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Sport domenica 15 febbraio 2015 ore 17:30

Il calcio di strada 2 - Fabbrica di Peccioli

Il parco delle Giostrine, ristrutturato nel 1998
Il parco delle Giostrine, ristrutturato nel 1998

I grandi campioni nascono nei piccoli paesi, il futbol è lo sport più famoso del mondo perché in ogni angolo c'è un bambino con un pallone fra i piedi



PECCIOLI — Roberto Baggio era spesso inseguito dai vigili urbani a Caldogno, Vicenza, perché ne combinava di tutti i colori con la sfera. Alex Del Piero si fece mettere dal padre delle lampadine in giardino per continuare a giocare dopo cena, dopo aver passato il pomeriggio per le strade col pallone e gli amici.

I grandi calciatori nascono per strada, sull'asfalto, nelle piazze e molto spesso vengono da piccoli paesi e non da grandi e caotiche città.

Con l'avvento della tecnologia e dei videogiochi, delle scuole anche al pomeriggio, sempre meno giovani e bambini scendono nelle strade dalle prime ore del pomeriggio a giocare al calcio. Ma la tradizione, in qualche modo, sopravvive. Come diceva Zdenek Zeman: “Il calcio è lo sport più popolare al mondo non per i soldi, i campioni o le televisioni ma perché in ogni angolo sperduto c'è un bambino per strada con un pallone tra i piedi”.

Fabbrica di Peccioli – Come in tutti i paesi dove le attrazioni non sono molte (due bar, i centri più vicini, Volterra e Pontedera distano circa venti chilometri) il calcio e le pallonate per strada fanno parte del quotidiano.

Tanti gli aneddoti e gli episodi curiosi capitati nel corso degli anni, ma oggi raccontiamo questo: “Forse la cosa più divertente – racconta un 38enne che allora era un giocatore di strada – l'abbiamo fatta nell'estate di una ventina di anni fa, quando stavano passando i tubi del metano nel paese. Operai a lavoro tutti i giorni, ma fino alle 18”.

Uno dei campi arrangiati più frequentati è stato il parco delle Giostrine, chiamato così perché fino a una quindicina d'anni fa c'erano piccole giostre per i bambini fino a tre anni: “Le Giostrine sono sempre state il campo più frequentato. Quando abbiamo visto i tubi del metano – ricorda il 38enne – la tentazione è stata troppo forte: erano perfetti per farne porte da calcio”.

Qualcuno dei ragazzi di allora già lavorava e precisamente era in grado di tagliare e saldare a misura i tubi, in modo da farne porte perfette: “Sì, i tubi erano lì incustoditi. Così li abbiamo presi, tagliati, saldati e montati. Pochi giorni dopo le porte non erano più segnalate dalle siepi spelacchiate dalle pallonate ma c'erano tubi in ferro e anche la traversa. Era quasi un campo vero”.

Con delle porte i ragazzi non potevano limitarsi a delle semplici partitine: “Così abbiamo organizzato un torneo che si doveva svolgere in un sabato d'estate. Abbiamo contato i giocatori, diviso le squadre, fatto i gironi, comprato palloni nuovi”.

La sorpresa la mattina di quel sabato, forse nel 1994 o 1995: “La mattina non c'erano più le porte. Gli operai che stavano montando il metanodotto si erano ripresi i tubi. Giustamente, aggiungo adesso”.

La delusione fu enorme, ma il torneo venne giocato lo stesso, una settimana dopo: “Ci siamo rifatti le porte in legno, ma non erano buone come quelle in ferro. Le traverse erano fragili. Ma devo dire, a distanza di tanti anni, che gli operai avevano ragione a riprendersi i tubi. Erano della ditta e per fortuna non ci denunciarono per furto: riuscirono a togliere tutto il nastro colorato che avevamo messo intorno ai tubi-pali, e riutilizzarono il tutto, facendo finta che niente fosse successo”.

René Pierotti
© Riproduzione riservata



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