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Attualità sabato 27 febbraio 2016 ore 19:22

Che festa sia

La comprensibile polemica fra sindacato e comune sulle iniziative per i 70 anni della Vespa non deve danneggiare la città.



. — Non è facile prendere una posizione ed esprimere il parere di Tuttopontedera, sulla polemica scoppiata, un po' a sorpresa, fra il sindacato Uilm e il vertice di Palazzo Stefanelli sull'annunciata festa per celebrare, nel prossimo aprile, il 70° anniversario della Vespa. Non è facile perché entrambe le parti in causa hanno ragione. 

Il sindacato a cercar tutti i modi, anche provocatori, per tener più vivo possibile il problema della Piaggio che non sta certo attraversando un momento felice della sua storia, quantomeno in relazione a Pontedera e ai suoi lavoratori. E l'amministrazione comunale a spiegare che portar gente e far parlare di Pontedera, con raduni vespistici e altre manifestazioni, compreso la presenza del presidente Matteo Renzi (invitato dalla vicesindaca renziana Angella Pirri), significa anch'esso un contributo all'economia oltre che alla memoria e all'orgoglio pontederese.

L'attacco della Uilm è indubbiamente una provocazione, ribadiamolo, intesa nel suo significato attivo e positivo. Tende a sollevare attenzione sull'occupazione che sta calando nella grande fabbrica e ancor più nel suo indotto, e rientra fra le tante iniziative, a volte anche al limite della legge, che storicamente i sindacati hanno intrapreso in difesa dei lavoratori e che Pontedera conosce bene: gli scioperoni e i blocchi delle entrate, i cortei, le occupazioni della stazione, e così via. Una provocazione, dunque, comprensibile, ma, ecco il punto, che deve in qualche modo coesistere e non contrastare con la festa. E del resto, anche le grandi feste, sotto la presidenza di Giovannino Agnelli, per il 50° compleanno, con tappa del Giro d'Italia, partita amichevole con la Juventus e grande concerto della Orchestra Italiana di Arbore, gratuito e con diecimila persone allo stadio, finì per coincidere con un nuovo e preoccupante, periodo di cassa integrazione. 

Se la festa del prossimo aprile fosse abolita, ma sindaco e vicesindaco hanno già detto che sarà fatta, sarebbe come buttar via il bambino insieme all'acqua del bagnetto. Dunque, che festa sia e che contemporaneamente si tentino tutte le strade possibili in difesa del lavoro e dell'economia locale. Impegno soprattutto dei sindacati il primo e (anche) delle amministrazioni pubbliche il secondo. Ma da perseguire insieme e non in contrapposizione.

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