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lunedì 10 dicembre 2018

Interviste domenica 31 maggio 2015 ore 07:30

BPLajatico, specialisti del territorio

Daniele Salvadori

L'istituto di credito ha da poco approvato il bilancio 2014. Qualche numero e quattro chiacchiere d'economia insieme al direttore generale Salvadori



LAJATICO — Essere vicini, ma fornire tutti gli strumenti per dialogare col mondo. Fare insieme, senza snaturarsi. Velocizzarsi, ma dedicare vere attenzioni quando il risparmiatore ha più bisogno di supporto. La crisi è arrivata, ha messo in ginocchio tutto il Paese e ancora continua a mietere vittime, ma la Banca Popolare di Lajatico continua a portare avanti quella mission che i padri fondatori sottoscrissero oltre 130 anni fa.

Lo scorso 9 maggio, l’istituto di credito che ha la sua sede nel piccolo borgo dell’Alta Valdera e si fonda sui suoi oltre 6000 soci, ha approvato il bilancio 2014, anno in cui la BPLajatico ha continuato tenacemente a sostenere il territorio e l’economia locale nella piena consapevolezza che la crisi economico-finanziaria più importante degli ultimi settant’anni ancora non può dirsi superata. Un bilancio che oltrepassa il miliardo e mezzo di euro.

Il direttore generale Daniele Salvadori ci ha fornito un’analisi, non solo del bilancio dell’istituto di credito che dirige, ma anche di quale sia l’attuale situazione economica della Valdera e di ciò che una banca popolare può fare per prendere per mano i risparmiatori e andare oltre la crisi.

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una crisi economica per certi versi senza precedenti, che ha avuto ripercussioni anche sulla Valdera e su tutta la provincia di Pisa. Oggi questi territori possono dirsi ormai fuori pericolo? Qual è la situazione economica che sta attraversando il territorio in cui siete ormai storicamente radicati?

“In provincia tutto arriva più tardi e, come l’inizio, anche il principio della fine della crisi economica sta cominciando a farsi vedere pure qua. Il problema è che per ritornare alla crescita di un tempo e perché la ripresa si trasformi in benessere e occupazione, probabilmente ci vorranno ancora 15 o 20 anni. A mio avviso però, in questo 2015 vedremo uno spiraglio.
Sono tre gli elementi fondamentali che dovrebbero allinearsi nel momento in cui la crisi economica potrà dirsi superata, ma purtroppo nessuno di questi dipende dalla Valdera né dal Governo italiano. Il primo è l’abbassamento del prezzo del petrolio, pilotato dalle cosiddette Sette Sorelle; poi c’è la debolezza dell’euro, determinata dalla potenza del dollaro americano e capace di agevolare l’esportazione nazionale; infine, l’abbassamento dei tassi che implicherebbe la diminuzione del debito pubblico e un incentivo per gli investimenti, ma tutto ciò viene dettato dalla Bce. L’Italia, per tentare di accelerare il processo di ripresa economica, può solo attuare riforme e rivedere le normative fiscali.
La Valdera quindi, come tutto il Paese, non può dirsi ancora fuori dalla crisi. Il risparmio continua ad esserci, ma i risparmiatori sono sempre molto disorientati”.

In un clima sociale di continuo timore e prudenza, dunque, che ruolo può giocare una banca come la vostra?

“Il nostro ruolo dev’essere quello di dare delle certezze, di fornire dei consigli. Adesso stiamo assistendo a una riscoperta del cosiddetto risparmio gestito: la gente ricomincia pian piano a voler rischiare qualcosa, magari in fondi di investimento, e per farlo al meglio si affida a dei professionisti. Io, nella Banca Popolare di Lajatico, non ho mai venduto un derivato. Il nostro istituto offre strumenti più tranquilli, con un basso margine di rischio ed è bene che i risparmiatori diffidino sempre da chi propone grandi rendimenti con minimi rischi.
Un altro aspetto che curiamo è ovviamente il credito, che cerchiamo di erogare ai più meritevoli. Per fortuna, oggi, la diffidenza delle banche nella concessione di crediti è fortemente diminuita visto che la liquidità adesso c’è, grazie alle elargizioni della Bce e le dimensioni patrimoniali degli istituti che hanno raggiunto un buon livello. Quello che invece ancora non è sparito, è la paura per le banche di non riuscire a recuperare i soldi. Una paura che noi, banca di prossimità, sinceramente non sentiamo molto, mentre invece subiamo la difficoltà di riuscire a valutare bene il merito creditizio.
Certo è, che per adesso le maggiori richieste dei risparmiatori puntano più a una ristrutturazione del credito, per allungare il mutuo piuttosto che per accorciarne le rate”.

In un futuro ancora così incerto, quali sono gli obiettivi di una banca così vicina al territorio?

“Il nostro obiettivo è quello di resistere e cercare di aiutare a resistere la maggior parte delle persone che si affidano a noi. Certo, una decina di anni fa si stava meglio, ed era più facile aiutare il territorio.
Adesso che è anche stato approvato il decreto-legge sulle banche popolari che porterà quelle con un asset superiore agli 8 miliardi di euro a diventare delle società per azioni, non si fa altro che ribadire il fatto che le uniche vere banche di territorio sono quelle come la nostra, chi si quota in borsa sposa il capitale e non la persona.
Nel nostro futuro, quindi, dovremmo diventare sempre più specialisti del territorio. Dovremmo essere vicini, possedere tutti gli strumenti più telematici, collaborare con altri istituti di credito, velocizzare e semplificare le operazioni per poi essere capaci di fornire più tempo quando realmente il risparmiatore ne avrà bisogno. Dovremmo cercare di dialogare con le imprese, per strutturare il futuro delle piccole aziende locali e coinvolgere tutti gli enti, cittadini, associazioni e quant'altro che entrano in contatto con la banca.
Come nel lontano passato i nostri padri fondatori, quando il territorio aveva bisogno di strumenti all’avanguardia per l’agricoltura acquistò due mietitrebbie, così una banca ben radicata in zona e nel presente deve impegnarsi per offrire un sorta di mietitrebbia del 2000”.

Una vera e propria missione per il futuro, quindi, che punta a migliorarsi senza perdere l'identità originaria, cambiarsi senza tradirsi. Un rinnovamento che passa sicuramente anche dall'estetica, visto il grande lavoro di restyling d'immagine che porterà la banca ad ammodernare sia il bel palazzo in via Guelfi a Lajatico che lo storico logo dell'istituto di credito, liberato di quello scudo che fa un po' troppo retrò.

Anna Dainelli
© Riproduzione riservata



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