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Politica martedì 05 novembre 2013 ore 18:30

Fusioni: scontro in regione sull'interpretazione del referendum



Più Toscana accusa la maggioranza del consiglio regionale di non tenere conto della volontà popolare FIRENZE - Il consiglio regionale torna a parlare di fusioni dei Comuni. Questa volta per valutare i casi che potrebbero sembrare ambigui, ovvero quelle situazioni in cui tra i due Comuni che si sarebbero dovuti fondere non c'è stata unità di intenti nel voto, in alcuni ha prevalso il sì, in altri il no. È il caso ad esempio di Palaia, Peccioli e Capannoli in Valdera, ma anche di Campiglia Marittima-Suvereto, Villafranca-Bagnone, Aulla-Podenzana e Borgo a Mozzano-Pescaglia. La legge regionale che ha governato il referendum prevedeva che se tra due o più Comuni che dovevano andare verso la fusione, in uno solo avesse prevalso il no il referendum sarebbe stato interpretato con esito negativo e quindi non si sarebbe dato corso alle procedure per unire i municipi. Durante la discussione Più Toscana ha sollevato un problema di rispetto della volontà popolare. Gian Luca Lazzeri ha osservato che in alcuni casi se si sommano i voti favorevoli alla fusione espressi nei due o più Comuni, si ottiene un numero che supera i no e quindi per Lazzeri in realtà la maggioranza dei cittadini che si sono recati alle urne avrebbe espresso un parere favorevole; per tanto nel caso di Capannoli, Palai e Peccioli si dovrebbe dare seguito alla fusione. Eccezione a cui la maggioranza del consiglio regionale ha ribattuto dicendo che le regole scritte prima del voto, prevedevano di interpretare la volontà popolare su base comunale, essendo territori distinti e non unendo i “collegi” elettorali e per tanto il consiglio regionale ha votato il provvedimento con cui si è ratificata la non fusione dei comuni in quei casi in cui tra i municipi chiamati alle urne in almeno uno ha prevalso il no. Insomma una questione, quella sollevata da Gian Luca Lazzeri di Più Toscana che ricorda per certi versi quella su cui entrò in crisi nel 1789, nei giorni prima della Rivoluzione francese la monarchia sul voto di approvazione del bilancio dello Stato, ovvero una sorta di incongruenza nei regolamenti che governano l'interpretazione del voto e dove nacque il principio del 'voto per testa'.


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