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mercoledì 22 maggio 2019

Attualità mercoledì 17 giugno 2015 ore 17:35

La piazza della Chiesa ora ha un nome: Don Mannari

"Un atto dovuto da parte del Comune, visto l’alto spessore culturale del canonico" ha detto il sindaco Ilaria Parrella all'apertura della cerimonia



SANTA MARIA A MONTE — "Celebrare la memoria storica e religiosa di una figura di alto profilo come è stato il canonico Mannari negli anni santamariammontesi dal 1959 al 1981 è senz’altro un atto dovuto. E quale luogo migliore per eternare il suo ricordo se non la piazza di quella che fu la sua insigne Pieve Collegiata per ben 22 anni? Anche se sono passati 34 anni dalla sua morte, questa intitolazione non corre il rischio di essere un anacronismo o un avvenimento astratto, etereo, che richiama ricordi lontani e ormai annebbiati. È anzi una necessità essenziale e concreta, e due sono gli elementi che, oltre a confermare questa concretezza, forniscono un’esatta fotografia della personalità di Don Mannari". 

Con queste parole il sindaco Ilaria Parrella ha aperto la cerimonia alla quale hanno preso parte il canonico Bruno Meini, monsignor Morello Morelli, amministratore diocesano di San Miniato, e i due cappellani di Santa Maria a Monte che ebbero modo di conoscere da vicino la poliedrica figura di Don Mannari: don Giampiero Taddei, parroco di Cigoli, e don Angiolo Falchi, parroco di Casciana Terme. E due studenti dell’epoca come Paolo Morelli, docente del Liceo Scientifico “XXV aprile” di Pontedera, e il dottor Renato Colombai, collaboratore del giornale diocesano “La Domenica”.

"Anzitutto il suo alto valore umano, che si manifestava nella sua straordinaria capacità di capire e anteporre a tutto il resto le necessità degli altri, amati con amore schietto e paterno - ha aggiunto il sindaco Ilaria Parrella -. Secondo, ma per questo non meno importante, l’alto spessore culturale di Don Mannari, fervido appassionato e ricercatore della storia del territorio. Gli studi compiuti presso gli archivi statali e vescovili, alla ricerca di nuovi documenti da tradurre, oltre che arricchire la storia di tanti paesi della Toscana, hanno dato vita nel corso del tempo a un’enorme mole di materiale. Sono lieta di annunciare che una parte di questi documenti, grazie alla lungimiranza della nipote Anna e di Don Angelo Falchi, che ringraziamo sentitamente a nome di tutta la collettività, è stata donata al Comune e trasferita nei locali dell’archivio storico, inserito all’interno del Museo Casa Carducci. L’obiettivo è quello di consentire alla comunità la fruibilità dei tali beni, nella speranza che anche i giovani abbiano a sapere e ad amare la nostra storia".



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