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sabato 22 settembre 2018

Attualità mercoledì 16 novembre 2016 ore 12:31

Dopo Marconcini chi?

Donald Trump

La questione è complessa ma il diritto di scelta delle forze politiche predominanti è inevitabile. Ci vuole esperienza? Macelloni ha la più lunga



PONTEDERA — PARLIAMOCI chiaro anche se la materia è complessa, spinosa e pericolosa per chi vi si addentri senza spirito di parte ma con la volontà di contribuire al dibattito: crediamo sia un inevitabile "diritto" delle forze politiche che in un comune, regione o stato hanno la maggioranza dei consensi elettorali, di scegliere esponenti di loro fiducia per amministrare anche le società partecipate. 

Ovvero le società di servizi dove si ritiene che l'ordinamento semi pubblico e al tempo stesso semi privato sia preferibile, per svariati ragioni su cui si può discutere e infatti si discute, a quello totalmente pubblico. Con più lacci. Per cui crediamo che il Pd, forza politica di gran lunga maggioritaria nel complesso dei nostri comuni, abbia il diritto di scegliere il nuovo presidente di Geofor, la grande partecipata dei rifiuti, dopo le dimissioni di Paolo Marconcini per il noto quanto presunto 'scandalo' della gita con l'auto aziendale. Argomento sul quale abbiamo già espresso il nostro pensiero.

Il nuovo sindaco (così vuole essere chiamata la leghista Susanna Ceccardi, protagonista di un clamoroso scossone avvenuto nella politica della ormai ex provincia di Pisa) dice però che la scelta del successore non è un diritto del Pd e che bisogna fare un bando. In teoria non ha torto, ma il diritto si concretizza inevitabilmente con la forza dei voti dei sindaci 'proprietari' di Geofor, con quote che vanno dal 31% di Pisa allo zero virgola dei comuni più piccoli, che eleggono il cda che a sua volta elegge il presidente.

Si dirà: bisogna scegliere persone capaci. Vero e sperabile, però il ruolo del presidente è anche di mediatore e interprete delle esigenze in tema di rifiuti dei singoli comuni e le esigenze della società, che per legge non può andare in rosso. Per cui riteniamo inevitabili scelta di ispirazione anche politica dove l'eventuale tessera del prescelto poco o nulla ha di diverso rispetto alla non tessera di altri eventuali prescelti anch'essi dalla politica. 

Un esempio: pare che Trump stia per cambiare non solo, e ovviamente, i ministri, ma anche 40 mila alti funzionari dello Stato finora guidato da Obama. E Trump è un conservatore e non un democratico (inteso come partito). 

Si chiede esperienza al nuovo presidente. Contano più le lauree o l'esperienza nell'amministrazione, diciamo così, dei rifiuti? Se conta di più l'esperienza, come è stato fatto con ex sindaci come Marconcini e Signorini, allora l'ideale sembrerebbe essere Renzo Macelloni, anche lui del Pd, che di rifiuti e di comuni (il suo) si interessa da 30 anni nei quali è diventato un protagonista del settore. (Si badi bene: non è un'indicazione ma solo un dato di cronaca). 

Infine: se nella discussione in atto nel Pd, ne siamo sicuri senza conoscerne i particolari, conta anche il peso azionario e politico dei comuni e dei loro sindaci, non è però detto che chi ha più azioni debba per forza vincere la corsa. Conta anche la storia di queste società, di come sono nate ed evolute, la loro localizzazione concreta, e così via

Mario Mannucci
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