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Cronaca venerdì 25 settembre 2015 ore 16:09

Arci:"Qui non siamo nel far west"

Sulla questione sicurezza interviene l'Arci di Pontedera mettendo in primo piano la posizione dell'associazione:"Non abbiamo paura", ecco il testo



PONTEDERA — "Pontedera come il far west. Un luogo senza freni e senza regole. Una città fuori controllo piena di tagliagole dietro ogni angolo. Armati di scimitarra magari, perché si sa: il Terrore se è esotico porta più voti. Questa l’immagine che in queste settimane si è cercato di trasmettere sulla stazione, tutti i giorni, senza tregua.

E malgrado tutto, questa non è la nostra città, questo non è il quartiere che conosciamo così bene e dove facciamo le nostre attività ogni giorno. Senza dimenticare le lunghe e interminabili riunioni la sera, fino a orari “da coprifuoco”.

Eppure noi non ci nascondiamo, abituati come siamo ad affrontare la complessità. Ben conosciamo questa fotografia in piccolo della nostra Italia piena di contraddizioni che ci viene riproposta, dove si coltiva la diffidenza verso "l'altro" e assistiamo ad una progressiva e feroce escalation della paura, alimentata ad arte. L'accoglienza, i migranti, la fuga dalle guerre, i rom, sono diventati gli argomenti perfetti per una campagna elettorale perenne su cui fanno fortuna le forze politiche più regressive, veri e propri teorizzatori d'odio a caccia di voti.

Ma tocca a noi metterci la faccia e contrastare metodo e merito di questa cultura che dilaga, partendo dalle criticità e dai bisogni che il territorio esprime, affrontandoli con azioni concrete, coraggio e lungimiranza.

Eppure tutto ciò non è nuovo. Dalla notte dei tempi le stazioni sono luoghi in cui emergono complessità, crocevia di persone e variegata umanità, zone fragili. Infatti abbiamo già gli strumenti per leggere ed intervenire su tutto questo, dalla microcriminalità alle forme di esclusione sociale. Strumenti in cui i diversi soggetti hanno un ruolo ben preciso, dalle istituzioni alle forze dell’ordine, dalle organizzazioni che operano nel sociale a chi fa cultura. E così interverranno le forze dell’ordine sulla microcriminalità, ma non invocheremo gli stessi strumenti per situazioni di marginalità sociale. Non ci rivolgeremo a loro se in tarda serata le panchine davanti alla stazione sono occupate da cittadini nordafricani che si godono il fresco.

Siamo ad un bivio: chi vuole distruggere e chi vuol costruire. Siamo convinti che alle criticità sia possibile rispondere collettivamente, ma solo se l’obiettivo è condiviso e tutti giocano a carte scoperte. A noi solo questo interessa: il futuro di questa città, una comunità coesa, plurale e libera dalla Paura. Non c’è posto oggi per cecchini o teorici dell’odio che fomentano ogni situazione.

Perché non è invocando l’esercito che la percezione di sicurezza cambierà, anzi. Rischiamo piuttosto di alimentare il timore delle persone, spingendole a chiudersi sempre di più nelle proprie case a guardare con diffidenza crescente l'Altro da sé. Ed è nostro dovere morale prendere in carico anche questa insicurezza percepita e darle risposte, intervenendo sulle tante, troppe, relazioni interrotte, volutamente spezzate in questi anni. Quei legami tra persone che stanno alla base della conoscenza, della socialità e del vivere insieme, interrotte per paura della diversità, per incomunicabilità o conflittualità più o meno latenti.

Noi non abbiamo paura. E ben sappiamo che la nostra città ha gli anticorpi per non farsi intrappolare, imparando a gestire il conflitto e facendolo diventare qualcosa di diverso.

Ciò di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa, e questa si sconfigge tutti insieme."



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