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Attualità venerdì 09 ottobre 2015 ore 14:15

Attilio Marino tra arte e scienza

Il ricercatore del Sant'Anna premiato a Trieste per la foto "Canestro e doppio canestro". Rappresenta un tessuto osseo che cresce in provetta



PONTEDERA — Al confine tra l'arte e la scienza. E' la bella immagine riprodotta da Attilio Marino, ricercatore della Scuola superiore Sant'Anna di Pontedera, che ha raggiunto la seconda posizione nel concorso triestino “Arte o scienza?”.

L'immagine si chiama “Canestro e doppio canestro!” e rappresenta il tessuto osseo che cresce in una provetta e in ipergravità. La giuria ha valutato meritevole l'opera di Marino “per contrasto dei colori e fluttuazione delle forme”.

Attilio Marino, allievo del Ph.D. in BioRobotica nell’omonimo Istituto della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e il Centro di MicroBioRobotica di IIT (Istituto Italiano di Tecnologia), entrambi con sede a Pontedera.

L’opera fotografica era in mostra per la prima volta fuori dal concorso in occasione dell’open day del Polo Sant’Anna Valdera a Pontedera, in occasione della festività cittadina di San Faustino.

Alla competizione, promossa nell’ambito del “Salone europeo della ricerca”, sono state ammesse 163 opere e, tra quelle salite sul podio, la giuria ha selezionato lo “scatto” di Attilio Marino, che mostra il tessuto osseo in provetta. A giudicare da queste parole, l’immagine potrebbe apparire didascalica e freddamente scientifica. Nel sentire comune, spesso, la fotografia scientifica è associata alla razionalità e alla rappresentazione slegata da un’intrinseca bellezza, intesa – ad esempio - come combinazione armonica di forme e di colori.

La ricerca scientifica, invece, può essere anche bella da vedere, se illustrata con foto che esaltano la fantasia e la creatività dei giovani scienziati, come nel caso dell’opera di Attilio Marino. Nel fotogramma l’allievo Ph.D. del Sant’Anna e di IIT ha saputo “congelare” il momento in cui le cellule staminali captano (“internalizzano” nel linguaggio degli scienziati) nanoparticelle di titanato di bario (in verde). “Per facilitare l'internalizzazione delle nanoparticelle nelle cellule staminali – spiega Attilio Marino, svelando il dietro le quinte dello scatto condotto nel gruppo di cui è leader Gianni Ciofani – abbiamo impiegato una forza di iper-gravità pari a 20 volte la gravità terrestre (20g) per tre ore. Le particelle sono entrate all'interno delle cellule staminali mesenchimali, il cui cito-scheletro (simile a un’impalcatura che sostiene la cellula) è evidenziato in rosso, e ne hanno circondato i nuclei (in blu). Grazie all'internalizzazione delle particelle nelle staminali – conclude - è stato possibile ottenere tessuto osseo in provetta”, conquistando la giuria “per il contr asto complementare dei colori e per l’effetto di fluttuazione delle forme”.



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