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Attualità Venerdì 28 Novembre 2025 ore 11:32

Matteo Stefanini e lo sport come scuola di vita

Matteo Stefanini

L'atleta olimpico calcinaiolo ospite alla Giornata Diocesana dei Giovani: "Lo sport non è solo fatica, ma anche condivisione e amicizia"



CALCINAIA — “Lo sport insegna che la vera medaglia non è quella d’oro, ma è la capacità di guardarsi allo specchio e dire: ‘Ho dato tutto’." Lo ha detto Matteo Stefanini, atleta olimpico di canottaggio, rivolgendosi ai centinaia di ragazzi che sabato scorso, ad Arezzo, hanno preso parte alla Giornata Diocesana dei Giovani organizzata dal Vescovo Andrea Migliavacca.

Il pluriolimpionico di Calcinaia ha raccontato cosa significa inseguire un sogno, cadere, rialzarsi, e scoprire che, alla fine, il vero successo non è vincere, ma non smettere mai di remare, condividendo con i giovani le sue Olimpiadi – Atene 2004, Londra 2012, Rio 2016 – non come traguardi, ma come tappe di un viaggio. Un viaggio fatto di allenamenti estenuanti ma anche di dubbi, quando la fatica sembra prendere il sopravvento sulla passione, e della determinazione che spinge ad andare avanti nonostante tutto.

Poi Stefanini ha condiviso con i giovani un pensiero nato da un incontro speciale, quello con Charlie, un atleta non professionista che gli ha fatto comprendere quanto, aldilà delle scelte giuste o sbagliate, contasse ciò che era riuscito a fare: rappresentare l’Italia a livello mondiale. "Solo quando non si ha più una cosa a noi speciale - ha detto- si riesce a capire la vera importanza di essa. E diventa un gesto nobile riconoscerlo, ammettere lo sbaglio, perché non è mai troppo tardi". Ma cosa significa, concretamente, non mollare? Per Matteo, vuol dire credere in sé stessi anche quando gli altri dubitano, accettare i propri errori senza farsi schiacciare, e trasformare le delusioni in carburante.

E poi c’è Calcinaia, il paese dove Matteo ha mosso i primi colpi di remo, dove ha lasciato amici e radici, e dove, ancora oggi, torna per ritrovare l’energia dei suoi esordi. "Porto sempre con me il ricordo delle acque dell’Arno, dei primi allenamenti, delle risate con i compagni. Perché è lì che ho capito che lo sport non è solo fatica, ma anche condivisione, amicizia, e la gioia di sentirsi parte di qualcosa di più grande". Un insegnamento che, ora, cerca di trasmettere ai giovani, ovvero che lo sport è una scuola di vita, dove si impara a cadere, a rialzarsi, e a guardare avanti senza paura.


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