e anche lui curatore per le eredità giacenti sempre con nomina del tribunale di Pisa.

Si trovano invece agli arresti domiciliari Giovanni Avino, pisano, 36 anni, collaboratore di Luvisotti nell'Istituto di vendite giudiziarie, e Luca Paglianti, 53 anni, pontederese, dipendente della Provincia di Pisa e consulente tecnico d'ufficio del tribunale pisano.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, il giudice Bufo, Roberto e Francesca Ferrandi, Cecchetti e Paglianti sono accusati a vario titolo di aver messo in atto condotte illecite al fine di pilotare le aste indette dal tribunale di Pisa nonchè di appropriarsi di somme di denaro destinate allo Stato e giacenti all'interno di assi ereditari e amministrazioni di sostegno non riscosse dagli eredi o da enti pubblici. 

Roberto Ferrandi in particolare è al centro del filone massese dell'inchiesta e, stando ai pm, sarebbe stato l'artefice di tre turbative d'asta mentre in altre dieci aste giudiziarie avrebbe facilitato alcuni soggetti privati. Roberto Bufo invece, sempre stando agli investigatori, avrebbe incaricato la figlia del commercialista Ferrandi di curare alcune eredità giacenti e amministrazioni di sostegno al fine di aggiudicarsi tramite prestanome appartamenti e terreni venduti all'asta a Massa.

Luvisotti e Avino sono invece accusati di aver ceduto per finta al giudice Bufo una Mercedes usata del valore di dodicimila euro per ottenere in cambio gli incarichi di custodia e vendita di uno yacht del valore a base d'asta di quattro milioni di euro nonchè 300mila euro di provvigioni all'Istituto di vendite giudiziarie per indennità di sosta dell'imbarcazione.



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